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Arti Marziali Giapponesi

Significato dell'aikido

Cos'è l'aikido

La Via dell'armonia significato degli ideogrammi Ai, Ki e Do

Kanji AI

L’espressione Aikido è composta da tre ideogrammi detti Kanji.
La prima delle tre voci “Ai”, esprime il significato generico di “congiungimento” e “unione”. Nel nostro caso essa è comunemente assunta nel suo senso più compiuto di “armonia”, “armonizzazione”, “unificazione”, “conformità”.
L’idea di essere in armonia con gli avversari, piuttosto che in conflitto con loro è al centro di Aikido. Il movimento e l’energia di un attacco viene reindirizzata senza la necessità di collisione o l’uso della forza. La pratica fisica di questo principio fondamentale dell’Aikido porta ad una migliore comprensione delle persone e la natura, mentre insegnare competenze essenziali per la risoluzione dei conflitti.
I movimenti dell’Aikido sono circolari e fluente. Sono progettati sui principi della natura e si muovono in cerchi e spirali. Quando Aikido viene eseguita bene c’è grande bellezza e compostezza nei movimenti di entrambi i partner.

Kanji KI

Ki è il secondo dei tre termini ed è il più complesso da tradurre. La nostra cultura, infatti, si esprime attraverso un alfabeto fonetico che serve a ricordare le cose per mezzo della semplice pronuncia del loro nome, identificandole con il loro genere e numero.Tutto ciò che la scrittura ideogrammatica trasmette in modo simbolico, utilizzando le sfumature espresse dalle componenti grafiche dei segni, è quindi spesso tradotto, nelle lingue non ideogrammatiche, in un modo che rischia di essere rozzo e impreciso. Questo vale soprattutto quando ci si trova, come in questo caso, ad avere a che fare con concetti complessi. Ki è «l’energia originale» nella sua accezione metafisica. Esprime un concetto comune ad alcune religioni orientali – Shinto, Zen, Tao – e rappresenta l’energia dell’universo che crea la vita. Questa energia viene distinta in tre livelli: il ki universale, il ki della specie e il ki individuale.
Questa energia, che consente il manifestarsi della vita, può essere identificata su tre livelli distinti: Ki universale, Ki di specie e Ki individuale. Il Ki universale è l’espressione originale e originante della vita in senso profondo. In sua assenza nulla vive. Il Ki della specie è la manifestazione, a livello di sistema, della funzione del Ki universale: da esso dipendono tanto la propagazione della specie stessa quanto il mantenimento delle sue caratteristiche. Il Ki individuale è la manifestazione, in ogni singolo essere, delle funzioni del Ki universale e di specie; dallo stato del Ki individuale dipendono la vitalità e la salute dell’essere, sia a livello fisico sia a livelli più sottili. La presenza del Ki in ogni stadio della manifestazione rende possibile il lento cammino di evoluzione della Natura. L’uomo può affrontare questo cammino scoprendo quest’energia e utilizzandola in modo corretto.

Kanji DO

Il termine “Do” significa letteralmente “ciò che conduce” nel senso di “disciplina” vista come “percorso”, “via”, “cammino”, in senso non solo fisico ma anche spirituale, concetto ben diverso da quello di disciplina o arte, ma senz’altro più vicino all’idea originaria presente anche nel Tao cinese. Una traduzione concettualmente più aderente alla nostra cultura potrebbe essere quella di “percorso di crescita”, che sottolinea la pratica costante nel tempo. Attenzione a non confonderlo col concetto occidentale di logos, più astratto, o a non ridurlo a un metodo, dato che non è solo teorico o generico, ma sottintende un rapporto individuale profondo con il nostro essere e con la vita concreta. L’ideogramma rappresenta, anche intuitivamente, un uomo, nella parte destra, che affronta un sentiero che non ha una meta d’arrivo. In questo senso anche
l’Aikido è una pratica che non si conclude, non c’è un punto di arrivo, è una ricerca continua che permette
all’uomo di vivere in accordo con la natura.

Aikido Kanji

Aikido significa quindi innanzi tutto: «Disciplina che conduce all’unione ed all’armonia con l’energia vitale e lo spirito dell’Universo».

Morihei Ueshiba, il fondatore dell’aikido, usava dire che l’aikido anela sinceramente a comprendere la natura, ad esprimere la gratitudine per i suoi doni meravigliosi, ad immedesimare l’individuo con la natura. Quest’aspirazione a comprendere e ad applicare praticamente le leggi della natura, espressa nelle parole “ai” e “ki”, forma l’essenza ed il concetto fondamentale dell’arte dell’aikido.

Storia del karate

Dall'isola di Okinawa alla diffusione in Giappone e nel mondo

Premessa

Isole Ryukyu

Isole Ryukyu

Il karate nasce, secondo la storia più accreditata, in una piccola lingua d’isole che collegano le isole maggiori del Giappone meridionale alla famosa isola sotto le coste cinesi di nome Taiwan. I giapponesi indicano queste isole col nome d’isole Ryukyu.
Okinawa, la più grande e importante isola della catena delle Ryukyu, si trova nel mare della Cina orientale a circa 550 chilometri a sud della principale isola meridionale del Giappone, a 550 km a nord di Taiwan e 740 chilometri a est del continente cinese. Si tratta di una piccola isola di 1250 km² circa (un settimo della Corsica), lunga 108 km e variabile tra 5 e 24 km di larghezza. Il clima marino subtropicale risente della calda corrente Kuroshio, proveniente dalle Filippine, che è anche la causa dei tifoni che infuriano tra marzo e settembre. Il nord dell’isola è boscoso ed è scarsamente abitato, mentre la parte sud che ha ultimamente conosciuto un boom economico, vanta diverse città cosmopolite: capoluogo è la città di Naha, da sempre il porto commerciale più importante di Okinawa. La Naha attuale comprende la veccia città di Naha, e i villaggi di Shuri e Tomari, famosi per essere stati i luoghi di nascita e di sviluppo del karate.
La posizione geografica vede l’isola di Okinawa a mezza via tra il Giappone e la costa Cinese di Fujian: il profondo influsso di queste due culture è palese in ogni aspetto della vita e della cultura okinawense. Il karate ne è forse la prova più evidente e famosa. Per una corretta comprensione della nascita e dello sviluppo di quest’arte, bisognerà sempre tenere a mente la peculiarità strategica e culturale della posizione geografica di Okinawa.

Okinawa oggi sostiene una popolazione di un milione di persone che vivono principalmente nel sud come a nord.
Anche se ci sono prove di eventi storici che risalgono a più di 1000 anni fa, sfortunatamente non esistono dati che ci forniscano una storia definitiva del karate. L’insufficiente documentazione scritta sul karate e sulla tradizione, costringe gli studiosi a basare le loro interpretazioni su informazioni frammentarie raccolte da documenti storici e da tradizioni orali fino al XIX secolo, dove la storia è più chiaramente documentata.

Mappa Okinawa

Mappa Okinawa

Si ritiene che i primi abitanti di Okinawa non provenissero solo dalla Cina, ma anche dalle isole settentrionali del Giappone e dall’Asia meridionale. Gli abitanti di Okinawa, quindi, assomigliano ai giapponesi più che agli altri popoli asiatici, ma molti di loro hanno sangue malese e polinesiano. D’altra parte studi archeologici dimostrano che la penetrazione di culture diverse da quella cinese e siano continuate sino al 300 A.C.
L’analisi della storia dell’isola di Okinawa è necessaria per comprendere lo sviluppo di quest’arte marziale attraverso i fattori sociali che hanno influenzato l’evoluzione degli stili più antichi.
Primo fra tutti va rilevata l’importanza delle relazioni con la Cina per lo sviluppo della società delle isole Ryukyu. Questa influenza fornì importanti elementi di confronto culturale, politico ed economico.
Sotto questa forte influenza era impossibile pensare che non fosse trasmessa anche l’arte della lotta cinese.
Nel periodo in cui le Arti Marziali cominciavano a svilupparsi, il popolo di Okinawa, viveva in modo molto semplice sostenuto da una forma di agricoltura rozza, dalla pesca e dallo sfruttamento delle conchiglie marine per l’artigianato e come monete di scambio.
Probabilmente esistevano già a Okinawa forme di combattimento autoctone a mani nude e conosciute, per differenziarle dal kobudo (lotta con le armi), col nome di Okinawa-te (la mano di Okinawa) o più semplicemente “Te” (letteralmente “mano”).
Per molti secoli Okinawa mantenne rapporti commerciali con la provincia di Fujian e fu così, probabilmente, che le forme di combattimento autoctone, furono influenzate dalle forme di combattimento cinesi.
Inizialmente dal quanfa cinese, e in seguito dai metodi di boxe cinesi, principalmente dallo shaolinquan o shorinji kenpo (letteralmente “Pugilato della Giovane Foresta”), stile noto come “kenpo indiano” e presente in India circa 5000 anni fa, e diffuso in Cina intorno al 520 d.C. grazie a Bodhidharma che lo insegnò, secondo la tradizione, nel monastero shaolin-si (shorin-ji in giapponese).

Il periodo dei tre Regni e le influenze cinesi sullo sviluppo del karate-do

I primi contatti documentati tra gli abitanti di Okinawa e la Cina avvennero nel 607, durante la dinastia Sui, in una delle spedizioni all’est organizzate dall’imperatore Yang Chien alla ricerca della leggendaria “terra dei felici immortali”. I Cinesi scoprirono invece le Ryukyu (Liu Ch’iu in cinese).
Tuttavia essendo incapaci di comprendere il dialetto di Okinawa (Hogan), gli inviati cinesi fecero ritorno senza aver potuto stabilire accordi sostanziali.
Le continue invasioni militari da parte del Giappone che durarono dal sesto al nono secolo d.C. stimolarono, per cause di forza maggiore, il popolo nativo a organizzarsi in gruppi di villaggi comandati da singoli capi.

I tre regni di Okinawa

I tre regni di Okinawa

Verso il 1340, Okinawa si ritrovò disunita. I piccoli domini sparsi sull’isola furono unificati e si crearono così tre regni rivali: Hokuzan (Montagna settentrionale), Chuzan (Montagna centrale) e Nanzan (Montagna meridionale).
Questo fu conosciuto come il periodo dei Tre Regni o Sanzan-jidai (Periodo delle tre montagne), durante il quale avvenne la rivoluzione agraria conseguente all’introduzione di utensili di ferro.
Hokuzan, che costituiva gra parte della metà settentrionale dell’isola, era il più grande in termini di superficie e militarmente forte, ma era economicamente il più debole dei tre. Nanzan comprendeva la porzione meridionale dell’isola. Chuzan era situato al centro dell’isola, ed era il più forte economicamente. La sua capitale politica di Shuri confinava con il grande porto commerciale di Naha e con il centro della culturale tradizionale cinese, Kumemura. Queste località, e Chuzan nel suo complesso, avrebbero continuato a formare il centro delle Ryukyu fino alla sua abolizione.
Dopo il contatto fallito nel 607, i rapporti fra Okinawa e la Cina riprendono nel 1372, durante la dinastia Ming, quando Satto leader di Chuzan, il più potente dei tre regni rivali di Okinawa, incontra Yang Zai, sapposhi (rappresentante speciale) dell’imperatore cinese Hongwu. Satto vede il valore di un rapporto con i cinesi e instaura un’alleanza accompagnata da un partenariato fiscale.
Toccando terra a Maki-minato (Porto Maki) l’inviato imperiale tracciò un profilo dell’unificazione e dell’onnipotenza della Cina. Il rappresentante Ming consigliò a Chuzan di diventare una colonia tributaria e di far progetti per accogliere i cinesi.
Avendo in precedenza fruito di un commercio limitato, ma non ufficiale, con la provincia del Fujian, Satto colse al volo quest’opportunità e alla fine si dichiarò disposto ad accettare la richiesta. Nel 1374 mandò suo fratello minore Taiki a Nanjing, come leader di una missione per definire formalmente il patto tributario e le relazioni commerciali con la Cina.

Imperatore Hongwu

Ritratto dell’Imperatore Hongwu (1328-1398)

L’imperatore Hongwu accettò i loro doni e li rimandò indietro con una varietà di doni provenienti dalla Cina, tra cui un sigillo reale che serviva come simbolo d’investitura.
Un funzionario cinese accompagnò la missione di ritorno, e per conto della corte imperiale, nominò ufficialmente Satto re di Okinawa.
La Cina forniva navi per le attività commerciali marittime delle Ryukyu permettendo al regno di commerciare ufficialmente nei porti Ming e consentendo a un numero limitato di Ryukyuani di studiare all’Accademia Imperiale di Pechino, dove poterono apprendere la cultura, l’arte e le scienze cinesi. In tal modo molto abitanti di Okinawa divennero ospiti abituali della Capitale e della vita di corte in Cina, imparandone le tradizioni.
Complessivamente, 150 viaggi tra il regno e l’Asia sud-orientale su navi ryukyuane furono annotati nel Rekidai Hoan, un registro ufficiale di documenti diplomatici compilato dal regno, che ebbero luogo tra il 1424 e il 1630, con 61 di essi diretti in Siam, 10 a Malacca, 10 a Pattani e 8 a Java, tra gli altri.
Per la storia del karate, questo rappresenta la prima pietra del ponte attraverso il quale l’arte della lotta cinese giungerà a Okinawa.
L’Okinawa-te, lotta a mani nude che era praticata nelle isole Ryukyu, subì profonde modifiche quando venne a contatto con lo shaolinquan, arte di cui erano studiosi molti militari di alto rango presenti tra gli inviati dell’imperatore cinese, che con le loro dimostrazioni influenzarono i pari grado dell’isola di Okinawa.
Nel 1393 l’imperatore cinese donò a Okinawa l’aiuto di un gruppo di artigiani e commercianti, provenienti dalla provincia di Fujian della Cina, per stabilire un insediamento permanente nel villaggio di Kume, nel distretto Kuninda di Naha. L’enclave cinese, al quale si fa ora riferimento con il nome di “Trentasei Famiglie di Kume” dal villaggio di Kume, nel distretto di Kuninda di Naha, nel quale gli inviati risiedono. Il loro compito consisteva nel diffondere a Okinawa la cultura cinese: scrittura, religione, arte, tecniche di costruzione e di lavorazione dei materiali. Tra loro c’erano dei maestri di kenpo i quali condivisero le loro conoscenze con alcune famiglie di Naha. La pratica di queste tecniche era trasmessa in segreto, condizione che rimane tale fino alla fine del XIX secolo. Così nel 1400, due forme di sistemi di combattimento senza armi, Okinawa-te e kung fu, coesistono in Okinawa.

Unificazione dei tre Regni e il divieto di uso delle armi

Sho Ashi

Sho Ashi (1371-1439)

Nel 1429, dopo alcune guerre intestine di poco conto, Sho Hashi (1371-1439), re di Chuzan, unifica i tre regni di Okinawa fondando la prima dinastia Sho. Fu questa la premessa del periodo d’oro della storia di Okinawa.
Sorsero attività commerciali e si creò una rete di vie commerciali che si estese non solo verso il Giappone e la Cina, ma fino all’Indocina, la Tailandia, la Malesia, l’Indonesia, il Borneo e le Filippine.
Okinawa divenne così un grande nodo per la distribuzione di legname pregiato, spezie, incensi, corna di animali, avorio, stagno e zucchero provenienti dall’Asia meridionale. Questi prodotti erano scambiati con ceramiche d’arte, prodotti tessili, erbe medicinali e metalli preziosi dal Giappone, Korea e Cina.
I marinai e i commercianti di Okinawa visitarono dunque non soltanto la Cina e Giappone, ma tutti i porti dell’Asia orientale, così che ebbero influenze estremamente importanti per lo sviluppo delle arti marziali.
Un altro fatto di assoluto rilievo storico in questo periodo fu la caduta della dinastia Sho, verso il 1470, che creò un periodo di turbolenza politica e caos che finì solamente con l’avvento della nuova dinastia, sempre Sho, nel 1477. Il nuovo monarca, Sho Shin, pose fine al feudalesimo e fondò uno stato confuciano.
Nel 1507, dovendo affrontare i nobili cavalieri della Guerra, che erano saldamente protetti nei loro castelli, impose, temendo una rivolta contro di lui, il veto sulla libertà di trasportare armi da parte di chiunque, nobile o contadino. La seconda mossa del re fu di sequestrare tutte le armi del paese e custodirle sotto sorveglianza continua nel proprio castello a Shuri. Infine ordinò a tutti gli Anji (la classe nobile), disarmati, di andare a vivere vicino a lui nella capitale del paese.

Castello Shuri

Castello Shuri

Sempre Sho Shin fece erigere nel 1509 il castello di Shuri (Shuri-jo).
L’atto di vietare l’uso delle armi spinse l’arte marziale di Okinawa a svilupparsi per lungo tempo in segreto, nel timore di essere perseguitati per la pratica di questi metodi di combattimento, che per lungo tempo rimasero privilegio dei nobili, e proprio questa segretezza è la causa della scarsità d’informazioni su queste antiche forme.
È interessante notare come questa politica di disarmare e poi “spodestare” i nobili ribelli di Okinawa anticipa scelte analoghe fatte in seguito dal Giappone. Infatti, stesse norme nacquero negli editti di spada di Toyotomi nel 1586 e negli ordini dello Shogun di Tokugawa Ieyasu dove tutti i daimyo (Signori della Guerra) dovettero raccogliersi attorno a lui, a Edo, nella Capitale nel 1634 per meglio tenerli sotto controllo.

L'invasione del clan Satsuma

La fortuna di Okinawa ebbe termine, nel 1598 quando lo shogun Hideyoshi Toyotomi (1536-1598), di umili origini, fu ucciso in modo rocambolesco da un ninja assoldato da un clan rivale.

Satsuma Samurai

Satsuma Samurai

La futile guerra intrapresa da Toyotomi per conquistare la corea servì solo a indebolire i clan fedeli a Toyotomi, fra cui il clan della famiglia Shimazu, cui appartenevano i daimyo dello han di Satsuma, che si estendeva sulle province di Satsuma (l’attuale prefettura di Kagoshima), Osumi e Hyuga, in Giappone.
Shimazu Yoshihiro (1535-1619), diciannovesimo capoclan dei Satsuma, fu daimyo all’epoca della battaglia di Sekigahara, nel 1600, dove fu sconfitto dalle forze di Tokugawa Ieyasu, evento che avrebbe portato alla fondazione dello shogunato Tokugawa e all’assedio di Osaka.
Il successore, Shimazu Tadatsune (1576-1638), detenne il potere durante le prime due decadi del diciassettesimo secolo, e organizzò l’invasione del regno delle Ryukyu nel 1609. Lo shogun Tokugawa permise tale operazione militare poiché era suo desiderio placare gli Shimazu e prevenire la loro potenziale ostilità, dopo averli sconfitti nella battaglia di Sekigahara.
Nel febbraio 1609 il clan Satsuma intraprese la sua campagna contro il regno di Ryukyu. A maggio fu conquistato il castello di Shuri e il re Sho Nei si arrese mettendo fine per sempre all’indipendenza di Okinawa. I signori giapponesi di Satsuma mantennero l’interdizione delle armi istituita dal re di Ryukyu un secolo e mezzo prima e giunsero a stabilire saldamente il loro dominio sull’isola. Integrato nel regime feudale giapponese, il sistema gerarchico di Ryukyu diventò più rigido. Fu stabilita una gerarchia interna che si diversificherà ancora in seguito: nobiltà in tre gradi, vassalli in due gradi, contadini in due gradi. L’arte del combattimento a mano nuda praticata dalla nobiltà sembra aver avuto più che altro il senso di una manifestazione simbolica del suo rango. Tuttavia, nel corso dei secoli XVII e XVIII, i vassalli s’impoverirono e una parte di questi si orientò poco a poco verso l’artigianato o il commercio, e infine verso l’agricoltura, per sopravvivere. Si manifestò una mobilità sociale tra la classe dei vassalli e quella dei contadini, nonostante la gerarchia complessa e rigida esistente a Ryukyu. Possiamo pensare che, con questa mobilità sociale, l’arte dei nobili a poco a poco abbia penetrato gli altri strati sociali; lo testimonierebbe la comparsa di termini come “mano (te) dei vassalli”, “mano degli artigiani”, “mano dei contadini”, avendo il termine “mano” (te) il significato di arte o di tecnica.

Kobudo di Okinawa

Kobudo

La conoscenza del te restava uno dei pochissimi segni di appartenenza passata a un’elevata posizione sociale. Per questo motivo i nobili, ormai divenuti contadini, tramandavano quest’arte a una cerchia ristrettissima di persone, quasi in modo esoterico
Gli abitanti di Okinawa erano in grande svantaggio, a doversi difendere senza armi contro le potenti spade e le tecniche di jujutsu dei Samurai. Lo sforzo di sopravvivere in queste circostanze è stato la causa diretta dello sviluppo del kobudo di Okinawa che conosciamo oggi: il Tonfa, Kama, Sai, nunchaku, Bo, ed Eku-Bo. Queste nuove armi in origine attrezzi agricoli e altri strumenti, divennero armi letali nelle mani degli abitanti di Okinawa. Il vantaggio di utilizzare attrezzi agricoli era non allarmare i samurai durante il loro uso. Tuttavia, se gli abitanti di Okinawa erano sotto attacco, potevano convertire rapidamente i semplici attrezzi agricoli in armi utili ed efficaci contro i guerrieri samurai. Venti anni dopo l’invasione Satsuma, nel 1629, le società di Okinawa-te e kung fu continuarono la propria evoluzione, decidendo di unire i loro stili di combattimento. Quest’unione è stata un tentativo di prendere i vantaggi di entrambi i metodi e creare uno stile più forte ed efficace da utilizzare contro i Samurai.

Lo sviluppo del tode

Nel 1762 una nave tributaria okinawense in rotta verso Satsuma dirottata da un violento tifone approdò sulle coste di Oshima, sull’isola di Shikoku, nella provincia di Tosa (ora prefettura di Kochi). Su quest’isola viveva uno studioso confuciano di nome Ryoen Tobe, che aveva passione per la scrittura.

Oshima Hikki

Oshima Hikki (Ryukyu University Library)

Dopo aver sentito che una nave si era arenata sulla spiaggia, lui entusiasta afferrò il pennello e carta di riso, e raccolse in un diario intitolato Oshima Hikki (l’incidente di Oshima), le testimonianze di un certo numero di funzionari delle Ryukyu, guidati da un intellettuale di nome Shiohira Pechin Seisei.
Il volume include descrizioni della Cina, e circa 60 Ryuka (poesie Ryukyuane), insieme ad altri contenuti.
In sostanza, scrisse tutto ciò che riguardava la nave, il suo equipaggio, e così via.
In un dialogo con Shiohira, che era responsabile per la fornitura di riso del regno, appare per la prima volta in assoluto il nome di un cinese che avrà risonanza mondiale nel mondo del karate: Kusankun, conosciuto anche come Kwang Shang Fu, noto oggi tra gli storici del karate come Kusanku / Kushanku o Koshankun.
Kusanku era un artista marziale cinese, che aveva imparato l’arte del quanfa in Cina da un monaco di Shaolin. Si pensa abbia vissuto gran parte della sua vita nella provincia di Fujian, per arrivare, con un piccolo seguito di allievi, a Okinawa nel 1756, come ambasciatore della dinastia Qing, probabilmente al seguito del sapposhi Guan Kui. A Okinawa egli risiedeva nel villaggio di Kanemura, nei pressi di Naha.
Kusanku, all’interno dell’Oshima Hikki, è descritto come un esperto di kenpo che, secondo la nota, la gente, a quel tempo, chiamava “kumiaijutsu”.
La descrizione dell’abilità nel combattimento di Kusanku aveva meravigliato i presenti. Non solo era in grado di sconfiggere avversari fisicamente più imponenti di lui, ma era solito combattere con una mano poggiata sul petto. Una delle sue manovre preferite era quella di falciare le gambe degli avversari con una presa a forbice.
Anche se la descrizione di Kusanku fatta da Shiohira è abbastanza breve, rimane il documento scritto più affidabile per quanto riguarda l’influenza cinese sulle arti da combattimento a Okinawa. Tuttavia, le due date indicate (1756 e 1762) sono state controllate dai ricercatori, e nessun dato ufficiale di qualsiasi Kusankun / Koshankun / Kushanku è stato trovato né a Pechino né a Fuzhou, che suggerisce che egli non è stato inviato o invitato (almeno non ufficialmente) a Okinawa.
Purché non esistano prove certe che confermino questa tesi, la tradizione orale asserisce che Kusanku fu, per sei anni, uno dei maestri di “Tode” Sakugawa Kanga, fino alla morte di Kusanku, avvenuta intorno al 1762.

Sakugawa "Tode" Kanga

Sakugawa “Tode” Kanga (1733-1815)

“Tode” Sakugawa Kanga (1782-1865) primo maestro ufficialmente riconosciuto a Okinawa, nato con il nome di Teruya Kanga nel villaggio Tori Hori di Shuri, originario di una famiglia nobile di Okinawa ed esperto di Okinawa-te, assunse il nome di Sakugawa una volta elevato al rango di chikudun pechin. Iniziato lo studio delle arti marziali nel 1750 con il monaco Takahara Pechin (1683-1760), fu il primo maestro che provò una razionalizzazione e una codificazione delle arti diffuse a Okinawa, ponendo un freno al dilagare delle interpretazioni. Spesso a capo delle delegazioni inviate in Cina per il pagamento dei tributi, da questi viaggi tornò con un’approfondita conoscenza delle tradizioni marziali di Fuzhou (capitale della provincia cinese del Fujian), Pechino e Satsuma.
Fu Sakugawa Kanga dopo aver combinato il kenpo da lui studiato in Cina, con le arti marziali di Okinawa, a coniare il termine “tode” (mano di Tang o “cinese”) per individuare l’arte di combattimento a mano vuota, essendo tode il modo in cui a Okinawa erano letti i caratteri cinesi originali per indicare quest’arte: “to” stava, infatti, ad indicare la provenienza cinese di quest’arte (To=dinastia Tang) mentre “Te”, la cui pronuncia poteva essere anche “De”, significa “mano”. Sakugawa Kanga, che proprio per questo motivo ottenne il soprannome di “Tode”, ebbe una fama leggendaria per il suo influsso nell’evoluzione del karate.
Durante i 270 anni di occupazione militare di Okinawa, le eclettiche tradizioni marziali subirono un’evoluzione casuale, e alcune di esse si trovarono ad applicare i principi dell’autodifesa a una miriade di strumenti d’uso quotidiano. L’evoluzione del kobudo fu dovuta in gran parte a tale fenomeno. Durante l’occupazione, ci furono alcuni chikudun pechin (è un termine di Okinawa per indicare il rango di guerriero feudale, l’equivalente locale del Samurai giapponese; sebbene Pechin e Samurai fossero differenti, dal XIX secolo, quando il regno fu annesso al Giappone, questi guerrieri del Regno delle Ryukyu si fecero chiamare con il termine giapponese di Samurai, meglio conosciuti come Samurai Ryukyu o Samurai di Okinawa) che si recarono a Satsuma. Evidentemente mentre si trovavano là, alcuni di questi valorosi furono addestrati nel kenjutsu dello Jigen-ryu (la metodologia di combattimento dei samurai di Satsuma), e, nel fare ciò, influenzarono, al loro ritorno nella madrepatria, l’evoluzione dei metodi “indigeni” di combattimento di Okinawa. Per questo alcuni affermano che il rokushaku-bojutsu (l’arte di usare un bastone di un metro e ottanta) di “Tode” Sakugawa Chikudun Pechin Kanga (1733-1815) e Tsuken Chikudun Pechin Koura (1776-1882) non fece la sua comparsa se non dopo il loro ritorno a Okinawa dal loro soggiorno di studio su Satsuma.

Sokon Matsumura

Sokon Matsumura (1809-1901)

Tuttavia trascorse ancora qualche decennio prima dello sviluppo di una vera e propria scuola di tode per opera del maestro Matsumura Chikudun Pechin Sokon (1809-1899), forse meglio conosciuto come “Bushi” Matsumura, uno dei molti pechin che viaggiarono dal regno di Ryukyu a Satsuma nell’ultima parte del diciannovesimo secolo.
Divenuto guardia del corpo del re di Okinawa a soli vent’anni, a ventiquattro ottenne il privilegio di trasferirsi nella signoria di Satsuma, in Giappone, dove nell’arco di due anni, ricevette il Menkyo Kaiden (abilitazione all’insegnamento) nell’arte del kenjutsu, dello stile Jigen-ryu da Ijuin Yashichiro.
Ebbe inoltre modo di studiare il kenpo cinese durante gli svariati viaggi che fece in qualità di delegato del re di Okinawa in Cina. Fu anche esperto delle tecniche di lotta autoctone di Okinawa: per questo è ritenuto allievo di “Tode” Kanga Sakugawa, anche se mancano riscontri documentali certi e, secondo la tradizione orale, egli indicò come suo maestro nell’arte cinese del combattimento, un cinese chiamato Iwa. La sua arte di combattimento raggiunse livelli di eccellenza nel sintetizzare gli elementi del tode di Okinawa con quelli del kenpo cinese e del kenjutsu giapponese.
Dopo aver lasciato il servizio pubblico, Matsumura intraprese l’insegnamento dei suoi principi di autodifesa nel villaggio Sakiyama di Shuri, diventando il primo maestro a strutturare il tode in maniera organica.
Il ruolo di Matsumura nella storia del karate è ancora più importante se consideriamo che formò numerosi allievi, alcuni dei quali diedero un eccezionale contributo all’evoluzione e la stabilizzazione delle forme di quest’arte e alla sua diffusione nell’isola di Okinawa: nello specifico tramandò il suo metodo, come stile di famiglia, al nipote Nabe Tanmei Matsumura (1850-1930) e questi lo tramandò al proprio nipote Hohan Sōken, e tra i suoi principali allievi troviamo anche Anko Asato (1827-1906), Anko Itosu (1832-1915), “Bushi” Ishimine (1835-1889), Kiyuna Pechin (1845-1920), Sakihara Pechin (1833-1918), Tawada Pechin (1851-1907), Kuwae Ryosei (1858-1939), Yabu Kentsu (1866-1937), Funakoshi Gichin, Hanashiro Chomo (1869-1945) e Kiyan Chotoku (1870-1945).
Il suo stile di tode era chiamato Shuri-te (arte marziale di Shuri) in quanto Matsumura era residente proprio nella città di Shuri, e il suo influsso contribuì esplicitamente alla formazione del Tomari-te. Matsumura è stato anche il responsabile dell’introduzione del makiwara come attrezzo fondamentale dell’allenamento del tode, ed ha creato i kata Bassai.
Egli basò il proprio insegnamento su tre punti fondamentali: la pratica dell’arte autoctona di Okinawa, l’arte giapponese della spada della scuola Jigen-ryu e la pratica delle arti cinesi. Nacque così il vero e proprio tode e, proprio da Sokon Matsumura, la storia del karate nella tradizione di Okinawa assume contorni un po’ più definiti.
Intanto, a partire dal 1830, il Naha-te praticato nel villaggio di Kume iniziò a diventare più accessibile agli abitanti dei dintorni.

Kanryo Higaonna fondatore del Naha-te

Kanryo Higaonna (1853-1915)

Fra questi c’era anche Kanryo Higaonna (1853-1915).
Nato a Naha il 10 marzo 1853, Higaonna (Higashionna era l’originale pronuncia di Okinawa), iniziò a studiare le arti marziali nei primi anni del 1867 sotto un maestro nato nel villaggio di Kume chiamato Seisho Arakaki.
Kanryo Higaonna, a settembre del 1867, all’età di sedici anni, parte con il suo istruttore verso Fuzhou, nella pronvincia di Fujian in Cina, per studiare approfonditamente l’arte del combattimento che aveva cominciato ad apprendere.
Una volta a Fuzhou, Higaonna diviene allievo del maestro Xie Zhongxiang (o Wai Xinxian oppure ancora Wai Shinzan) noto anche come Ryuko, Ryuru Ko, Ru Ru Ko, Liu Liu Gung, Liu Liu Ko, To Ru Ko, già in precedenza maestro proprio di Seisho Arakaki.
Dopo un soggiorno di quindici anni in Cina, ritorna a Okinawa e fonda una scuola che, anch’essa, è chiamata Naha-te. Storicamente il Naha-te implica quindi il Naha-te dei cinesi del villaggio di Kume e la scuola fondata da Kanryo Higaonna, che ne è parzialmente derivata.
Il contributo antico dei cinesi insediati a Kume e il rinnovamento di Kanryo Higaonna si congiunsero; la loro denominazione, unica alla fine del secolo XIX, lo conferma. Entrambi hanno in comune la trasmissione fedele e lo sviluppo dell’arte cinese del combattimento. Di fatto, possiamo oggigiorno trovare numerosi aspetti comuni tra il Naha-te e l’arte del combattimento nel sud della Cina.
Allievi di Higaonna furono: Chojun Miyagi(1888-1953), che poi fondò lo stile Goju-ryu, e Kenwa Mabuni (1889-1952), fondatore dello Shito-ryu.
Il periodo di Satsuma vide la grande crescita e lo sviluppo a Okinawa sia del tode che del kobudo. Tuttavia il carattere e la forma fondamentale di queste tradizioni di lotta dovevano subire un cambiamento ancora più radicale, dopo che Okinawa entrò a far parte del Giappone e del suo orgoglioso retaggio guerriero.

Storia del karate a partire dall'era Meiji

Dopo l’abolizione dello Shogunato Tokugawa nel 1868, il clan Satsuma perse il controllo del regno delle Ryukyu quando, in seguito alla restaurazione Meiji, il governo giapponese abolì il regno, annettendo formalmente le isole al Giappone come prefettura di Okinawa l’11 marzo 1879.

Re Sho Tai

Re Sho Tai (1843–1901), ultimo Re delle Ryukyu

L’Arcipelago Amami-Oshima che era stato integrato nel dominio di Satsuma divenne parte della prefettura di Kagoshima. Sho Tai, l’ultimo re delle Ryukyu, fu trasferito a Tokyo e fu nominato marchese, come molti altri aristocratici giapponesi, e morì là nel 1901.
Termina così la sottomissione che aveva oppresso gli abitanti di Okinawa per così tanto tempo.
È in questo momento che crolla la funziona storica di Kume, che come abbiamo visto ebbe un ruolo importante per cinque secoli. Con l’annessione delle Ryukyu allo stato giapponese, gli abitanti del villaggio di Kume rientrarono in Cina o s’integrarono alla popolazione di Okinawa. Al genere unitario e chiuso di trasmissione della loro arte del combattimento si sostituisce progressivamente una diffusione più aperta.
Negli anni a seguire, il tode, avrebbe cominciato a rivelarsi al mondo nei tre stili in cui nel frattempo si era diviso, e che prendevano il nome dalla località in cui si trovavano: lo Shuri-Te (antenato dello shotokan e del wado-ryu), di Sokon Matsumura, arte sviluppata nella città di Shuri (castello dei nobili e dei guerrieri che praticavano le arti marziali per professione come i samurai della corte reale), caratterizzato da tecniche grandi, veloci, posizioni ampie, respirazione naturale; nella vicina Naha (capitale, sede di artigiani e commercianti) nacque il Naha-Te di Kanryo Higahonna e influenzato dalla colonia cinese di Kume; e a Tomari (porto principale dove i marinai portarono le novità dall’estero) si sviluppò il Tomari-Te di Chotoku Kiyan.
Le differenze stilistiche probabilmente derivano da differenti influenze tradizionali della Cina. La nascita dello Shuri-Te probabilmente fu influenzata dai monaci del tempio di Shaolin, mentre il Naha-Te incorpora tecniche più morbide, taoiste, che racchiudono molta attenzione verso la respirazione e il controllo del Ki, la forza vitale, chiamata “Chi” o “Qi” in Cina. Il Tomari-te deriva da una fusione di entrambe gli stili precedenti.
Fu il maestro Anko Itosu, allievo di Sokon Matsumura, a realizzare la grande svolta per la diffusione del tode introducendo quest’arte nell’educazione scolastica di Okinawa.

L'inclusione del karate nei programmi scolastici di Okinawa

Nel 1901 avviene la visita di Shintaro Ogawa, commissario scolastico per la prefettura di Kagoshima. In suo onore vennero effettuate delle esibizioni di tode da parte del maestro Anko Itosu ,con lo scopo di integrare la sua arte quale complemento al programma di educazione fisica: è questa, la prima dimostrazione pubblica di tode a Okinawa.
Riuscito nel suo intento, il tode fu definitivamente integrato nel sistema di educazione fisica scolastico di Okinawa, all’inizio almeno nella Scuola Media Prefettizia Daiichi e nella Scuola Normale Maschile.
L’arte presentata agli studenti aveva ben poco di marziale: era soprattutto un pretesto per insegnare la disciplina ottenendo nello stesso tempo un generale miglioramento delle loro condizioni fisiche.

Anko Itosu

Anko Itosu (1831-1915)

Il maestro Itosu si rese conto che i kata antichi erano troppo lunghi e complessi per essere insegnati a dei ragazzi e creò così kata di base didattici: dapprima compose i tre kata “Naifanchi” a partire dal Naifanchi classico, poi i cinque kata “Pinan” (presenti oggi negli insegnamenti di molti stili di karate, in alcuni casi con il nome Heian). Inoltre per rendere le tecniche originali più sicure per dei giovani praticanti, ed evitare che qualche studente poco disciplinato le potesse usare in modo sconsiderato, introdusse veri e propri cambiamenti modificando alcune tecniche e posizioni al solo scopo di renderle meno applicabili alla realtà del combattimento.
Questi cambiamenti coinvolsero gradatamente tutti i maestri di Okinawa, dove in seguito alcuni studenti divennero loro stessi maestri, senza sapere di ave appreso una disciplina volutamente alterata e mutilata.
L’importanza dell’introduzione del tode nelle scuole, rappresenta comunque un cambiamento considerevole, perché prima l’insegnamento del tode era una pratica individualizzata, in cui il maestro guidava uno o due allievi alla volta, mentre con l’adozione di questo nuovo sistema divenne anche una formazione di massa o di gruppo. Di fatto scompariva per sempre la trasmissione in semi-segreta del tode, che avrebbe dovuto cessare nel 1875 con la fine dell’occupazione militare e l’annessione delle Ryukyu all’impero giapponese, ma ancora in uso a causa della rivalità tra le scuole.
La trasformazione politica delle Ryukyu in prefettura giapponese avvenuta nel 1868, fu accompagnata da una trasformazione culturale. Infatti, se fino allora il modello culturale dell’arcipelago era stato la Cina, le ambizioni nazionaliste del Giappone danno l’avvio a un processo di nipponizzazione della cultura.
Il tentativo di cancellare l’influenza cinese dalla cultura delle Ryukyu ebbe tra i suoi risultati quello di riformare il sistema educativo.
Con il sistema d’istruzione ora conforme a quello giapponese, parole cinesi e di Okinawa cominciarono a essere sostituite con pronunce giapponesi. Poiché tode si pronuncia karate in giapponese, da questo punto in poi, c’è stata una crescente tendenza a utilizzare la pronuncia giapponese. Nonostante questo, si è continuato a utilizzare il termine tode fino a poco prima della seconda guerra mondiale ed era ancora usato da alcuni stili nel 1960.

Gichin Funakoshi e la diffusione del karate in Giappone

Alla fine del diciannovesimo secolo gli stili cambiarono nomi. Lo Shuri-te e il Tomari-te presero un unico nome di Shorin-ryu, che significa “la scuola del pino flessuoso”. Naha-te divenne quel che ora si chiama Goju-ryu , “la scuola dura e morbida” sviluppata dal maestro Higaonna Kanryo.
Lo Shorin-ryu si divide a sua volta in altre scuole che hanno lievi differenze tra loro.
Il Goju-ryu è sempre rimasto stilisticamente unico.
Per tradizione si suol dire che lo Shorin-ryu sia uno stile più leggero e veloce rispetto al Goju-ryu e che le posizioni siano generalmente più naturali. I kata delle due scuole sono leggermente diversi: nel Goju-ryu i movimenti di braccia e gambe sono più circolari e con posizioni più basse. Viene anche data grande enfasi alle tecniche di respirazione.
Fu, nel 1905, Hanashiro Chomo (1871-1945), un noto maestro di Okinawa, a utilizzare per primo il termine karate, in “Karate Shoshu Hen” (Il combattimento nel karate).
Il primo esperto nativo di Okinawa a recarsi in Giappone fu Motobu Choki (1871-1944) che già dal 1910, si trasferì dapprima a Osaka e poi a Tokyo per insegnare regolarmente il tode: straordinario combattente ma illetterato, non ottenne grande successo come insegnante.
Nel 1915 muore il maestro Anko Itosu, primo grande “modernizzatore” del tode. La sua capacità pedagogica si riflette nella grande preparazione dei suoi allievi, molti dei quali diventarono fondatori di stili importanti, tre su tutti Gichin Funakoshi, Kenwa Mabuni (1889-1952) e Chojun Miyagi (1888-1953), ma anche Chosin Chibana (1885-1969), Shinpan Gusukuma (1890-1954), Motobu Choki (1870-1944), Motobu Choyu (1857-1928), Kanken Toyama (1888-1966), Kentsu Yabu (1866-1937) e Chomo Hanashiro (1869-1945).

Gichin Funakoshi fondatore karate shotokan

Gichin Funakoshi (1868-1957)

Proprio Gichin Funakoshi, nato a Shuri nel 1868, rivestirà un ruolo di importanza fondamentale per la diffusione del tode in Giappone e nel mondo, al punto da essere oggi considerato il padre del karate moderno.
Allievo inizialmente del maestro Anko Asato (1827-1906), e in seguito, appunto, del maestro Anko Itosu, da lui considerati i suoi due veri maestri, Gichin Funakoshi ebbe la fortuna di allenarsi e di vedere all’opera i più rinomati maestri della sua epoca: Sokon Matsumura, Kanryo Higaonna, Seisho Arakaki e Kyuna (quest’ultimo, come Anko Asato e Anko Itosu, allievo del maestro Sokon Matsumura).
Gichin Funakoshi, perfezionò lo studio del tode parallelamente al suo lavoro di insegnante scolastico fino al 1920, quando si ritirò dall’insegnamento per dedicarsi esclusivamente al tode.
Verso la fine del 1921 si colloca un evento cruciale per la vita di Funakoshi e lo sviluppo del tode: la visita al castello di Shuri, del principe Hirohito in viaggio verso l’Europa.
Funakoshi, che in quel momento era presidente dello Shobukai, l’associazione per lo sviluppo delle arti marziali a Okinawa, si adoperò per l’organizzazione di una dimostrazione di arti marziali in suo onore, che fu molto apprezzata. Ciò dimostra che, all’epoca, era senz’altro uno dei leader fra i maestri di tode, sia per abilità sia per capacità divulgative.

Kenwa Mabuni

Kenwa Mabuni (1889–1952)

Nel 1922, un anno dopo quest’avvenimento, è organizzata a Kyoto un’Esposizione nazionale di educazione fisica, e Gichin Funakoshi fu scelto per presentare il tode di Okinawa con una dimostrazione alla Scuola Normale Superiore Femminile di Tokyo. È questa la prima esibizione pubblica del tode in Giappone.
Gichin Funakoshi pensa di ritornare a Okinawa dopo queste dimostrazioni ma, Jigoro Kano, fondatore del judo, che ricopre importanti funzioni al ministero dell’Educazione, lo invita a tenere una presentazione del tode nel suo dojo Kodokan, a Tokyo il 17 maggio 1922. Accettando la sua richiesta, Gichin Funakoshi aveva pensato di prolungare il suo soggiorno a Hondo di qualche giorno soltanto. Ma, in seguito agli incoraggiamenti ricevuti da Jigoro Kano dopo questa dimostrazione, decide di restare a Tokyo per diffondervi l’arte del suo paese.
Il successo fu notevole ed ebbe inizio la divulgazione. Dopo il maestro Funakoshi, iniziarono a viaggiare dall’isola di Okinawa al Giappone molti maestri, fra i quali, il maestro Kenwa Mabuni, il maestro Chojun Miyagi e il già citato maestro Choki Motobu. Questo periodo segnò l’inizio dello sviluppo del tode in Giappone.
È in questo periodo che per facilitare la diffusione del tode in Giappone Gichin Funakoshi iniziò a usare il termine karate.
Nel 1922 scrisse “Ryukyu Kenpo Karate”, per venire incontro alle numerose e pressanti richieste di un trattato su quest’arte da lui fatta conoscere nella sua esibizione.
Purtroppo, nel grande terremoto di Kanto del 1923 un incendio distrusse le lastre originali del libro; tuttavia, in seguito all’insistente richiesta del pubblico per un’altra edizione, nel marzo 1925 fu pubblicato il testo “Rentan Goshin Karate Jutsu”, con varie aggiunte e revisioni, mentre nel 1935 pubblicò la sua opera più importante, intitolata “Karate-do kyohan”.
È senza dubbio il periodo più felice della sua vita. Già diverse università di Tokyo hanno aderito al suo insegnamento, il numero di allievi aumenta, ogni giorno Gichin Funakoshi va a insegnare in un’università diversa. La sua situazione materiale migliora.

Ideogramma Kara

Ideogramma Kara

Nel 1933 il karate fu ufficialmente riconosciuto dal Dai Nippon Butoku Kai, l’organizzazione imperiale per l’educazione della gioventù, che nel 1936 cambia il kanji “kara” che significa cinese, nel kanji “kara” che significa vuoto, sia nel senso di disarmato, che in riferimento allo stato mentale del praticante (concetto Zen di mu-shin). Furono inoltre cambiati in giapponese i nomi originali delle tecniche e dei kata per renderli più comprensibili.
Dopo aver utilizzato un’aula del Meisei Juku (un ostello per studenti di Okinawa nel quartiere Suidobata), per qualche tempo Gichin Funakoshi fu ospite nella palestra del maestro di scherma Hiromichi Nakayama. Nel 1936, grazie al comitato nazionale di sostenitori del karate, fu costruito il dojo Shotokan (La casa nel fruscio della pineta) a Zoshigaya, sobborgo del quartiere speciale di Toshima a Tokyo. “Shoto” era lo pseudonimo che Funakoshi usava da giovane nel firmare i suoi poemi cinesi.
Funakoshi lasciò la direzione dello stile Shotokan al figlio Yoshitaka Funakoshi (o Gigo Funakoshi a seconda di come si leggano i due kanji che compongono il suo nome), che trasformò profondamente lo stile elaborato dal padre, inserendovi attacchi lunghi e potenti, che facevano uso di nuove tecniche di calci.

Chojun Miyagi fondatore dello stile Goju-ryu

Chojun Miyagi (1888–1953)

Nel 1941 scoppia la guerra del Pacifico. Nel 1945 il dojo Shotokan, è annientato sotto i bombardamenti americani. La guerra termina, lasciando il Giappone in un disordine desolante. Gichin Funakoshi, a 77 anni, lascia Tokyo per raggiungere sua moglie che si era rifugiata a Oita (nel sud del Giappone), la quale morì due anni dopo.
Nel dopoguerra il Generale Douglas MacArthur (1880-1964) proibì la pratica delle arti marziali, ritenute l’anima dello spirito militarista nipponico, ma a poco a poco l’interesse per il karate crebbe anche in Occidente e Funakoshi fu ripetutamente invitato a dare dimostrazioni. Yoshitaka Funakoshi morì di tubercolosi nel 1953.
Nel 1949, alcuni allievi ed ex-allievi di Gichin Funakoshi, come Isao Obata, Masatoshi Nakayama e Hidetaka Nishiyama costituirono una speciale organizzazione di karate, dedita alla ricerca, alla promozione e alla gestione di eventi e all’istruzione nel karate: nasce così il 27 maggio 1949 la Japan Karate Association (JKA), con Gichin Funakoshi, allora ottantenne, con una posizione analoga a emerito capo degli istruttori, mentre Masatoshi Nakayama fu designato come capo istruttore.

Dal karate nacquero diverse correnti di pensiero e il karate si divise così in vari stili (Shotokan, Wado-ryu, Shito-ryu e Goju-ryu sono i quattro stili più importanti di karate). Oltre allo Shotokan di Gichin Funakoshi troviamo lo Shito-ryu fondato da Kenwa Mabuni, allievo di Anko Itosu. Il maestro Chojun Miyagi intraprese lo stile GoJu-Ryu. Il suo successore sarà il maestro Meitoku Yagi (1912-2003). Nel 1953, uno dei primissimi allievi di Gichin Funakoshi, Hironori Otsuka (1892-1982) definì lo stile del Wado-Ryu, e, unico giapponese tra i fondatori, sarà anche l’unico a mantenere i nomi originali cinesi dei kata.
Va precisato che, furono Kanryo Higaonna e Gichin Funakoshi a diffondere il karate in Giappone, ma la sua diffusione in tutto il mondo orientale, si deve all’allievo e successore di Higaonna: Chojun Miyagi.

Conclusioni

Durante gli anni precedenti e successivi alla seconda guerra mondiale, gli occidentali vennero a contatto e si interessarono al Karate e alle altre arti marziali giapponesi. In seguito molti maestri giapponesi e cinesi si trasferirono in Europa, soprattutto in Francia e in America, dove insegnarono la loro disciplina diffondendola rapidamente in tutto il mondo occidentale.
Gichin Funakoshi, il padre del karate moderno, morì il 26 aprile del 1957 all’età di 89 anni.
Sulla sua pietra tombale nera, a forma di croce, si leggono le parole “Karate ni sente nashi” (Il Karate non conosce primo attacco).

Japan Karate Association JKA

Logo della Japan Karate Association (JKA)

Nel 1958 la Japan Karate Association (JKA) fu riconosciuta come corporazione dal Ministero dell’Educazione e nello stesso anno si svolse il primo campionato giapponese di karate, evento che segnò l’affermazione del karate come sport.
Il 15 Dicembre 1963 nasce la European Karate Federation (EKF) e nel 1966 si disputa il primo Campionato Europeo di karate.
Attualmente, la World Karate Federation (WKF), costituita nel 1970, è riconosciuta dal Comitato Internazionale Olimpico (CIO) come responsabile per le competizioni di karate ed ha sviluppato regole comuni che governano tutti gli stili.
Dal 1970 si disputano, solitamente ogni due anni, i campionati del mondo di karate.
Nella 117ª sessione del CIO (luglio 2005), nella votazione per determinare se diventare sport olimpico, più della metà dei voti fu favorevole, ma era necessario il raggiungimento di almeno i due terzi dei votanti.
Successivamente ha raggiunto il numero di voti sufficiente nelle decisioni del Comitato Olimpico Internazionale nel 2016 e nel 2021 sarà presente alle olimpiadi di Tokyo come uno dei cinque sport in prova. Nel 2019 viene data la notizia che il karate è ufficialmente escluso dalle Olimpiadi di Parigi 2024.
Non è detto possa fare il suo rientro nell’edizione 2028 a Los Angeles: Tokyo 2020 sarà infatti l’occasione per la disciplina di dimostrare il proprio valore cercando il passaggio da sport olimpico “temporaneo” a sport olimpico “definitivo”. La decisione spetterà solo al CIO (Comitato Olimpico Internazionale) che nel 2021 si riunirà per decidere quali tra i 28 sport olimpici attuali dovranno restare ufficiali nel programma a Cinque Cerchi e quali, invece, potranno essere aggiunti in modo definitivo nel 2028.
Oggi il karate è praticato da milioni di persone nel mondo, le quali, ricevono dal karate benefici fisici e morali, e tutto questo si deve grazie alla piccola “isola del karate”: Okinawa.

Cronologia della storia del karate-do

300 a.C.
Okinawa

È considerata in questa data l’arrivo dal Giappone degli abitanti originari delle Isole Ryukyu, di cui fa parte Okinawa.
Okinawa, la più grande e importante isola della catena delle Ryukyu, si trova nel mare della Cina orientale a circa 550 chilometri a sud della principale isola meridionale del Giappone, a 550 km a nord di Taiwan e 740 chilometri a est del continente cinese. Si tratta di una piccola isola, lunga 108 km e variabile tra 5 e 24 km di larghezza. Ricca di foreste, Okinawa oggi sostiene una popolazione di un milione di persone che vivono principalmente nel sud come a nord.

607
Okinawa

Avviene il primo contatto documentato tra gli abitanti di Okinawa e la Cina durante la dinastia Sui. Tuttavia essendo incapaci di comprendere il dialetto di Okinawa (Hogan), gli inviati cinesi fecero ritorno senza aver potuto stabilire accordi sostanziali.

1340
Okinawa
I tre regni di Okinawa

I piccoli domini sparsi sull'isola di Okinawa furono unificati e si crearono così tre regni rivali: Hokuzan (Montagna Settentrionale), Chuzan (Montagna Centrale) e Nanzan (Montagna Meridionale).

1372
Okinawa

Satto, leader del più potente dei tre regni di Okinawa, incontra Yang Zai, rappresentante speciale dell'imperatore cinese Hong Wu. Satto vede il valore di un rapporto con i cinesi e instaura un'alleanza accompagnata dai tributi.

1374
Okinawa

Taiki, fratello minore di Re Satto, viene inviato a Nanjing, come leader di una missione per definire formalmente il patto tributario e le relazioni commerciali con la Cina.

1393
Okinawa

Trentasei famiglie della provincia di Fukien della Cina, si stabiliscono nel villaggio di Kume, nel distretto Kuninda di Naha a Okinawa. Questa missione diventa una fonte importante di cultura cinese, per la tecnologia, la filosofia e per le arti marziali unendo le tecniche portate dai cinesi con un sistema di combattimento sconosciuto che già esisteva a Okinawa.

1404
Okinawa

Il primo Imperatore della dinastia Ming invia Shi Zhong, suo sapposhi (inviato speciale) presso Bunei, principe di Chuzan. Da quel momento sapposhi cinesi cominciarono a visitare Okinawa regolarmente, queste visite saranno più di venti in un periodo di cinquecento anni, approssimativamente ogni volta che un nuovo re assumeva il potere a Okinawa.

1429
Okinawa

Sho Hashi, Re di Chuzan, unifica i tre regni di Okinawa (Hokuzan a nord, Chuzan al centro e Nanzan a sud), fondando la prima dinastia Sho.

1470
Okinawa

Caduta della prima dinastia Sho.

1477
Okinawa
Re Sho Shin

Fondazione della seconda dinastia Sho per opera di Re Sho Shin (1465-1526).

1507
Okinawa

Re Sho Shin, per mantenere la pace, introduce il divieto di possedere armi per tutte le persone, tranne la classe superiore e le forze di pace del tempo. Questo aumenta la necessità di abilità nel combattimento senza armi. Il kobudo di Okinawa inizia ad evolversi in questo momento per la ricerca delle persone di altri modi per difendersi.

1609
Okinawa
Satsuma Samurai

Il grande clan giapponese Satsuma invade e conquista Okinawa.

1629
Okinawa

Nel tentativo d'impedire qualsiasi rivolta, il clan Satsuma vieta tutte le armi, compresa la spada, e la pratica delle arti marziali. I vari gruppi di kungfu e di tode di Okinawa si riunirono segretamente creando un nuovo stile di combattimento chiamato semplicemente te (mano). La pratica del te nelle tre scuole principali (Shuri-te, Naha-te e Tomari-te) si sviluppò clandestinamente costringendo gli esperti di arti marziali a riunirsi in segreto e formare delle vere e proprie società segrete aventi tra l’altro per scopo quello di resistere al dominio del Clan Giapponese e quello di proteggere la popolazione di Okinawa. Gli insegnamenti avevano dunque da un lato un carattere esoterico a causa della segretezza con la quale venivano insegnati e dall’altro erano divenuti particolarmente violenti poiché lo scopo era principalmente quello di uccidere il nemico.

1668
Okinawa
Chatan Yara

Nasce il Maestro Chatan Yara (1668-1756), del villaggio di Chatan (Okinawa), sarà il Maestro di Takahara Peichin.

1683
Okinawa

Il Sapposhi Wanshu giunge ad Okinawa, forse introducendo nuove tecniche di combattimento.

Okinawa
Takahara Peichin

La leggenda vuole che in questa data sia nato Takahara Peichin (1683-1760), primo Maestro di Sakugawa “Tode” Kanga.

1733
Okinawa
Sakugawa "Tode" Kanga

Il 5 marzo a Shuri (Okinawa) nasce il Maestro Sakugawa “Tode” Kanga (1733-1815), precursore del karate moderno e conosciuto come il “Padre del karate di Okinawa”. Fu il primo maestro a tentare la sistematizzazione del Tode, termine da lui coniato per individuare l’arte del combattimento a mano vuota. È ritenuto il maestro di Matsumura Sokon, purché non esistano prove certe che confermino questa tesi.

1756
Okinawa

Muore il Maestro Chatan Yara.

Okinawa
Re Sho Boku

Il sapposhi Guan Kui arriva a Okinawa il cui re è Sho Boku (1739-1794).

1760
Okinawa

Muore il Maestro Takahara Peichin.

1762
Okinawa

Una nave tributaria okinawense in rotta verso Satsuma, dirottata da un violento tifone approdò sulle coste di Oshima (Prefettura di Kochi), sull’Isola di Shikoku. Ryoen Tobe, uno studioso confuciano, raccolse le testimonianze dei passeggeri in un diario intitolato Oshima Ikki (l’incidente di Oshima). In questo diario compare per la prima volta in assoluto un nome che avrà risonanza mondiale nel mondo del karate: Kusanku. Questo Kusanku viene descritto come un esperto di kempo, nello specifico di Kumiaijutsu. Kusanku viaggiava con un piccolo seguito di allievi e si crede che fosse giunto ad Okinawa al seguito del sapposhi Guan Kui. La descrizione dell’abilità nel combattimento di Kusanku aveva meravigliato i presenti. Non solo era in grado di sconfiggere avversari fisicamente più imponenti di lui, ma era solito combattere con una mano poggiata sul petto. Una delle sue manovre preferite era quello di falciare le gambe degli avversari con una presa a forbice.

Okinawa

In quest’epoca si collocano i viaggi del Maestro Sakugawa “Tode” Kanga in Cina.

1798
Okinawa
Sokon Matsumura

Nasce a Shuri (Okinawa) il Maestro Sokon Matsumura (1809-1901), il primo maestro a strutturare il karate in maniera organica gettando le basi per la nascita di una vera scuola di karate a Okinawa. Fu il maestro di Anko Asato e Anko Itosu.

1815
Okinawa

Muore il Maestro Sakugawa "Tode" Kanga.

1827
Okinawa
Anko Asato

Nasce a Okinawa il Maestro Anko Asato (1827-1906), uno dei principali Maestri di Gichin Funakoshi.

1831
Okinawa
Anko Itosu

A Naha, nasce il Maesto Anko Itosu (1831-1915) considerato il primo grande "modernizzatore" avendo operato modifiche al karate precedente per poter diffondere la disciplina su larga scala, eliminando le tecniche più pericolose contenute nei kata.

1853
Okinawa
Kanryo Higaonna fondatore del Naha-te

Il 10 marzo a Nishi-shin-machi, Naha (Okinawa) nasce il Maestro Higaonna Kanryo (1853-1915) conosciuto anche come Higashionna, fondatore del Naha-te.

1868
Okinawa

Con l'inizio della restaurazione Meiji il karate non deve più essere praticato in segreto. Questo restauro è durato fino al 1912.

Okinawa
Gichin Funakoshi fondatore karate shotokan

Il 10 novembre a Shuri, Naha (Okinawa) nasce il Maestro Gichin Funakoshi (1868-1957), fondatore dello stile Shotokan.

1877
Okinawa
Kanbun Uechi fondatore dell'Uechi-ryu

Il 5 maggio nasce a Motobu il Maestro Kanbun Uechi (1877-1948), fondatore dell'Uechi-ryu, uno degli stili primari del karate di Okinawa.

1879
Okinawa
Re Sho Tai

Dopo tre secoli di controllo dei Satsuma su Okinawa, il Re Sho Tai (1843-1901), ultimo Re delle Ryukyu, abdicò e l'isola entrò ufficialmente a far parte dell'Impero Giapponese come prefettura di Okinawa l'11 marzo.

1888
Okinawa
Chojun Miyagi fondatore dello stile Goju-ryu

Il 25 aprile a Naha (Okinawa) nasce il Maestro Chojun Miyagi (1888-1953), fondatore dello stile Goju-ryu. Fu il primo Maestro di karate a essere insignito del grado di "Kyoshi", 2° livello, dal Dai Nippon Butokukai.

1889
Okinawa
Kenwa Mabuni

A Shuri (Okinawa), nasce il Maestro Kenwa Mabuni (1889-1952), fondatore dello stile Shito-ryu.

1890
Okinawa

Muore il Maestro Sokon Matsumura.

1892
Giappone
Hironori Otsuka

Il 1° giugno a Shimodate, l'odierna Chikusei nella Prefettura di Ibaraki (Giappone) nasce il Maestro Hironori Otsuka (1892-1982), fondatore dello stile Wado-ryu.

1895
Giappone

Viene fondato il Dai Nippon Butokukai, la più antica organizzazione giapponese di arti marziali.

1900
Okinawa
Ryuko Arakaki

Il Maestro Chokun Miyagi comincia l'allenamento con il Maestro Ryuko Arakaki (1840-1918) (nella foto)

Okinawa

Il Maestro Itosu Anko insegna karate ai bambini delle scuole elementari dopo la scuola.

1902
Okinawa

Il Maestro Gichin Funakoshi promuove la prima dimostrazione pubblica di karate sull'isola di Okinawa per la visita di Shintaro Ozawa, provveditore scolastico della prefettura giapponese di Kagoshima.

1908
Okinawa

Grazie all'infaticabile opera del Maestro Anko Itosu, il karate entrò nel curriculum scolastico degli studenti di Okinawa, perdendo così le precedenti caratteristiche di segretezza note col principio di Isshi-soden (la trasmissione completa delle tecniche di uno stile avveniva solo tra il Maestro e un allievo).

1912
Okinawa
Meitoku Yagi

Il 6 marzo a Naha (Okinawa) nasce il Maestro Meitoku Yagi (1912-2003), sarà in seguito il successore del Maestro Chojun Miyagi.

Okinawa

Membri dell'Esercito Giapponese (Marina Militare) vedono una dimostrazione di karate.

1915
Okinawa

Il 26 marzo a Naha muore il Maestro Anko Itosu.

Okinawa

A dicembre muore anche il Maestro Higaonna. Il suo miglior allievo Chojun Miyagi, è il successore di Naha-te.

1917
Giappone

Il karate viene mostrato per la prima volta al di fuori di Okinawa dal Maestro Gichin Funakoshi, recatosi a Kyoto, in Giappone, per una dimostrazione del suo karate presso il Dai Nippon Butokukai.

1918
Okinawa

Gruppi di esperti di karate iniziano a incontrarsi e allenarsi insieme.

1921
Okinawa
Imperatore Showa

Il principe ereditario Hirohito (1901-1989) (in foto) in viaggio per l'Europa assiste a Okinawa a una dimostrazione effettuata dal Maestro Gichin Funakoshi.

1922
Giappone
Jigoro Kano fondatore del Judo

In seguito al successo della dimostrazione del 1921 il Maestro Gichin Funakoshi viene invitato a Tokyo dal Maestro Jigoro Kano, fondatore del judo, per dare una dimostrazione al Kodokan, portando il karate-do in Giappone. Non tornerà mai più a Okinawa.

1923
USA
Robert A. Trias (1923–1989), apre il primo dojo americano a Phoenix, Arizona e diventa noto come “il padre del karate americano”.

Il 18 marzo, a Tucson in Arizona (USA), nasce il Maestro Robert A. Trias (1923-1989), noto come il "Padre del karate americano". Svilupperà lo stile Shuri-ryu, uno stile eclettico, con radici nella tradizione dello Shuri-te di Okinawa.

1924
Giappone

Il Maestro Gichin Funakoshi apre il primo dojo di karate in Giappone all'Università di Keio.

1926
Okinawa

Il Maestro Meitoku Yagi inizia la formazione sotto la guida del Maestro Chojun Miyagi.

1930
Okinawa

Il Maestro Chojun Miyagi è il primo Maestro ad assegnare un nome, Goju-ryu, per il suo particolare stile di karate.

1933
Giappone
Dai Nippon Butokukai

Il karate apre la sua sezione all'interno del Dai Nippon Butokukai. Miyagi e Chibana registrano i loro gruppi come Goju-ryu e Shorin-ryu.

Nella foto la sede del Dai Nippon Butokukai nel 1932.

1936
Giappone
Ideogramma Kara

Il Dai Nippon Butokukai cambia il kanji kara che significa "cinese", nel kanji kara che significa "vuoto".

Giappone

Il Maestro Gichin Funakoshi chiama Shotokan-ryu il suo stile di kaarate.

1944
Okinawa
Meitatsu Yagi

Il 7 luglio nasce il Maestro Meitatsu Yagi.

1945
Giappone

Jinan Shinzato, studente superiore del Maestro Chojun Miyagi, muore nelle prime fasi della battaglia di Okinawa.

Giappone

Fine della Seconda Guerra Mondiale, l'amministrazione USA in Giappone proibisce la pratica del judo e del kendo favorendo in questo modo la crescita del karate.

Giappone
Douglas MacArthur

Il Generale Douglas MacArthur (1880-1964) ordina anche la chiusura del Dai Nippon Butokukai perché molte delle grandi menti militari delle forze armate giapponesi avevano appartenenze a questa istituzione e MacArthur voleva farla finita con qualsiasi tipo di militarismo.

1946
USA

Robert A. Trias apre il primo dojo americano a Phoenix, Arizona e diventa noto come il "Padre del karate americano".

1948
Okinawa

Il 25 novembre a Iejima muore il Maestro Kanbun Uechi.

1949
Okinawa
Meitetsu Yagi

Il 1° gennaio nasce il Maestro Yagi Meitetsu.

Giappone
1950
Regno Unito

Il karate viene introdotto nel Regno Unito.

1952
Okinawa

Il Maestro Chojun Miyagi concede il permesso al Maestro Yagi Meitoku di aprire un dojo nel distretto Daido di Naha. Fu il primo e unico studente del Maestro Miyagi a cui fu dato il permesso di farlo.

Giappone

A Tokyo muore il Maestro Kenwa Mabuni.

1953
Okinawa

L'8 ottobre, all'età di 53 anni, muore il Maestro Chojun Miyagi.

1955
Italia
Vladimiro Malatesti

Il karate viene introdotto in Toscana da un marinaio, Vladimiro Malatesti (1908-1967), che lo aveva appreso nei suoi viaggi in Oriente.

1956
Okinawa

Il Maestro Meitoku Yagi fonda l'Okinawa Karate-do Goju-kai.

1957
Giappone
Gichin Funakoshi Memorial nel tempio Enkakuji a Kamakura

Il 26 aprile a Tokyo, muore il Maestro Gichin Funakoshi.

Nella foto: il memorial del Maestro Gichin Funakoshi nel tempio Enkakuji a Kamakura.

1957
Okinawa

Il Maestro Meitoku Yagi sposta il dojo dal quartiere Daido al distretto di Naha Kume.

1958
Italia
Murakami Tetsuji

Su invito del Maestro Vladimiro Malatesti, arriva in Toscana, il Maestro Murakami Tetsuji (1927-1987) che insegna lo stile Shotokai del Maestro Engami.
Sarà il primo Maestro giapponese a insegnare in Italia.

1960
Unione Sovietica

Il karate si fa strada verso l'Unione Sovietica ed è vietato più volte nel corso dei prossimi tre decenni.

1962
Italia

Si forma un nucleo di praticanti nel Lazio che fa capo ad Augusto Basile, che ha imparato il karate in modo un po' avventuroso, seguendo il Maestro Hiroo Mochizuki in giro per l'Europa.

1963
Okinawa

La famiglia del Maestro Chojun Miyagi nomina ufficialmente il Maestro Meitoku Yagi diretto successore di Okinawa Goju-ryu.

Italia
Fassi Roberto

Uno studente milanese, Roberto Fassi (1935-2014), che pratica judo al Jigoro Kano di Milano, si reca in Francia agli stage di Henry Plée e diventa 1° kyu; incomincia a insegnare karate al Jigoro Kano, lezioni basate più sulla durezza e la resistenza che sullo stile, ancora approssimativo. Fassi sentiva la necessità di un aiuto consistente da parte di un maestro di esperienza, tant'è che invitava spesso i Maestri Nanbu e Chouk per tenere degli stage.

Italia
Federazione Italiana Karate (FIK)

Il gruppo del Maestro Murakami fonda la Federazione Italiana Karate (FIK).

Francia

Il 15 dicembre nasce la European Karate Union (EKU).

1964
Italia
Masaru Miura

A Torino arriva il Maestro Masaru Miura della JKA (Shotokan). Fonderà in seguito una propria federazione.

1965
Italia
Hiroshi Shirai

Fassi scrive in Giappone e chiede un istruttore per l'Italia; nel novembre arrivano a Milano 4 Maestri della JKA: Taiji Kase, Hirokazu Kanazawa, Keinosuke Enoeda e Hiroshi Shirai (in foto). Danno una dimostrazione formidabile nella sala secondaria del Palalido, poi Kase va in Francia, Enoeda in Inghilterra, Kanazawa torna in Giappone e Shirai, allora 5° dan, tre anni prima campione di kumite del Giappone, fonda nel 1966 l'Associazione Italiana Karate (AIK). Tra i primi nomi di spicco Fassi, Falsoni, Abruzzo, Possenti, Parisi e Baleotti.

1966
Francia

Si svolgono a Parigi i primi Campionati Europei di karate.

Italia
Augusto Ceracchini

Un tentativo di unificazione tra le tre maggiori organizzazioni italiane di karate (al centro il KIAI, a Firenze la FIK e a Milano l'AIK) fallisce per disaccordo sulla direzione tecnica. Si uniscono solo la FIK e il KIAI nella nuova FIK, in cui comincia a intervenire il peso politico dell'avvocato Augusto Ceracchini (1926-1978), uomo del judo e del CONI, che riesce a far entrare la FIK nella WUKO, l'organizzazione mondiale che raggruppa allora tutti gli stili e tutte le federazioni (compreso lo Shotokan JKA).

1970
Giappone
World Union Of Karatedo Organization WUKO

Viene fondata la World Union of Karate-do Organizations (WUKO).

Giappone

Vengono organizzati a Tokyo i primi Campionati del Mondo di Karate.

Italia

All'interno dell'Associazione Italiana Karate (AIK) c'è una crisi determinata dal mancato riconoscimento politico della maggior abilità tecnica degli uomini del Maestro Shirai. C'è una frattura e una componente, con alla testa il Maestro Shirai, fonda la FeSIKa.

1972
Francia

Ai mondiali di Parigi la squadra giapponese, rappresentata per intero dalla JKA di Nakayama, si ritira dalle gare giudicandosi danneggiata da una decisione arbitrale; squalificata, esce dalla WUKO creando un'organizzazione concorrente, la International Amateur Karate Federation (IAKF) con l'appoggio determinante della FeSIKa diretta dal conte Zoja. La IAKF pratica solo Shotokan e ha un'emanazione europea, la EAKF. Da allora, si svolgono sempre due campionati mondiali e due campionati europei contrapposti, con alcune nazioni che partecipano a entrambi e altre (Italia) in cui una federazione gareggia nella WUKO e un'altra nella IAKF.

1974
Okinawa

Il Maestro Yagi Meitoku  crea Meibu-ken Kata, Fu-kyu Kata Ichi, Fu-kyu Kata Ni. Più tardi, li riunisce in un unico kata che chiama Tenchi-no-kata.

1977
Italia
Shotokan Karate-Do International Italia (SKI-I)

Il Maestro Masaru Miura crea la SKK-Italia, poi divenuta Shotokan Karate-Do International Italia (SKI-I).

1978
Italia

Alla fine del 1978 la FeSIKa e la FIK si scioglievano dando vita a una nuova organizzazione con la direzione tecnica congiunta di Basile e Shirai, poi sostituito da De Michelis: la Federazione Italiana Karate e Discipline Associate (FIKDA).

1982
Giappone

Il 29 gennaio muore il Maestro Hironori Otsuka.

1989
Unione Sovietica

Il karate è legalizzato ancora una volta in Unione Sovietica.

USA

L'11 luglio muore il Maestro Robert A. Trias.

1990
Italia

In Italia la convivenza tra le due componenti (tradizionalista e sportiva) finisce quando, scontenti della conduzione tecnica del Maestro Aschieri che non lasciava alcun spazio alla loro visione del karate, i tradizionalisti uscivano (defnitivamente?) dalla Fitak dando vita alla Federazione Italiana Karate Tradizionale (Fikta) sempre diretta dal Maestro Shirai.

Spagna
World Karate Federation WKF

I membri della World Union of Karate-do Organizations (WUKO) fondano la World Karate Federation (WKF). Si tratta del più grande organo di governo internazionale del karate con oltre 130 paesi membri ed è l'unica riconosciuta dal Comitato Olimpico (CIO) e ha più di dieci milioni di membri.

USA

A livello internazionale, sulle ceneri della disciolta EAKF, veniva creata la International Traditional Karate Federation (ITKF), con la guida del Maestro Nishiyama.

1992
Okinawa
Castello Shuri

I grandi Maestri di Okinawa eseguono una dimostrazione in occasione della ricostruzione del Castello di Shuri, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.

1993
Francia

Il karate entra nel programma dei Giochi del Mediterraneo.

Spagna
European Karate Federation EKF

La European Karate Union (EKU) modifica il suo nome in European Karate Federation (EKF).

1995
Italia
Federazione Italiana Lotta Pesi Judo Karate FILPJK

In Italia il karate, già disciplina associata, entra a far parte delle FILPJ che assume, pertanto, la denominazione di Federazione Italiana Lotta Pesi Judo Karate (FILPJK).

2000
Italia
Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali FIJLKAM

Il 1° luglio l'Assemblea Nazionale delibera di dividere la FILPJK in Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM) e Federazione Italiana Pesistica e Cultura Fisica (FIPCF).

2003
Okinawa

Il 7 febbraio muore il Maestro Meitoku Yagi.

2005
Singapore

Nella 117ª sessione del CIO (luglio 2005) tenutasi a Singapore, nella votazione per determinare se diventare sport olimpico, più della metà dei voti fu favorevole, ma era necessario il raggiungimento di almeno i due terzi dei votanti.

2016
Brasile

Nella 129ª sessione del CIO svolta a Rio de Janeiro (Brasile), viene inserito il karate come uno dei cinque sport in prova per le Olimpiadi di Tokyo.

2019
Francia

Viene data la notizia che il karate è ufficialmente escluso dalle Olimpiadi di Parigi 2024.

Cronologia della storia del judo kodokan

1860
Giappone
Jigoro Kano in judogi

Il 28 ottobre a Mikage, nella prefettura di Hyogo, vicino a Kobe in Giappone, nasce il Maestro Jigoro Kano (1860-1938) fondatore del Judo Kodokan.

1871
Giappone

Jigoro Kano si trasferisce a Tokyo con la famiglia.

1877
Giappone
tecnica Kkuchiki taoshi della Tenshin Shin'yo-ryu

Kano inizia lo studio del jujutsu alla Tenshin Shin'yo-ryu sotto la guida del Maestro Fukuda Hachinosuke.

Immagine: un'antica illustrazione della tecnica kuchiki-taoshi della Tenshin Shin'yo-ryu. Tale tecnica esiste senza sostanziali differenze anche nel judo.

1881
Giappone

Kano si laurea all'Università di Tokyo.

Giappone

Inizia lo studio alla Kito-ryu con il Maestro Iikubo Tsunetoshi.

1882
Giappone
Tempio Eisho

Il 5 giugno, è ufficialmente considerata la data di fondazione del Kodokan, con l'apertura della prima sede in Eisho-ji, con solo 12 tatami e nove allievi nel quartiere Shimoya diTokyo.

Giappone
Jigoro Kano all'età di 22 anni

Jigoro Kano (nella foto all'età di 22 anni), ormai laureato, inizia a insegnare al liceo Gakushuin (Scuola dei Pari).

Europa

I Maestro Jigoro Kano viaggia in Europa per studiare i metodi scolastici.

1883
Giappone

A febbraio il Kodokan è costretto a trasferirsi e impianta la sua sede provvisoria in Jimbocho, Kanda, fruendo solo di 10 tatami.

Giappone

In seguito il Sig. Shinagawa mette a disposizione del Maestro Jigoro Kano una parte della sua abitazione, in Kojimachi, in cui trovano posto 40 tatami.

1884
Giappone

Jigoro Kano completa la prima versione del Nage No Kata (forma delle proiezioni).

1885
Giappone
Gunji Koizumi il padre del judo britannico

L'8 luglio nel villaggio di Kamatsuka Oaza, nella Prefettura di Ibaraki nasce il Maestro Gunji Koizumi, considerato il "Padre del Judo Britannico".

Giappone

Viene definita la prima versione del Katame No Kata (forma delle immobilizzazioni o del controllo).

1886
Giappone

Dopo la vittoria in un torneo, viene sancita la supremazia, non solo morale ma anche tecnica, del Kodokan sulle altre scuole di jujutsu.

Italia
Carlo Oletti il padre del judo italiano

Nasce a Torino, Carlo Oletti (1886-1964), considerato il "Padre del judo italiano".

1890
Giappone

Ad aprile il Kodokan, con 60 tatami, si stabilisce in Hongo-ku, Nasago-cho.

1891
Giappone

Jigoro Kano diviene Consigliere del Ministero della Pubblica Istruzione e Preside del 5° Liceo Nazionale in Kumamoto.

1893
Giappone

Jigoro Kano diventa dirigente della Sezione Libraria del Ministero, dirigente del 1° Liceo Nazionale e preside della Scuola dei Maestri.

1894
Giappone

A febbraio la nuova sede del Kodokan in Koishikawa-ku, Shimotomisaka-cho è attrezzata con 107 tatami.

1895
Giappone

Il Maestro Kano formula il 1° Go-Kyo.

1897
Giappone

Il Maestro Gunji Koizumi inizia lo studio del kenjutsu.

Giappone

Il Kodokan, sempre nella sede di Koishikawa-ku, Shimotomisaka-cho si ingrandisce raggiungendo il numero di 207 tatami.

Giappone

È in questo periodo che Jigoro Kano crea la prima versione del Ju No Kata, originariamente definito il kata della ginnastica (Taiso No Kata), comprende 10 tecniche.

1898
Giappone

A gennaio, la superficie utile del Kodokan viene portata a 314 tatami dopo il trasferimento a Otsuka Sakashita-cho.

Giappone

Il Prof. Kano diviene dirigente del Dipartimento Affari del Ministero dell'Educazione.

1900
Giappone

Viene costituita l'Associazione dei Titolari del Grado Dan del Kodokan.

1901
Giappone

Il Maestro Gunji Koizumi inizia lo studio del jujutsu alla Tenshin Shin'yo-ryu sotto la guida del Maestro Tago Nobushige.

1902
Giappone

Jigoro Kano fonda un'associazione per lo scambio di studenti con la Cina (attiva fino al 1909).

1904
Giappone

Gunji Koizumi si allena sotto la guida del Maestro Yamada Nobukatsu, un ex samurai.

1905
Giappone

18 Maestri rappresentanti delle principali scuole di jujutsu del Giappone si ritrovano al Butokukai di Tokyo per unirsi al sistema Kano.

Singapore

Il Maestro Gunji Koizumi si allena a Singapore sotto la guida del Maestro Tsunejiro Akishima.

1907
USA

Il Maestro Gunji Koizumi arriva a New York (USA).

Giappone

Jigoro Kano modifica il Ju No Kata, arrivando all'attuale classificazione con 15 tecniche suddivise in tre gruppi.

1909
Giappone

Il Kodokan diventa Ente Morale.

Giappone

Il Maestro Kano è membro del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) diventando il primo membro giapponese della storia.

1910
Giappone

Il judo è riconosciuto come uno sport che può essere praticato in modo sicuro.

Inghilterra

Il Maestro Gunji Koizumi torna in Inghilterra.

1911
Giappone

Il Prof. Jigoro Kano fonda la Scuola dei Maestri del Kodokan e diviene il primo presidente della Japan Athletic Association.

Giappone

Il judo viene adottato come sistema educativo del Giappone.

1912
Svezia

Jigoro Kano accompagna la prima delegazione giapponese ai Giochi Olimpici di Stoccolma.

1918
Inghilterra
Sede Budokwai fondato nel 1918 da Gunji Koizumi

Fondazione del Budokwai di Londra da parte del Maestro Gunji Koizumi

1919
Giappone

Ancora un trasferimento a dicembre per ingrandire il proprio dojo che ora misura ben 514 tatami. Il Maestro Jigoro Kano sposta la sede del Kodokan a I-chome, Kasuga-cho, Bunkyo-ku.

1920
Inghilterra

Jigoro Kano, in viaggio verso Anversa, fa visita al Budokwai del Maestro Gunji Koizumi convincendolo a inserire il judo fra i programmi d'insegnamento del suo dojo.

Belgio

Il Maestro Jigoro Kano presenzia alla VII Olimpiade in Anversa.

1921
Giappone
Go-Kyo

Formulazione del 2° Go-kyo, quello attuale, da parte di Jigoro Kano con l'aiuto dei suoi allievi più esperti e dei Maestri delle ultime scuole di jujutsu assorbite dal Kodokan.

Giappone

Nasce il Judo Medical Research Society.

1922
Giappone

Il judo viene dichiarato completo nei suoi mezzi e nei suoi fini.

Giappone

Il Kodokan diviene società pubblica.

Giappone

Fondazione della Società Culturale del Kodokan.

1924
Italia

Il 30 marzo viene costituita la Federazione Jiu-Jitsuista Italiana (FJJI) presieduta dal Comm. Antonello Caprino. Il primo articolo del regolamento tecnico federale riconosceva "quale metodo ufficiale di jiu-jitsu, il Metodo Kano".

Italia
Primo Campionato Italiano di Judo

Il 20 e 21 giugno si disputa, a Roma, il Primo Campionato Italiano di Judo.
Nella foto i partecipanti assieme al Maestro Oletti.

1926
Giappone
Shi-han Jigoro Kano in una sezione di judo femminile nel 1935

Viene formalmente aperta la sezione femminile al Kodokan.

Nella foto: Shi-han Jigoro Kano in una sezione di judo femminile nel 1935.

1927
Italia
Federazione Italiana Lotta Giapponese FILG

In Italia la Federazione Jiu-Jitsuista Italiana (FJJI) viene trasformata in Federazione Italiana Lotta Giapponese (FILG) sotto la guida del dinamico Giacinto Pugliesi, presidente della "Colombo".

1928
Olanda

Il Prof. Jigoro Kano presenzia alla IX Olimpiade in Amsterdam.

1931
Italia

A febbraio la Federazione Italiana Lotta Giapponese (FILG) viene sciolta e la sua attività inquadrata nella Federazione Atletica Italiana (FAI).

1932
USA

Il Prof. Jigoro Kano presenzia alla X Olimpiade di Los Angeles.

1933
Europa

Jigoro Kano visita l'Europa per offrire Tokyo come sede per la XII Olimpiade.

1934
Giappone

Primi Campionati del Giappone di judo.

1935
Giappone
Premio Asahi

Il Maestro Jigoro Kano riceve il premio Asahi per il suo eccezionale contributo all'organizzazione dello sport in Giappone.

Il premio Asahi è un premio assegnato dal giornale giapponese Asahi Shimbun per il possesso di borse di studio o di arti che hanno dato un contributo alla cultura o alla società. È stato creato nel 1929. Molti destinatari di questo premio sono stati successivamente onorati con un premio Nobel. È considerato uno dei premi più prestigiosi presentati da un'entità non governativa.

1936
Germania
Jigoro Kano all'Olimpiade di Berlino durante la premiazione di Jesse Owens

Jigoro Kano presenzia alla XI Olimpiade di Berlino.

Nella foto si riconosce il Prof. Kano durante la premiazione di Jesse Owens.

1938
Giappone
Jigoro Kano il feretro avvolto nella bandiera olimpica arriva a Yokohama

Il 4 maggio il Maestro Jigoro Kano, fondatore del judo, muore a causa di una polmonite mentre era su un piroscafo di ritorno da un viaggio in Canada.

Nella foto il feretro del Prof. Kano avvolto nella bandiera olimpica arriva a Yokohama, dopo la sua morte in mare.

1948
Inghilterra
British Judo Association BJA

Viene costituita la British Judo Association (BJA) con il Maestro Gunji Koizumi come Presidente.

Inghilterra
European Judo Union EJU

Su iniziativa del Budokwai del Maestro Gunji Koizumi nasce la European Judo Union (EJU) di cui fu eletto presidente l'inglese Trevor. P. Legget, l'unico non giapponese graduato 5° Dan.

Inghilterra

Il Maestro Gunji Koizumi raggiunge il grado di 6° Dan.

Italia

Si disputa a Lanciano il primo Campionato Italiano Maschile di Judo del dopoguerra.

1951
Inghilterra
International Judo Federation IJF

L'11 luglio a Londra, viene fondata l'International Judo Federation (IJF) di cui fu eletto presidente l'italiano Aldo Torti. È la federazione internazionale che regola il judo a livello mondiale, inizialmente formata dalle federazioni europee (Gran Bretagna, Francia, Italia, Belgio, Olanda, Germania, Austria e Svizzera) e da quella argentina, mentre molte altre aderirono nei dieci anni successivi.

Francia

Il 5 e 6 dicembre al Palais des Sport di Parigi, si disputa la prima edizione dei Campionati Europei di Judo (senza categorie di peso).
Per l'Italia arriva la prima medaglia, di bronzo, nella categoria 1° kyu grazie al Maestro Elio Volpi.

Inghilterra

Il Maestro Gunji Koizumi è graduato 7° Dan.

1953
Italia
Ken Noritomo Otani

Arriva in Italia il Maestro Noritomo Ken Otani (1920-2017). Allora 5° Dan, è stato il primo giapponese a insegnare judo in Italia influenzando per almeno tre decenni lo sviluppo del judo italiano.

1956
Italia
Tadashi Koike

Arriva in Italia il Maestro Tadashi Koike (1927-1997), che con Noritomo Ken Otani, sarà una figura fondamentale per il judo in Italia.

Giappone

Si disputano i primi Campionati Mondiali di Judo a Tokyo.

1957
Olanda
Nicola Tempesta

Nicola Tempesta (1935-2021) vince a Rotterdam il primo titolo europeo dell'Italia.

1958
Giappone
Kodokan Tokyo

Il 25 marzo s'inaugura il grandioso complesso del più grande "circolo privato" del mondo, il Kodokan trova la sua degna e definitiva sede.

1961
Italia

Per la prima volta il Campionato Europeo si disputa in Italia, a Milano.

1964
Giappone

Il judo viene ammesso provvisoriamente ai Giochi Olimpici di Tokyo (soltanto tre categorie maschili: -68 kg; -80 kg; +80 kg; Open).

Italia

Muore il "padre del judo italiano", Carlo Oletti.

1965
Inghilterra

Il 15 aprile muore suicida il Maestro Gunji Koizumi, 8° Dan.

1966
Italia

Il 23 ottobre nella palestra del Kodokan Milano si svolge il primo Campionato Italiano Femminile in cinque categorie.

1971
Turchia

Il judo maschile entra nel programma dei Giochi del Mediterraneo.

1972
Germania

Escluso nel 1968, a Monaco il judo entra definitivamente nel programma delle Olimpiadi.

1974
Italia
Federazione Itaiana Lotta Pesi Judo (FILPJ)

L'assemblea federale straordinaria mutava il nome della FIAP in Federazione Italiana Lotta Pesi e Judo (FILPJ).

1975
Germania

Si disputa a Monaco il primo Campionato Europeo Femminile.

1976
Canada
Felice Mariani

All'Olimpiade di Montreal, Felice Mariani, bronzo nella categoria fino a 63 kg., vince la prima medaglia olimpica dell'Italia nel judo.

1980
USA
Margherita De Cal

Margherita de Cal, 72 kg., vince il 1° Campionato Mondiale Femminile disputato a New York, USA.

Unione Sovietica
Ezio Gamba

All'Olimpiade di Mosca, Ezio Gamba vince nella categoria fino a 71 kg., la prima medaglia d'oro olimpica dell'Italia nel judo.

1982
Giappone

In occasione del 100° anniversario della sua fondazione il Kodokan rivede il Go-kyo reintroducendo le otto tecniche escluse nel 1920 e inserendo 17 nuove tecniche. Queste 65 tecniche saranno riconosciute come "le 65 tecniche del Kodokan Judo".

1984
Austria
Maria Teresa Motta

L'italiana Maria Teresa Motta, +72 kg., vince il Campionato Mondiale disputato a Vienna.

1986
Italia
Campionati Mondiali Under21 di Judo 1986 (Roma)

Si disputa al Palaeur di Roma il Campionato Mondiale Juniores.

1988
Corea

Le categorie femminili di judo vengono ammesse ai Giochi Olimpici di Seoul (solo come sport dimostrativo).
Alessandra Giungi conquista la medaglia di bronzo per l'Italia nella categoria fino a 52 kg.

1989
Jugoslavia
Emanuela Pierantozzi

L'italiana Emanuela Pierantozzi vince il Campionato Mondiale a Belgrado.

1990
Italia
PalaFIJLKAM

In Italia il 25 aprile si inaugura il Palazzetto FILPJ di Ostia, Roma.

1991
Spagna
Alessandra Giungi

Per l'Italia, Alessandra Giungi (in foto) ed Emanuela Pierantozzi, vincono il Campionato Mondiale a Barcellona.

1992
Spagna

Le categorie femminili di judo vengono ammesse definitivamente ai Giochi Olimpici di Barcellona.
L'italiana Emanuela Pierantozzi vince la medaglia d'argento nei 66 kg.

Italia

Italia il 18 dicembre, a Ostia (Roma), s'inaugura il Centro di Preparazione Olimpica della FILPJ.

1996
USA
Girolamo Giovinazzo

Ai Giochi Olimpici di Atlanta sono due le medaglie conquistate dall'Italia nel judo: l'argento di Girolamo Giovinazzo (nella foto) nei 60 kg. e il bronzo di Ylenia Scapin nei 72 kg.

1997
Giappone

Il Kodokan aggiunge due ulteriori tecniche.

Italia

Il judo femminile entra nel programma dei Giochi del Mediterraneo.

2000
Italia
Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali FIJLKAM

Il 1° luglio l'Assemblea Nazionale delibera di dividere la FILPJK in Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM) e Federazione Italiana Pesistica e Cultura Fisica (FIPCF).

Australia
Giuseppe Maddaloni

All'Olimpiade di Sidney, Giuseppe Maddaloni vince nella categoria 73 kg., la seconda medaglia d'oro olimpica dell'Italia nel judo.
Grande successo per la Federazione, che oltre all'oro di Maddaloni conquista anche tre bronzi con Girolamo Giovinazzo (66 kg.), Ylenia Scapin (70 kg.) ed Emanuela Pierantozzi (78 kg.).

2002
Italia

La Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali (FIJLKAM) celebra il centenario della sua fondazione.

2004
Grecia

All'Olimpiade di Atene, Lucia Morico conquista per l'Italia il bronzo nei 78 kg.

2008
Cina
Giulia Quintavalle

All'Olimpiade di Pechino, Giulia Quintavalle vince la prima medaglia d'oro olimpica femminile dell'Italia nel judo (57 kg.).

2012
Inghilterra
Rosalba Forciniti

Ai Giochi di Londra, arriva per l'Italia il bronzo di Rosalba Forciniti nei 52 kg.

Italia

In Italia il 27 novembre s'inaugura al Centro Olimpico il Museo degli Sport di Combattimento e la nuova Palazzina Direzionale Multifunzionale.

2016
Brasile
Fabio Basile

Olimpiadi di Rio de Janeiro, Fabio Basile vince la terza medaglia d'oro olimpica maschile per l'Italia nel judo (66 kg.).
Nelle categorie femminili arriva invece l'argento con Odette Giuffrida (52 kg.).

Significato del karate-do

Cos'è il karate-do

La Via della mano vuota significato degli ideogrammi Kara, Te e Do

Karate Kanji

Il termine kara-te

 

Tote-Karate

Ecco come si è formato il termine karate.
In giapponese si scrive con ideogrammi, e il legame tra il carattere scritto e il suono non è così diretto come nelle scritture fonetiche. Spesso esistono diverse pronunce per lo stesso ideogramma e lo stesso suono può corrispondere a più ideogrammi. Il nome antico di karate era To-te “la mano (te o de) della Cina (to)”, o più semplicemente Te o De.

Ideogramma Te

Ideogramma Te

L’ideogramma to si pronuncia anche kara, e all’inizio del ventesimo secolo ha cominciato ad essere impiegata questa pronuncia: kara-te “la mano (te) della Cina (kara)”. Il termine te o de, letteralmente “mano” ha anche il significato di “arte” o “tecnica”.
L’uso della parola kara permetteva di giocare su un doppio senso, poiché il suono kara in giapponese significa anche “vuoto”, ma viene scritto con un’altro ideogramma (il primo a sinistra nella figura a inizio pagina). Il cambiamento dell’ideogramma corrispondente al suono kara si spiega in due modi complementari : da una parte il termine kara, che significa “vuoto” nell’accezione del buddismo zen, ha in giapponese una profondità maggiore, dall’altra il termine “mano cinese” non andava molto d’accordo col nazionalismo giapponese di inizio secolo.

Ideogramma Kara

Ideogramma Kara

Questa nuova forma, kara-te, (primi due ideogrammi a sinistra ), “mano vuota”, si è diffusa nel corso degli anni Trenta, nel momento in cui i maestri di Karate, arrivati dalla piccola Okinawa, cercarono di inserire la loro arte nella più vasta tradizione del budo (letteralmente significa la via delle arti marziali, in questo caso intende l’insieme delle arti marziali dei guerrieri giapponesi).

Il suffisso Do

È verso il 1930 che Gichin Funakoshi comincerà a trascrivere kara con l’ideogramma che significa “vuoto”.
Con il montare del nazionalismo, l’ideogramma “Cina” appare come un elemento di disturbo per l’integrazione del karate nella tradizione del budo giapponese, e anche per la sua diffusione, tanto più considerando che la tradizione del budo è molto vicina al militarismo giapponese, in via di rafforzamento nel corso degli anni trenta. Egli spiega questa scelta attraverso due piccole frasi di insegnamento buddhista zen:

Shiki soku ze ku (= kara )
Ku soku ze shiki

Tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al vuoto (nulla)
Il vuoto (nulla) è l’origine di tutta la realtà

Ideogramma Do

Ideogramma Do

Ugualmente tutte le discipline del budo giungono alla fine allo stato di un uomo a mani vuote, e lo stato di uomo a mani vuote è il principio di tutto il budo. È per tali motivi che il Maestro Gichin Funakoshi aggiunge al termine karate il suffisso Do (Via).
Promuovere “il karate-do come stile di vita” diviene la sua missione, non si tratta più di un arte marziale e basta ma di un modo d’essere, un modo di comportarsi: di porsi di fronte agli altri, che diventano non più il nostro nemico da distruggere ma un’amico da amare. Riprendendo una frase di Egami (un suo grande allievo):

…In un arte marziale prima, pieni d’odio, si cerca di distruggere l’avversario, poi di ucciderlo con una sola tecnica, poi di sconfiggerlo senza ucciderlo, poi di batterlo senza fargli male ed infine, pieni d’amore, di vincerlo senza combattere…

Questo è il Do (Via)

Come nota storica: il termine viene dapprima adottato dal gruppo karateka dell’università di Keyo che lo incoraggiano a utilizzarlo pubblicamente.

Numerosi adepti di anziani di Okinawa lo criticano severamente. Alcuni anni più tardi quasi tutti gli esperti avranno adottato questa terminologia.

Gichin Funakoshi

Fondatore del karate shotokan

(10 novembre 1868 – 26 aprile 1969)

Lo scopo ultimo del Karate Do non risiede nella vittoria o nella sconfitta,
ma nella perfezione del carattere dei suoi praticanti

Gichin Funakoshi nasce a Okinawa il 10 novembre 1868, primo anno dell’era Meiji, periodo in cui il Giappone passa dal feudalesimo all’era moderna. Egli appartiene a una famiglia di funzionari molto legata alla tradizione, malgrado una situazione economica spesso instabile.

Anko Asato

Anko Asato (1827–1906)

La sua passione per il karate, comincia quando da piccolo, verso i 12 anni, va spesso a giocare dal figlio più grande di Anko Asato, uno dei più illustri Maestri del tempo, e si stupisce delle tecniche che il padre eseguiva in giardino. L’allenamento con il Maestro era sempre durissimo, e molto spesso si svolgeva di notte, al solo chiarore di una lanterna; qui Asato insegna a Funakoshi tutti i segreti del karate con grande rigidità. I primi tempi Funakoshi doveva eseguire centinaia di volte il singolo kata o la singola tecnica, al fine di raggiungerne la perfezione. Funakoshi imparò numerosi kata da Kenwa Mabuni (fondatore dello Shito-Ryu).
Comincia così un lavoro da insegnante alla scuola di Okinawa, e continuerà a farlo per oltre 30 anni. Agli inizi del suo lavoro come insegnante, Funakoshi conosce Anko Itosu, amico di Asato, che acconsente ad insegnarli la pratica del karate, sempre sotto la guida di Asato.
Nacque così il dojo Shotokan, costruito ad Okinawa, che significa “la casa nel fruscio della pineta”.

Yoshitaka Funakoshi

Gigo Funakoshi (1906-1945)

Lo stile shotokan (Shotokan-ryu) è uno degli stili moderni del karate giapponese, nato dall’incontro di varie arti marziali, codificato dal Maestro Gichin Funakoshi e da suo figlio, il Maestro Yoshitaka Funakoshi (1906-1945).

Un termine spesso accoppiato a shotokan, è shotokai. Spesso si identifica erroneamente la parola shotokai, come un sottostile dello shotokan, ma non è così: shotokai non è altro che l’associazione (kai=associazione) mondiale che regola lo stile shotokan.
L’immagine del Maestro Gichin Funakoshi è spesso associata a quella del karate, e si considera talvolta come il “creatore del karate moderno” sebbene, storicamente, ciò non sia esatto. Si tratta di una confusione tra la modernizzazione del karate, che ha avuto luogo all’inizio del secolo XX, e la sua diffusione. Il Maestro Gichin Funakoshi è stato, di fatto, il primo a diffondere il karate dall’isola di Okinawa all’intero Giappone e, in seguito, la sua scuola di karate si è ampiamente diffusa nel mondo intero.

Karate

Karate

Storia del Karate

La storia del karate: evoluzione dell’arte di combattimento dell’isola di Okinawa fino alla definizione del karate e alla diffusione in Giappone e nel mondo

Significato del Karate

Karate-do, la Via della mano vuota. Significato del karate-do e degli ideogrammi kara, te e do

"Solo attraverso l’allenamento una persona impara le proprie debolezze … Colui che è consapevole delle sue debolezze rimarrà padrone di sé in ogni situazione"

Gichin Funakoshi fondatore karate shotokan
Gichin Funakoshi (1883-1969)
Fondatore dello stile shotokan

Le biografie dei più grandi Maestri di karate della storia

Gichin Funakoshi (1868-1957)

Fondatore dello stile shotokan

Gichin Funakoshi, biografia del fondatore dello shotokan e sviluppo del karate in giappone e nel mondo

Karate Timeline

300 a.C.

È considerata in questa data l’arrivo dal Giappone degli abitanti originari delle Isole Ryukyu, di cui fa parte Okinawa.

1733

Il 5 marzo a Shuri (Okinawa) nasce il maestro Sakugawa “Tode” Kanga, precursore del karate moderno e conosciuto come il “Padre del karate di Okinawa”.

1868

Il 10 novembre a Shuri, Naha (Okinawa) nasce il maestro Gichin Funakoshi, fondatore dello stile Shotokan.

1933

Il karate apre la sua sezione all’interno del Dai Nippon Butokukai.

Disabilità e la pratica del judo

Disabilità ovvero handicap?

Disabilita

Molto spesso si assiste al fatto che i termini di disabilità e di handicap vengano usati indifferentemente, a volte per indicare una stessa condizione svantaggiata. Si tratta, però, in molti casi, di un uso improprio di denominazioni che si riferiscono invece a situazioni ben diverse.
Per disabilità si devono intendere tutti quei problemi lamentati dall’individuo: ad esempio, in campo sensoriale, la difficoltà visiva ovvero uditiva.
Il termine handicap va, invece, riservato a quelle condizioni di svantaggio che, derivando da disabilità, limitano o addirittura impediscono la normale realizzazione del ruolo dell’individuo (determinandone, ad esempio, l’isolamento sociale).
Da tutto ciò deriva la constatazione che un atleta il quale, pur essendo un non vedente, si alleni regolarmente nel judo traendone giovamento, debba essere considerato certamente un disabile (della vista), ma assolutamente non un portatore di handicap.

Le disabilità

Tutte le varie disabilità possono essere raccolte in tre principali categorie: fisiche, sensoriali, psichiche.

Disabilità fisica

Vengono comprese sotto la denominazione di disabilità fisica tutte le menomazioni funzionali degli arti superiori e/o inferiori, di varia natura (congenita, traumatica, ecc…).
Ci si riferisce, quindi, ai vari tipi di paralisi, dalle meno gravi (monoplegia o paralisi di un solo arto) alle più gravi (tetraplegia o paralisi di tutti gli arti), ai vari esiti invalidanti della poliomielite, alle amputazioni di uno o più arti, o anche di una mano o di un piede.
Si tratta di menomazioni funzionali che di norma vengono corrette con l’uso di protesi, di apparecchi ortopedici e che, nei casi più gravi, richiedono l’uso della sedia a rotelle.

  • Judo e disabili fisici

    Gli atleti affetti da disabilità fisica riescono ad allenarsi ed a gareggiare in alcuni particolari sports, come ad esempio nell’atletica leggera.
    Più complessa è la loro partecipazione ad alcuni sport di squadra in molti dei quali è previsto l’uso della carrozzina.
    Per quanto riguarda il judo, in considerazione delle tipiche peculiarità di questo sport, e della necessità di dover utilizzare sia gli arti superiori che quelli inferiori, non si presume che esso possa essere praticato da disabili affetti da grandi menomazioni funzionali.

Disabilità sensoriale

La disabilità sensoriale, e cioè la perdita o l’attenuazione di una delle due più importanti funzioni sensoriali dell’uomo, quella uditiva e quella visiva, non incide in alcun modo sulle potenzialità funzionali e muscolari del soggetto, ma bensì, e notevolmente, sulla sua vita di relazione.
Ed è proprio in considerazione delle difficoltà di relazione, tipiche dei disabili sensoriali, siano essi non udenti o non vedenti, che assumono particolare rilievo i benefici effetti psicofisici derivanti dalla pratica del judo.

  • Disabilità uditiva

    La perdita, totale o parziale, del senso dell’udito può derivare da diverse cause talora presenti anche prima della nascita, nel qual caso si parla di sordità congenita. La sordità congenita può essere pre-natale ereditaria, ovvero pre-natale acquisita, determinata cioè da fattori che colpiscono la madre durante la gravidanza, come ad esempio alcune infezioni (rosolia, ecc…) ovvero anche cause di tipo tossico (alcuni farmaci, ecc…)
    Se nel caso di sordità congenita grave e bilaterale non si interviene precocemente con protesi acustica e riabilitazione logopedica, il bambino oltre a non poter percepire i suoni e le parole, non apprende il linguaggio e diviene così un sordomuto.
    Se, al contrario, la sordità non è presente alla nascita ma si sviluppa nel corso degli anni e comunque dopo l’apprendimento del linguaggio, i suoi effetti consisteranno principalmente nella mancata o ridotta percezione di suoni e parole, disabilità che può essere ben corretta mediante l’uso di una protesi acustica.
    Le cause che possono determinare una sordità più o meno grave nel corso degli anni sono varie: infettive (otiti), traumatiche (non solo traumi cranici, ma anche traumi acustici), tossiche (farmaci, fumo, ecc…), vascolari, dismetaboliche (diabete), ecc…
    • Judo non udenti
      Gli atleti affetti da sordità, anche totale, non incontrano di norma alcuna difficoltà nel praticare gli sports.
      Ciò risulta particolarmente vero nel judo che, essendo uno sport di contatto fra due atleti, non richiede alcuna forma di comunicazione verbale (come avviene invece negli sports di squadra).
      In pratica, i judoka con disabilità uditiva possono allenarsi e gareggiare fra loro nelle competizioni a loro riservate (campionati silenziosi), così come possono altrettanto bene allenarsi e gareggiare con i judoka normodotati nei normali campionati.
  • Disabilità visiva

    La perdita, totale o parziale, del senso dell’udito può derivare da diverse cause talora presenti anche prima della nascita, nel qual caso si parla di sordità congenita. La sordità congenita può essere pre-natale ereditaria, ovvero pre-natale acquisita, determinata cioè da fattori che colpiscono la madre durante la gravidanza, come ad esempio alcune infezioni (rosolia, ecc…) ovvero anche cause di tipo tossico (alcuni farmaci, ecc…)
    Se nel caso di sordità congenita grave e bilaterale non si interviene precocemente con protesi acustica e riabilitazione logopedica, il bambino oltre a non poter percepire i suoni e le parole, non apprende il linguaggio e diviene così un sordomuto.
    Se, al contrario, la sordità non è presente alla nascita ma si sviluppa nel corso degli anni e comunque dopo l’apprendimento del linguaggio, i suoi effetti consisteranno principalmente nella mancata o ridotta percezione di suoni e parole, disabilità che può essere ben corretta mediante l’uso di una protesi acustica.
    Le cause che possono determinare una sordità più o meno grave nel corso degli anni sono varie: infettive (otiti), traumatiche (non solo traumi cranici, ma anche traumi acustici), tossiche (farmaci, fumo, ecc…), vascolari, dismetaboliche (diabete), ecc…
    • Judo non vedenti
      Il judo è uno dei pochi sport di competizione ai quali gli atleti non vedenti o ipovedenti possono partecipare senza ausili particolari e senza che siano indispensabili accompagnatori-guida. I non vedenti traggono grande beneficio dall’esercizio del judo in quanto la pratica di tale sport consente loro di migliorare alquanto l’importante funzione dell’equilibrio, e di acquisire progressivamente un senso di maggior sicurezza nella deambulazione. Nell’allenamento di judoka non vedenti è però utile che l’istruttore fin dall’inizio permetta all’allievo di essere il più possibile autosufficiente, aiutandolo ad esplorare, anche con dettagliate descrizioni, il tatami e l’ambiente circostante.
      È inoltre assolutamente necessario evitare, anche facendo uso di istruzioni verbali, che il judoka non vedente esca dal tatami o, peggio, urti contro ostacoli. Non si potrà ovviamente fare a meno di istruzioni verbali anche quando, durante la lezione, si dovrà dimostrare all’allievo una nuova tecnica.
      L’istruttore dovrà fare attenzione affinché i judoka non vedenti siano bene integrati nel corso, ma sarà anche bene che gli atleti affetti da disabilità visiva si allenino o gareggino fra di loro.
      In ultimo, e questa raccomandazione vale sia per l’istruttore che per gli altri compagni del dojo, va sempre ed in ogni caso ricordato che l’atleta non vedente non desidera affatto né ispirare compassione, né essere trattato come un handicappato, ma bensì come una persona normale.

Disabilità sensoriale

Con il termine di disabilità psichica, più che ai vari disturbi del comportamento che rendono una persona psicopatica, ci si riferisce soprattutto alle diverse insufficienze mentali e cioè a situazioni più o meno di gravi deficit psichico, determinate da cause prenatali o da fattori che abbiano agito nel periodo dello sviluppo. Fra le insufficienze mentali che si ripercuotono sia sulle prestazioni intellettuali che sulle capacità di adattamento dell’individuo, vengono annoverati deficit psichici talora associati a disturbi metabolici (fenilchetonuria) o endocrini (ipotiroidismo), sindromi polimalformative (sindrome di Down).

    • Judo e disabili psichici
      Il judo è senz’altro uno degli sports che maggiormente può recare beneficio ai portatori di disabilità psichica.
      Anzitutto, un notevole vantaggio può consistere nel fatto che il judo migliora lo sviluppo e la coordinazione muscolare, aumenta la resistenza e giova alla funzione dell’equilibrio.
      I benefici acquisiti dai disabili psichici nella pratica del judo vengono poi trasferiti e utilizzati nella vita quotidiana.
      In secondo luogo, essendo il judo una pratica sportiva basata proprio sul contatto fisico fra due atleti, esso viene a favorire quella ricerca di contatto così frequentemente espressa e ricercata da molti disabili psichici, specie da quelli affetti da sindrome di Down.
      Non va infatti dimenticato come in tanti casi d’insufficienza mentale la ricerca del contatto fisico possa quasi vicariare un rapporto di relazione spesso assai carente fra gli stessi disabili o fra disabili e soggetti normali.
      Il judo può, quindi, efficacemente agire come strumento di reinserimento sociale del disabile psichico.
      A seconda del grado d’insufficienza mentale (lieve, medio, grave) i judoka verranno suddivisi in classi di diverso livello tecnico, elemento fondamentale perchè sian loro consentita una attiva partecipazione sia agli allenamenti che alle competizioni.
      Dal punto di vista strettamente medico-sportivo, particolare attenzione sarà rivolta alla visita d’idoneità che, specie nei disabili affetti da sindrome di Down, dovrà escludere l’esistenza di malformazioni cardiache o di disturbi circolatori.

Le organizzazioni sportive per disabili

  • Le Paralimpiadi

    A Roma, in occasione delle Olimpiadi del 1960, fu per la prima volta deciso di far seguire ai Giochi Olimpici delle competizioni sportive riservate ai disabili: le Paralimpiadi, a cui parteciparono 400 atleti provenienti da 23 nazioni. Da allora, ogni volta che si sono svolte le Olimpiadi, ad esse hanno sempre fatto seguito le Paralimpiadi, anche se talora esse si sono svolte in città ed in nazioni diverse da quelle dei Giochi Olimpici.
    Nel 1976 a Örnsköldsvik in Svezia, si disputarono i primi Giochi Paralimpici Invernali.
    Le Paralimpiadi sono oggi il secondo più grande evento sportivo nel mondo.
  • Comitato Italiano Paralimpico (CIP)

    http://www.comitatoparalimpico.it/
    È un’organizzazione nata il 16 marzo 2005, con lo scopo di curare l’organizzazione e il potenziamento dello sport italiano per disabili. È riconosciuta dal CONI e facente parte dell’International Paralympic Committee (IPC). Precedentemente lo sport per disabili era a cura di una federazione sportiva, la Federazione Sportiva Italiana Sport Disabili (FISD).
    Le Federazione nacque nel 1981 con la denominazione Federazione Italiana per lo Sport degli Handicappati (FISHa), ottenendo l’adesione al CONI. Nel 1987 venne riconosciuta ufficialmente dal Comitato Olimpico. Il 17 novembre 1990 assunse la nuova denominazione di Federazione Italiana Sport Disabili (FISD), nella quale confluirono anche la Federazione Italiana Ciechi Sportivi e la Federazione Italiana Silenziosi d’Italia (quest’ultimi staccatosi nel 1996 a seguito della rottura a livello internazionale tra CISS e IPC).
    Il 16 marzo 2005 diviene Comitato Italiano Paralimpico (CIP), da cui dipendono le Federazioni Sportive Paralimpiche e le Discipline associate. Il CIP riconosce 11 Discipline sportive paralimpiche e 20 Federazioni Sportive Paralimpiche, attraverso le quali organizza l’attività agonistica nazionale ed internazionale.
  • International Paralympic Committee (IPC)

    https://www.paralympic.org/
    Fondato il 22 settembre 1989, l’IPC è l’organizzazione internazionale no-profit che governa il Movimento Paralimpico. Organizza i Giochi Paralimpici estivi e invernali, e funge da Federazione Internazionale per 9 sport, di cui quindi supervisiona e coordina l’organizzazione dei Campionati Mondiali e altre competizioni. La missione del Comitato Paralimpico Internazionale è quella di permettere agli atleti disabili di raggiungere eccellenze sportive e di creare opportunità sportive per tutti a qualsiasi livello. Inoltre l’IPC si pone come fine la promozione dei valori paralimpici, che includono il coraggio, la determinazione, l’ispirazione e l’uguaglianza.
    l’IPC raggruppa 161 Comitati Paralimpici Nazionali distribuiti in cinque continenti e quattro federazioni sportive internazionali specifiche per alcune tipologie di handicap. La sede del Comitato è a Bonn, in Germania.
    Il motto paralimpico è Spirit in Motion, ovvero Spirito in Movimento, ed esprime il carattere del Movimento Paralimpico così come le performance di alto livello degli atleti paralimpici. Inoltre esprime la forte volontà di ogni atleta disabile. La parola spirito implica che il ruolo dell’IPC non si limita a quello di una organizzazione sportiva, ma vuole portare un messaggio al mondo, smuovendo la coscienza di ognuno; la prola Movimento ovviamente implica il principale handicap degli atleti ma anche il fatto che il Comitato Paralimpico Internazionale è una organizzazione sempre attiva e vitale.
  • International Committee of Sports for the Deaf-ICSD (CISS)

    http://www.deaflympics.com/
    Il Comitato Internazionale degli Sport dei Sordi, è una associazione internazionale, membro di SportAccord che organizza, ogni due anni (alternando le edizioni invernali e quelle estive), la manifestazione multisportiva dei Giochi Olimpici Silenziosi.
  • Special Olympics

    https://www.specialolympics.org/
    È l’associazione sportiva internazionale, membro di SportAccord e riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale, che organizza, con cadenza biennale (ogni quattro anni l’edizione estiva e quella invernale, sfalsate di due anni esattamente come avviene per i Giochi Olimpici), i Giochi Olimpici Speciali, manifestazione multisportiva per atleti con disabilità intellettiva.
Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo

Diabete e la pratica del judo

Il diabete

Diabete

Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata da un aumento della glicemia (e cioè della percentuale di glucosio nel plasma ematico) e da glicosuria (presenza di glucosio nell’urina). La causa del diabete è una deficienza relativa o assoluta di insulina e pertanto esiste una alterazione generalizzata del metabolismo non solo dei glucidi, ma anche delle proteine, dei grassi e idroelettrico.
La glicemia, nel soggetto normale, è compresa fra 70 e 105 mg/100 dl. Si parla di “iperglicemia” quando i valori plasmatici di glicemia a digiuno superano i 140 mg/dl.

Diabete e attività fisica

L’attività fisica può essere utile anche nel soggetto diabetico che può praticarla qualora non sussistano controindicazioni. Ne consegue che atleti con diabete ben controllato possono essere autorizzati a praticare judo. Una particolare attenzione dovrà però essere rivolta alla dieta pre-allenamento e al dosaggio dell’insulina, al fine di evitare episodi di “ipoglicemia” (cioè un calo rilevante dei valori di glicemia).
L’ipoglicemia è caratterizzata dai seguenti sintomi:

  • sudorazione fredda
  • confusione mentale
  • intensa astenia (senso di fiacchezza)

Al contrario, si sconsiglia di praticare judo a quegli atleti il cui diabete non sia sotto controllo medico.
Durante ogni esercizio fisico si abbassano i valori della glicemia: è quindi consigliabile programmare opportunamente i tempi degli allenamenti (uchi-komi, randori, ecc…), modificare la dieta, ridurre il dosaggio dell’insulina o degli ipoglicemizzanti orali.

Sintomi crisi ipoglicemica

Sintomi crisi ipoglicemica

Inoltre, nell’atleta diabetico insulino dipendente è sempre presente il rischio di episodi di ipoglicemia.
Per questo motivo è necessario iniziare l’allenamento dopo 3 ore dalla somministrazione di insulina “pronta” e dopo 8 ore dalla somministrazione di insulina ad azione “intermedia”.
Per programmare l’intensità dell’allenamento, sarebbe necessario misurare la percentuale del consumo massimo di ossigeno che tale esercizio richiede in un determinato atleta, mediante la misurazione dei gas espirati durante l’esercizio fisico massimale.
Ciò può essere ottenuto ricorrendo al metodo a circuito aperto che permette di misurare la quantità di ossigeno consumata e la quantità di anidride carbonica prodotta e di calcolare il quoziente respiratorio (QR) dal cui valore si può risalire alla percentuale di grassi e di carboidrati ossidati.
Per una valutazione più approssimativa si può utlizzare la frequenza cardiaca raggiunta durante l’allenamento, che è correlata al consumo di ossigeno.
In questo modo l’intensità di un esercizio fisico verrà espressa come percentuale della frequenza cardiaca massima che esso richiede. Questa frequenza dovrebbe essere misurata mediante un “test ergometrico massimale”.
Se l’intensità dell’allenamento è misurata in base alla frequenza cardiaca richiesta per compierlo, si può estrapolare approssimativamente la percentuale del consumo di ossigeno corrispondente.
Ad esempio, un esercizio fisico che richieda una frequenza cardiaca pari al 60% di quella massima corrisponde al 50% del consumo massimo di ossigeno.
Nel caso di un allenamento di durata prolungata (oltre 40-60 minuti), con rilevante e prolungato impegno muscolare (ad esempio esercizi di ginnastica seguiti da uchi-komi e poi da 3-4 randori, sia di ne-waza che di nage-waza), le calorie aggiuntive vanno somministrate sotto forma di cibi o bevande, ad intervalli di 30 minuti durante tutta la durata dell’allenamento.
Ad esempio, spuntini di 35-40 grammi di carboidrati (un panino, una banana, ecc…) se l’esercizio è al 50% del consumo massimo di ossigeno.
Per limitare il rischio ipoglicemico, può essere ridotta la dose insulinica successiva all’allenamento.

Raccomandazioni per gli atleti affetti da diabete e la pratica del judo

 

Sport e diabete

È auspicabile che i soggetti diabetici che intendano praticare judo in modo non agonistico presentino i seguenti requisiti:

  • siano istruiti all’autocontrollo glicemico ed all’autogestione del diabete, e quindi abbiano ricevuto precise e dettagliate istruzioni sull’adeguamento delle dosi insuliniche e dell’apporto alimentare in caso di allenamento;
  • siano atleti psicologicamente stabili e con buone capacità di controllare la propria emotività;
  • siano soggetti metabolicamente stabili e con accettabile equilibrio glicemico;
  • siano assenti tutte le patologie rientranti nelle seguenti controindicazioni:
    • Retinopatia diabetica
    • Neuropatia sensitiva periferica
    • Nefropatia diabetica clinicamente evidente
    • Aritmie
    • Episodi ipoglicemici tardivi non correggibili con opportuno trattamento

Ogni judoka che sia affetto da diabete deve necessariamente avere sempre a disposizione (anche nel Dojo) qualche zolletta di zucchero, da ingerire in eventuali episodi di ipoglicemia.
Per quanto riguarda invece gli atleti diabetici che intendano praticare judo in maniera agonistica è assolutamente necessario che ogni decisione in merito venga rimandata al medico curante e ad un’approfondita visita d’idoneità sportiva effettuata da uno specialista in Medicina dello Sport.

Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo

Caffeina: effetti e raccomandazioni nel judo

Caffeina

Contenuto di caffeina nella principali bevande energetiche

La caffeina è la droga stimolante più largamente usata nel mondo ed è contenuta non solo nel caffè, del quale costituisce il principale ingrediente attivo, ma anche nel tè, nel cioccolato e in alcune bevande (Cosa-Cola, Pepsi Cola ecc…).
La caffeina è una sostanza appartenente alla famiglia degli alcaloidi, un gruppo di composti assai variabili diffusi nelle piante.
La caffeina, così come gli altri alcaloidi (atropina, nicotina, stricnina, morfina ecc.) è fisiologicamente attiva sugli animali anche a concentrazioni molto basse e probabilmente viene impiegata dalla pianta come meccanismo di difesa dagli erbivori.
Anche nell’uomo la caffeina influenza numerosissime reazioni biologiche. Alcune di queste interazioni sono favorevoli per l’organismo mentre altre sono responsabili degli effetti collaterali di questa sostanza.

Effetti biologici della caffeina

Una volta ingerita, dopo essere stata assorbita dallo stomaco e dall’intestino, la caffeina giunge nel sangue (il massimo livello ematico si raggiunge dopo circa un’ora dall’ingestione) e determina alcuni effetti sull’organismo.
È ben noto l’effetto stimolante della caffeina sul sistema nervoso centrale, ma vi sono anche altri effetti fisiologici.
Si ha anzitutto un aumento della pressione arteriosa e del numero delle pulsazioni cardiache; in secondo luogo la caffeina determina un aumento della secrezione acida dello stomaco e una mobilizzazione dei depositi di grassi.
Questi effetti fisiologici possano persistere da qualche ora fino a un massimo di 12 ore, ma ciò dipende in gran parte dalla tolleranza individuale che viene acquisita con l’assunzione giornaliera di dosi di caffeina.
La mobilizzazione dei depositi di grassi (i quali costituiscono, dopo il glicogeno, il principale carburante per il lavoro muscolare), fa sì che nell’esercizio fisico protratto i muscoli si trovino a poter utilizzare anche i grassi, oltre il glicogeno: ciò consente, com’è comprensibile, di poter prolungare ulteriormente lo sforzo fisico.

La caffeina e la performance atletica nel judo

Caffè

È bene che ogni judoka decida preliminarmente se fare uso di caffè, sia giornalmente che durante le competizioni.
In tale decisione devono essere tenuti in conto tutti gli effetti, sia a breve che a lungo termine.
Il ruolo svolto dalla caffeina ai fini del miglioramento della performance atletica nel judo, e in genere nello sport, risulta, però, ancora un po’ controverso.
Tuttavia, poiché non sembra che la caffeina migliori l’esercizio fisico assai intenso ma concentrato in un breve periodo di tempo (come, ad esempio, lo sprint), il beneficio potrebbe interessare soprattutto la resistenza (ad esempio, nel ne-waza).
E infatti, l’effetto della caffeina sulla performance atletica, così come risulta dalla maggior parte degli studi sperimentali, consiste in una maggiore capacità dei soggetti a resistere più a lungo nell’impegno muscolare.
Inoltre, ma questo potrebbe anche essere considerato uno svantaggio, la caffeina potrebbe, durante l’uchi-komi, il randori o lo shiai, alterare la percezione dell’intensità dello sforzo fisico e, conseguentemente, della fatica.
È chiaro, però, che i benefici ottenibili negli sports di resistenza, com’è almeno in parte il judo, possono grandemente variare a secondo di diversi fattori, quali la dieta, l’abitudine al caffè, ecc…
Al contrario, poiché la caffeina è un leggero diuretico, va messa in conto anche una certa disidratazione (vedi paragrafo sulla deidratazione).

Raccomandazioni per gli atleti che praticano judo

Caffè e sport

Se si decide di assumere caffeina, i seguenti consigli possono servire ad aumentare gli effetti benefici e ad attenuarne o abolirne quelli negativi.

Giornalmente

Chicchi di caffè

Ingerire del caffè (o altre bevande contenenti caffeina) solo qualche ora prima dell’allenamento (uchi-komi, randori).
Va comunque sempre ricordato che la caffeina può peggiorare gli eventuali sintomi di ulcera gastrica e che la costante assunzione di caffeina la sera può in alcuni soggetti causare insonnia, sonno superficiale e, in definitiva, senso di affaticamento e mancanza di energia.

Prima della competizione

Ogni judoka dovrebbe anzitutto essere a conoscenza delle reazioni del proprio organismo all’assunzione di caffeina, sia nelle condizioni di riposo che di allenamento.
Potrebbe risultare utile diminuire l’assunzione di caffeina 3-4 giorni prima della gara al fine di ottenere poi il massimo effetto positivo. Naturalmente, se si è abituati ad assumere caffeina, si dovrebbe però cercare di evitare i fenomeni di astinenza.
Il caffè o altre bevande contenenti caffeina vanno ingeriti circa 3-4 ore prima della gara. Benché il livello ematico della caffeina si elevi assai prima, il massimo effetto sui depositi di grasso si ha alcune ore dopo il picco ematico.

Caffeina e doping

No Doping

Può l’assunzione di caffè (o di altre bevande contenenti caffeina) venire considerata una forma di doping?
Si, se essa avviene oltre una certa quantità limite.
Secondo gli scienziati, 70 microgrammi di caffeina nel sangue si tradurrebbero in un miglioramento delle performance sportive pari al 6 per cento.
Proprio per questo motivo, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha inserito la caffeina fra le sostanze dopanti determinando un limite massimo di 12 microgrammi per non impedire agli atleti il piacere di una buona tazza di caffè.

Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo
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