Home » Kata

Kata

Kodokan Goshin Jutsu

Forma di autodifesa moderna del Kodokan

 

Kodokan-Goshin-Jutsu

Un momento dell’esecuzione del Kodokan Goshin Jutsu

Il Kodokan Goshin Jutsu, la forma di autodifesa moderna del Kodokan, è un Kata sostanzialmente recente. Infatti esso è stato messo a punto in epoca ben lontana dalla morte del fondatore del judo, Jigoro Kano, che ricordiamo avvenne il 5 maggio 1938.

Kodokan Goshin Jutsu è un insieme di forme che indica i princìpi e le tecniche di autodifesa applicabili alla società moderna. Diversi anni dopo che Jigoro Kano ha fondato il Kodokan, ha stabilito il Kime No Kata per un serio combattimento. Tuttavia, in accordo con i grandi cambiamenti negli stili di vita, fu richiesta l’istituzione di forme per l’adattamento all’autodifesa per i tempi e di conseguenza fu istituito il Kodokan Goshin Jutsu l’8 gennaio 1957 (e adottato ufficialmente nel 1958), riferendosi alle tecniche di arti marziali diverse che consentono di difendersi a mani vuote contro attaccanti armati o disarmati e incarnano il concetto di cooperazione reciproca del judo che dice “ferma l’alabarda, finisci con il minimo danno”.

Lo spirito del Kodokan Goshin Jutsu era simile a quello del Kime No Kata, tanto che venne denominato anche Shin Kime No Kata o nuovo Kime No Kata.
È molto differente, invece, sotto l’aspetto tecnico. Infatti tutte le tecniche erano state accuratamente scelte fra le tattiche più recenti di offesa-difesa dell’epoca.

È formato da 21 tecniche suddivise in due gruppi: “senza uso di armi” denominato Toshu-no-bu e “con l’uso di armi” Buki-no-bu.
La “sezione disarmata” consiste di un totale di dodici tecniche divise in sette “difese da prese varie” e cinque “difese da attacco da lontano”; mentre la “sezione armata” è composta da un totale di nove tecniche, tre per ogni tipologia di attacco, “contro colpi di pugnale”, “contro colpi di bastone” e “contro minaccia con la pistola”.

Il 15 luglio 1987 ne è stata effettutata una prima revisione, mentre l’1 dicembre 1992 è la data dell’ultima revisione.

 

Composizione del Kodokan Goshin Jutsu

TOSHU-NO-BU - Difese senza armi

KUMITSUKARETA-BO-AI (distanza ravvicinata)

Gruppo I: Difese da prese varie

  • Ryote-dori (presa ai polsi per avanti)
  • Hidari-eri-dori (presa al bavero sinistro – spingendo)
  • Migi-eri-dori (presa al bavero destro – tirando)
  • Kata-ude-dori (presa al braccio da dietro)
  • Ushiro-eri-dori (presa di colletto da dietro)
  • Ushiro-jime (soffocamento a mani nude da dietro)
  • Kakae-dori (presa da dietro)

HANARETA-BO-AI (lunga distanza)

Gruppo II: Difese da colpi di pugni e calci

  • Naname-uchi (pugno obliquo alla tempia sinistra)
  • Ago-tsuki (pugno al mento – uppercut)
  • Ganmen-tsuki (pugno diretto al viso)
  • Mae-geri (calcio frontale)
  • Yoko-geri (calcio laterale)

BUKI-NO-BU - Difese con le armi

Gruppo III: difesa da attacchi di pugnale (TANTO)

  • Tsukkake (tentativo di estrarre il pugnale)
  • Choku-tsuki (pugnalata allo stomaco)
  • Naname-tsuki (pugnalata obliqua al collo dall’alto)

Gruppo IV: difesa da attacchi di bastone (TSU-E)

  • Furi-age (bastonata dall’alto)
  • Furi-oroshi (bastonata alla tempia)
  • Morote-tsuki (bastonata di punta allo stomaco)

Gruppo V: difesa da minaccia con la pistola

  • Shomen-zuke (minaccia con pistola da vicino)
  • Koshi-gamae (minaccia con pistola al fianco)
  • Haimen-zuke (minaccia con pistola alla schiena)

Video sul Kodokan Goshin Jutsu

Kodokan Goshin Jutsu – Video didattico del Kodokan di Tokyo – Koshi Onozawa 7° Dan (Tori) – Koji Komata 7° Dan (Uke)

Kodokan Goshin Jutsu – Tokyo Budokan Reopening Events – Takeshi Takeda 6° Dan (Tori) – Junichi Miyazaki 6° Dan (Uke)

Summer Course 2017 – Kodokan Goshin Jutsu – Ikeda Koo (Tori) – Sakamaki Fumitaka (Uke) – Campioni del Mondo ai World Judo Kata Championships 2017 a Olbia

Kodokan Goshin Jutsu – World Judo Kata Championships 2014 (Malaga) – I vincitori della medaglia d’oro: Hideki Miyamoto (Tori) e Masaki Watanabe (Uke)

Ju No Kata

Forma della cedevolezza

Jigoro Kano (1860–1938) fondatore del Judo. Ju No Kata

Jigoro Kano (1860–1938) durante una esecuzione di Ju No Kata

Il Ju No Kata (forma della cedevolezza), è uno dei otto kata ufficiali del Kodokan Judo Institute di Tokyo.

Esso fu creato dal Prof. Jigoro Kano nel 1897 circa, e originariamente, definito il kata della ginnastica (Taiso No Kata), comprendeva 10 tecniche. Solamente nel 1907 il kata venne modificato dallo stesso Kano, arrivando all’attuale classificazione con 15 tecniche suddivise in 3 gruppi, prendendo appunto il nome di Ju No Kata.

Il Ju No Kata è caratterizzato da movimenti fluidi e precisi, da azioni di distensione muscolare isometrica e da un’attività aerobica molto intensa. Viene eseguito lentamente, non comporta cadute e quindi può venire utilizzato come ottimo esercizio fisico, inoltre l’esecuzione di questo kata non necessita che tori e uke indossino judogi e quindi può essere eseguito all’aria aperta, in ogni luogo, da persone di ogni sesso ed età; conferisce un perfetto senso dell’equilibrio e un buon controllo dei muscoli.

Si noti che sebbene la sezione femminile del Kodokan, istituita ufficialmente nel 1926, abbia sempre posto particolare enfasi sullo studio del Ju No Kata, è del tutto falsa l’opinione per la quale tale kata sia a uso esclusivo delle donne.
È pur vero che sin da subito il fondatore del Judo non aveva una propria metodologia per insegnare alle donne. Assieme al proprio allievo Tomita perfezionò quindi uno specifico programma partendo proprio dall’insegnamento del Ju No Kata che permetteva un’introduzione graduale al judo, onde non spaventare le praticanti prima di aver raggiunto un grado e un’esperienza tali da potersi cimentare in tecniche più complesse.

Questo kata propone lo studio dell’alternanza tra yin e yang, ossia tra la “energia nascosta o passiva” e la “energia visibile o attiva”.

Illustri maestri del Ju No Kata sono: Masako Noritomi, Keiko Fukuda, Katsuko Umezo e Sumiko Akiyama.

Composizione del Ju No Kata

Gruppo I: Ikkyo

  • Tsuki dashi (trafiggere con la mano)
  • Kata oshi (spingere la spalla)
  • Ryote dori (presa ai polsi)
  • Kata mawashi (far girare le spalle)
  • Ago oshi (spingere il mento)

Gruppo II: Dai Nikkyo

  • Kiri oroshi (tagliare dall’alto)
  • Ryokata oshi (spingere entrambe le spalle)
  • Naname uchi (colpire in diagonale)
  • Kata te dori (prendere una mano)
  • Kata te age (alzare una mano)

Gruppo III: Sankyo

  • Obi tori (afferrare la cintura)
  • Mune oshi (spinta sul petto)
  • Tsuki age (pugno al mento dal basso verso l’alto)
  • Uchi oroshi (colpo dall’alto verso il basso)
  • Ryogan tsuki (dita negli occhi)

Ju No Kata – Video didattico del Kodokan di Tokyo – T. Ogata 6° Dan (Tori) – M. Samejima 6° Dan (Uke)

World Judo Kata Championships 2013 (Kyoto – JPN) – Etsuko Yokoyama (Tori) e Chigusa Omori (Uke) vincono il loro sesto titolo consecutivo nel Ju No Kata

Raro video che riprende un esecuzione del Ju No Kata precedente al 1940.  Tori potrebbe essere il Maestro Isogai Hajime, ma non ci sono conferme di questo.

World Judo Kata Championships 2008 (Paris – FRA) – Ilaria Sozzi (Tori) e Marta Frittoli (Uke) seconde classificate nel Ju No Kata

Kime No Kata

Forma della decisione

Jigoro Kano (1860-1938) durante una lezione sul Kime No Kata

Jigoro Kano (1860-1938) durante una lezione sul Kime No Kata

Il Kime No Kata (forma della decisione), in origine chiamato Shinken Shobu No Kata (forma di combattimento reale), era costituito da tecniche dei vari metodi di jujutsu, riunite da Jigoro Kano per l’allenamento al combattimento reale.

Da un punto di vista didattico, è coerente l’arrivo della prima versione dello Shinken No Kata nel 1887, cronologicamente dopo il Nage No Kata (1884) e il Katame No Kata (1885), passando così dallo studio della pratica libera (Randori No Kata) a un kata pensato per l’allenamento al combattimento reale. Era questo il fine dei kata di jujutsu, fine che, secondo Jigoro Kano, in quegli anni era andato un po’ dimenticato.

Frutto di varie modifiche ed evoluzioni, inizialmente lo Shinken Shobu No Kata era composto da 10 tecniche, diventate poi 13 quando Jigoro Kano presentò, nel 1906, i kata alla riunione del Dai Nippon Butokukai, dove furono stabiliti i Randori No Kata, mentre sul Kime No Kata si discusse ancora parecchio per arrivare a una conclusione definitiva solo alcuni anni dopo. È probabilmente proprio al momento di presentare il kata al Butokukai che Jigoro Kano decide di cambiare non in Kime No Kata, al quale il Butokukai volle aggiungere altre 7 tecniche prima di approvare il kata così come lo conosciamo oggi.

Attualmente, il Kime No Kata è composto da 8 tecniche in posizione in ginocchio (idori) e 12 tecniche in posizione in piedi (tachi-ai), per un totale di 20 tecniche.
Come per tutti gli altri kata vi è l’esigenza di portare il corpo alla migliore condizione ottimale considerando che nel Kime No Kata vi sono molte tecniche di atemi e lussazione, per cui un taiso specifico prima di cominciare è indispensabile, lavorando sul riscaldamento muscolare e mobilità articolare provando le tecniche di lussazione a parte, gradualmente, prima di cominciare il kata vero.

In conclusione, per raggiungere un livello superiore, come progressione didattica dopo il Randori No Kata, è indispensabile studiare il Kime No Kata.

Composizione del Kime No Kata

Gruppo I: Idori (posizione inginocchiata)

contro attacchi a mani nude
  • Ryote-dori (presa alle due mani)
  • Tsukkake (pugno allo stomaco)
  • Suri-age (colpo scivolato al viso)
  • Yoko-uchi (pugno laterale)
  • Ushiro-dori (afferramento da dietro)
contro attacchi con pugnale
  • Tsukkomi (traforare con il pugnale)
  • Kiri-komi (fendere la testa con il pugnale)
  • Yoko-tsuki (colpo al fianco con il pugnale)

Gruppo II: Tachi-ai (posizione eretta)

contro attacchi a mani nude
  • Ryote-dori (presa alle due mani)
  • Sode-tori (presa per le maniche)
  • Tsukkake (pugno allo stomaco)
  • Tsuki-age (pugno uppercut)
  • Suri-nage (colpo scivolato al viso)
  • Yoko-uchi (pugno laterale)
  • Ke-age (colpo ai testicoli)
  • Ushiro-dori (presa alle spalle)
contro attacchi con spada o pugnale
  • Tsukkomi (traforare con il pugnale)
  • Kiri-komi (fendere la testa con il pugnale)
  • Nuki-gake (impedire di sguainare la katana)
  • Kiri-oroshi (fendente con la katana)

Kime No Kata – Video didattico del Kodokan di Tokyo – T. Sato 7° Dan (Tori) – I. Hasegawa 7° Dan (Uke)

Kime No Kata Clinic (04-08-2016) – Maestro Naoki Murata 8° Dan

Stage al Kodokan di Tokyo – Kime No Kata – Diretto dal M° Tadashi Sato 8° Dan – vice direttore del Kodokan svolge anche l’opera di assistente al M° Osawa 10° Dan presso la sezione femminile al Kodokan. Grande tecnico è stato per anni allenatore della nazionale femminle ed è esperto in tutti i kata, in particolare il Koshiki No Kata e il Kime No Kata

World Judo Kata Championships 2011 (Frankfurt – GER) – I vincitori della medaglia d’oro nel Kime No Kata: Takeishi Kenji (Tori) e Uematsu Koji (Uke)

Katame No Kata

Forma delle immobilizzazioni o del controllo

Premessa

 

Oda Tsunetane (1892-1955) - 9° Dan

Oda Tsunetane (1892-1955) – 9° Dan

Il Katame No Kata (forma delle immobilizzazioni o del controllo), fu sviluppato insieme al Nage No Kata (forma delle proiezioni), tra il 1884 e il 1887, nei primi anni dopo la fondazione del Kodokan, come metodo di insegnamento dei principi del katame-waza. La prima versione del Katame No Kata è datata 1885.
Questo kata è stato mutuato dalla scuola di JuJutsu di Tenshin-shin-yo-ryu, specializzata nel Katame Waza e nell’Atemi Waza (colpi nei punti vitali).
Originariamente costituito da dieci tecniche, in seguito alle influenze del Dai Nippon Butoku Kai, Jigoro Kano portò il numero di tecniche a quindici.
Il Katame No Kata consiste appunto di quindici tecniche, raggruppate nelle tre categorie principali del katame-waza. ovvero osaekomi-waza, shime-waza e kansetsu-waza.
Insieme al Nage No Kata costituisce il Randori No Kata (forma di pratica libera).

Composizione del Katame No Kata

Gruppo I: Osaekomi waza (tecniche di immobilizzazione)

  • Kesa-gatame
  • Kata-gatame
  • Kami-shiho-gatame
  • Yoko-shiho-gatame
  • Kuzure-kami-shiho-gatame

Gruppo II: Shime waza (tecniche di strangolamento)

  • Kata-juji-jime
  • Hadaka-jime
  • Okuri-eri-jime
  • Kata-ha-jime
  • Gyaku-juji-jime

Gruppo III: Kansetsu waza (tecniche di leva articolare)

  • Ude-garami
  • Ude-hishigi-juji-gatame
  • Ude-hishigi-ude-gatame
  • Ude-hishigi-hiza-gatame
  • Ashi-garami

L'area


L’area di combattimento è composta da un quadrato ideale (ABCD) di circa 6 tatami, ma l’area di svolgimento del kata è di 4 tatami.

Rappresentazione grafica dell'area del kata

Rappresentazione grafica dell’area del kata

Il saluto

All’inizio, tori e uke stanno in piedi uno di fronte all’altro in a una distanza di circa 5,40 metri (equivalenti alla lunghezza di tre tatami giapponesi). È importante mantenere questa distanza: se ci si mette a tre materassine italiane (6 metri) in alcuni momenti ci si troverà poi troppo lontani e sarebbe necessario introdurre dei passi in più. Tori è a sinistra e uke a destra (guardando verso joseki). Entrambi si rivolgono verso il joseki per fare il saluto in piedi (ritsu-rei) per poi girarsi l’uno di fronte all’altro ed eseguire il saluto a terra (za-rei).
Quindi, dopo essersi alzati insieme, entrambi, tori e uke, fanno contemporaneamente un passo avanti con il loro piede sinistro nella posizione shizen-hon-tai, trovandosi adesso a circa due tatami di distanza.
A questo punto contemporaneamente spostano il piede sinistro indietro poggiando il ginocchio sinistro a terra nel punto appena lasciato dal tallone, mantenendo le loro dita dei piedi in flessione.
Il piede destro si sposta esternamente verso destra (parte inferiore della gamba a circa 90° con la coscia); il palmo della mano destra sul ginocchio destro, mentre il braccio sinistro resta naturalmente lungo il corpo. Questa posizione si chiama kyoshi-no-kamai o kurai-dori. Quindi, uke richiama il ginocchio destro ed esegue un passo direttamente in avanti con la gamba destra, subito seguito dalla sinistra che scivola sul ginocchio. Sposta di nuovo il piede destro verso il lato destro per assumere ancora una volta la posizione di kyoshi-no-kamai.
Uke adesso mette la sua mano destra sul tatami, di fronte al ginocchio sinistro con le dita della mano rivolte all’esterno verso di fronte al suo ginocchio sinistro. Sorreggendo il suo corpo con la mano destra e il piede sinistro solleva il corpo da terra e torcendosi infila la gamba destra di fianco alla sinistra e la distende portandola ben al di là della sinistra che quindi rimane piegata. Uke si posiziona così completamente disteso al suolo lungo l’asse del kata, la testa appoggiata a terra, le braccia distese lungo i fianchi, la gamba sinistra piegata e appoggiata al suolo con la pianta del piede. In questo momento uke si trova con la testa al centro dell’area del kata, a circa un metro e mezzo di distanza da tori.

Formalità iniziali

Tori si alza in piedi. Per farlo chiude avvicinando il piede destro al ginocchio sinistro quindi si alza andando direttamente in shizen-hon-tai. Ruota di 45° in direzione del lato destro di uke e inizia a camminare partendo con il piede sinistro. Si porta ad una distanza da uke, chiamata toma, equivalente a circa 1 metro. Si ferma un attimo in shizen-hon-tai, quindi scende in kyoshi. Chiude, avanza di due passi e torna ad aprire ad una distanza, chiamata chikama, di circa 30 centimetri o poco più. Dopo un attimo chiude nuovamente ed esegue un ulteriore piccolo passo portandosi a contatto di Uke.

A questo punto tori afferrando il braccio destro di uke inizia l’esecuzione della prima tecnica del Katame No Kata, kesa-gatame.

Video sul Katame No Kata

Katame No Kata – Video didattico del Kodokan di Tokyo – Tsuneo Sengoku 7° Dan (Tori) – Yoshihisa Doba 6° Dan (Uke)

Katame No Kata – Nakayama Satoshi (Tori) – Yokoyama Seiji (Uke) – Campioni del Mondo 2015

Katame No Kata – Judo Kata Wold championships 2014 (Malaga) – Nakayama Satoshi (Tori) – Hayashi Seiji (Uke)

Katame No Kata – Komuro Koji (Tori) – Takano Kenji (Uke) – Campioni del Mondo 2010

Nage No Kata

Forma delle proiezioni

Premessa

 

Shihan Jigoro Kano esegue uki-goshi

Shihan Jigoro Kano (1860–1938) esegue uki-goshi

Il Nage No Kata (forma delle proiezioni) è uno dei kata del judo riconosciuti ufficialmente dal Kodokan di Tokyo e forma, insieme al Katame No Kata (forma delle immobilizzazioni o del controllo), il Randori No Kata (forma di pratica libera).
La prima versione del Nage No Kata è datata 1884.
Mutuato dalla scuola di Kito-ryu, specializzata nelle tecniche di lancio, il Nage No Kata racchiude i principi fondamentali che regolano le tecniche di attacco e di difesa del judo praticato in posizione eretta (Tachi waza), degli spostamenti (Shintai) e dei movimenti rotanti del corpo (Taisabaki).

Attraverso il perfezionamento di questo kata ci si addentra nello studio delle prese (Kumi kata), degli squilibri (Kuzushi), dei movimenti propedeutici all’entrata (Tsukuri) e delle cadute (Ukemi) e si approfondiscono principi come “prendere l’iniziativa” (Sen), “anticipare l’iniziativa” (Sen no sen) e “posticipare l’iniziativa” – contrattacco – (Go no sen).

È composto da 15 proiezioni fondamentali raggruppate in cinque serie. Ogni serie è composta da tre colpi che illustrano le tecniche fondamentali dei lanci. Le cinque serie rappresentano ognuna una delle classi di tecniche del Nage-waza (Go-kyo).
Tutte le proiezioni sono eseguite prima a destra e poi a sinistra (eccetto uki-goshi che si esegue prima a sinistra poi a destra) proprio per dimostrare come il nage-waza richieda la pratica ambidestra per lo sviluppo armonico del corpo.

Composizione del Nage No Kata

Gruppo I: Te waza (tecniche di braccia)

  • Uki otoshi
  • Seoi nage
  • Kata guruma

Gruppo II: Koshi waza (tecniche di anca)

  • Uki goshi
  • Harai goshi
  • Tsurikomi goshi

Gruppo III: Ashi waza (tecniche di gamba)

  • Okuri ashi barai
  • Sasae tsurikomi ashi
  • Uchi mata

Gruppo IV: Mae sutemi waza (tecniche di sacrificio sul dorso)

  • Tomoe nage
  • Ura nage
  • Sumi gaeshi

Gruppo V: Yoko sutemi waza (tecniche di sacrificio sul fianco)

  • Yoko gake
  • Yoko guruma
  • Uki waza

L'area

L’area di combattimento è composta da un quadrato ideale (ABCD) di circa 6 tatami, ma l’area di svolgimento del kata è di 4 tatami.

Rappresentazione grafica dell'area del kata

Rappresentazione grafica dell’area del kata

Il saluto

Tori ed uke fanno il loro ingresso nell’area di kata dai rispettivi lati e si fermano in shizen-hon-tai (posizione naturale fondamentale), uno davanti all’altro.
Tori è a sinistra e uke a destra (guardando verso joseki). I judoka si posizionano lungo un asse ideale U-T (parallelo ai lati A-C e B-D) che è un punti di riferimento per tutta la durata del kata, ad una distanza iniziale di 5 passi (4 tatami) che corrispondono ai cinque tempi successivi di ciascuna proiezione di questo kata (fanno eccezione le proiezioni di uki-goshi, uchi-mata, yoko-guruma e tsurikomi-goshi).
È fondamentale notare prima di tutto la posizione di tori e uke durante l’esecuzione del Nage No Kata: ambedue tengono la testa alta e il corpo dritto, ma il baricentro basso. Per mantenere l’equilibrio infatti la testa non dev’essere inclinata avanti, indietro o lateralmente; per lo stesso motivo uke mantiene o ricerca sempre la posizione shizen-hon-tai.
La posizione shizen-hon-tai si assume portando i piedi alla larghezza del bacino, è la posizione di guardia e l’ideale per mantenere l’equilibrio.
Successivamente si rivolgono contemporaneamente, eseguendo un quarto di giro, verso il joseki (giuria, lato d’onore) ed eseguono il saluto in piedi. I judoka tornano alla precedente posizione ed eseguono il medesimo saluto fra di loro sia in piedi che in ginocchio (ritsu-rei, za-rei), in base a quanto precedentemente concordato.

Gli spostamenti

In seguito viene fatto un passo avanti portando le gambe divaricate. Questo passo rappresenta l’ingresso nella vera e propria area di kata. Dopo una sosta di un secondo, i due compagni avanzano l’uno verso l’altro e si fermano a distanza utile per effettuare la presa fondamentale (kumi-kata), in posizione di shizen-hon-tai.
Da questa posizione ha inizio il Nage No Kata.
Migi/hidari-shizen-tai (posizione naturale destra/sinistra) significa che dalla posizione descritta si fa mezzo passo avanti o col piede destro o col piede sinistro.
La presa nella posizione jigo-hon-tai (posizione difensiva fondamentale) si esegue portando una mano sulla scapola dell’avversario passando sotto l’ascella, per sollevare, e prendendo il braccio all’altezza del gomito, ma non solo il judogi, bensì manica e gomito insieme; camminando i passi sono più lunghi di migi/hidari-shizen-tai e ognuno deve tirare verso di se.
Gli esecutori del kata, (tori ed uke) devono camminare in modo naturale, senza sollevare troppo i piedi da terra (tsuri-ashi).
Distinguere la marcia normale per l’avvicinamento di tori a uke precedente al primo tempo di ogni proiezione, da quella di esecuzione della proiezione. Per questa ultima, in nessun caso durante la successione dei passi, il piede mosso per primo deve essere superato da quello che segue.
Durante gli spostamenti la posizione dei corpi deve essere quella naturale.
Tori e uke non rivolgono mai le spalle al pubblico e non possono camminare all’indietro; in particolare uke non deve mai passare fra tori e il joseki (lato B-D).
Regola fondamentale durante l’esecuzione del Nage No Kata (e di tutti i kata in generale) è la “sincerità del movimento”. Solitamente il pubblico inesperto tende a credere che il kata sia una finzione.
Nell’eseguire una tecnica tori deve dimostrare lo squilibrio dell’avversario e uke deve dimostrare la reazione allo squilibrio opponendo una piccola resistenza. È molto importante tenere presente che uke non deve mai prendere l’iniziativa di cadere da solo senza sentire realmente l’azione di tori. Tori deve dimostrare lo squilibrio senza movimenti violenti, mediante lo spostamenti dei piedi (passi consecutivi e sempre più lunghi) o con tai-sabaki per esempio.
La maggior parte delle tecniche del Nage No Kata viene eseguita da tori camminando all’indietro e tirando quindi uke in avanti. Il kata dimostra l’esecuzione in movimento delle tecniche di base singolarmente, i principi e la teoria del judo: poiché le tecniche sono eseguite sfruttando il movimento dell’avversario e poiché le tecniche di questo kata sono quasi tutte proiezioni in avanti, tori squilibra uke nella direzione in cui lo fa cadere.

L'esecuzione

L’altro aspetto del Nage No Kata è il “ritmo”, il quale deve essere lento in modo da evidenziare, come detto, l’azione di squilibrio e il contatto, a differenza del kake più veloce e deciso ma non violento come si potrebbe pensare.
Ogni proiezione è suddivisa in cinque tempi. I primi tre sono gli spostamenti che conducono al lancio, il quarto tempo è quello della caduta e il quinto quello in cui uke

Durante la fase di attacco, tori deve sempre rispettare cinque tempi. I primi tre sono gli spostamenti che conducono alla proiezione, mentre il quarto tempo è quello della caduta. Il quinto è quello in cui uke e tori si dispongono in posizione per effettuare la proiezione successiva. Il ritmo del kata dev’essere lineare dall’inizio alla fine, senza interruzioni.
Fra una proiezione e l’altra, tori e uke battono un secondo di arresto, in posizione shizen-hon-tai, prima di effettuare la successiva: tale pausa è necessaria per separare le diverse proiezioni.
Durante la esecuzione di ogni serie uke e tori non devono mai tornare ai posti di partenza, allo scopo di non prolungare il quinto tempo e spezzare il ritmo della serie che rappresenta una delle cinque tecniche fondamentali del Nage-waza (Gokyo): proiezioni di mano (o di braccia), proiezioni d’anca, proiezioni di gamba (o piede), sutemi sul dorso e sutemi laterali.
Al termine di ogni gruppo di tecniche tori e uke ritornano nella loro posizione di partenza, e mentre si avviano cominciano a sistemarsi il judogi, se necessario, in modo da arrivare in posizione con la schiena voltata; si girano quasi subito e, dopo un tempo di respirazione, continuano l’esecuzione del kata.
Per quanto riguarda poi le ultime due serie di sutemi-waza, esse vengono eseguite un po’ più velocemente delle altre tecniche. Durante le dimostrazioni, volendo si può considerare come culmine del kata il passaggio da tomoe-nage a ura-nage: in questo caso, dopo tomoe-nage, si prende posizione e uke attacca subito.
Dopo l’ultima serie, tori e uke tornano nelle posizioni iniziali T e U ed eseguono nuovamente la fase del saluto in ordine inverso rispetto a quello dell’inizio del kata (passo di uscita dall’area di kata, saluto fra i judoka, saluto rivolto verso il joseki, uscita dal tatami).

Passiamo ora allo studio dettagliato del Nage No Kata. Considerando ora uno per uno i gruppi di tecniche noteremo una logica nel loro raggruppamento e nella loro sequenza.

Te waza

Si può affermare che le tre tecniche hanno lo stesso principio di kuzushi.
Tsukuri e kake dipendono poi dalla reazione di uke. Eseguendo questo genere di tecniche si usano in particolare la forza delle braccia e il movimento di sollevamento del busto eretto.

Koshi waza

Questo gruppo è un tipico esempio di progressione di una tecnica. uki-goshi era lo speciale di Jigoro Kano quando i suoi allievi si difendevano saltando avanti, il Maestro bloccava la gamba dell’avversario allungando la propria e spazzando, eseguiva così harai-goshi; se i suoi allievi invece facevano resistenza drizzando il corpo e abbassando il baricentro, egli, entrando con le gambe molto piegate e sollevando, eseguiva tsurikomi-goshi. Uki-goshi è dunque la base di tutte le tecniche d’anca; anche in questa serie esiste lo stesso principio di kuzushi, mentre tsukuri e kake dipendono dalla reazione di uke.

Ashi waza

Questo gruppo rappresenta delle tecniche particolari proprie del Kodokan (venivano dette Kodokan-no-ashi: tecniche di piede del Kodokan), nate ed elaborate per il fatto che l’allenamento avveniva sui tatami; gli altri metodi invece non usavano abitualmente le tecniche di piede.
È interessante ricordare a questo proposito che, in origine, quando gli allievi del Kodokan si trovavano in competizione con i rappresentanti di altri metodi di jujutsu, essi vincevano proprio usando delle tecniche di piede.
Per eseguire le ashi-waza è necessario muoversi rapidamente, non è possibile eseguirle da fermi; è indispensabile, quindi, per dimostrare di sfruttare al massimo il movimento di uke, la velocità dei tai-sabaki. Usando le ashi-waza si mira ad ottenere un’azione efficace con un minimo sforzo.

Sutemi waza

Sono le tecniche più efficaci, ma per le quali si richiede un alto livello tecnico; esse sono basate sul combattimento reale, in cui è necessaria un’azione immediata e decisa; come dice il nome stesso, si rischia di essere sopraffatti se l’esecuzione non è perfetta.
Notiamo che ura-nage e yoko-guruma sono collegate: infatti la seconda è conseguente alla prima, dato che uke reagisce al precedente squilibrio.
Sumi-gaeshi e uki-waza: la prima viene eseguita nel caso che uke sia squilibrato in avanti; nella seconda uke reagisce allo squilibrio portandosi avanti ma anche di lato, perciò tori lo proietta lateralmente.

Conclusioni

Concludiamo sul Nage No Kata consigliando che prima di eseguire il kata occorre eseguire un buon taiso e gli esercizi preparatori, in questo contesto le ukemi specifiche, e chiaramente le tecniche richieste nel kata. È opportuno che la pratica sia sempre eseguita da tori e da uke, solo così si può progredire.

Video sul Nage No Kata

Nage No Kata – Maestro Yamashita Yoshiaki (1865-1935) 10° Dan (Tori) – Maestro Isogai Hajime (1871-1947) 10° Dan (Uke)

Nage No Kata – Video didattico del Kodokan di Tokyo – M. Sakashita 5° Dan (Tori) – M. Mukai 5° Dan (Uke)

Nage No Kata – World Judo Kata Championships 2014 (Malaga) – I vincitori della medaglia d’oro: Sakamoto Michito (Tori) e Yokoyama Takayuki (Uke)

Nage No Kata eseguito da Kosei Inoue agli All Japan Judo Championship del 2012

Randori No Kata

Forma di pratica libera

 

Shihan Jigoro Kano spiega come far perdere l'equilibrio

Shihan Jigoro Kano spiega come far perdere l’equilibrio

Il Nage No Kata (forma delle proiezioni) e il Katame No Kata (forma delle immobilizzazioni o del controllo) vengono chiamati Randori No Kata (forma di pratica libera) e rappresentano la teoria del metodo d’insegnamento del kodokan judo, senza l’apprendimento della quale è impossibile progredire: è evidente dunque l’importanza che ad essi si deve attribuire. Rispettivamente questi due kata rappresentano dei programmi d’insegnamento completi per la lotta in piedi e per la lotta a terra.
Questa considerazione non dev’essere ignorata soprattutto dagli insegnanti, i quali hanno il dovere di studiare i Randori No Kata per cogliere i principi fondamentali in essi contenuti, chiedendosi, ad esempio, quali sono i motivi che hanno condotto ad un certo tipo di raggruppamento e di sequenza tecnica. Uno studio approfondito può portare molto lontano, fino alle origini del judo.

I Randori No Kata furono sviluppati da Jigoro Kano come sussidio didattico quando divenne evidente che aveva troppi studenti per dimostrare efficacemente le tecniche di proiezione (nage waza) e le tecniche di controllo (katame waza) nelle sue classi. Jigoro Kano sviluppò iI Nage No Kata (1884) e il Katame No Kata (1885) negli anni che seguirono l’istituzione del Kodokan nel 1882. Inizialmente erano costituiti da dieci tecniche e furono estesi a quindici tecniche intorno al 1906.

Nel 1908 Jigoro Kano indisse a Kyoto un grande incontro fra i maestri più importanti della Dai Nippon Butokukai (un’associazione di spirito militarista, che aveva abbandonato i vecchi stili di jujutsu per il judo del Kodokan) per sottoporre il Nage No Kata e il Katame No Kata. Il Nage No Kata venne accettato integralmente come presentato da Jigoro Kano mentre qualche modifica venne apportata al Katame No Kata.
Nel 1960, sotto la presidenza di Risei Kano, figlio di Jigoro Kano, fu tenuto al Kodokan di Tokyo un altro incontro fra i maggiori esperti per fare il punto sui kata e rendere “standard” la loro esecuzione.

I kata del judo

Jigoro Kano (1860–1938) fondatore del Judo

Jigoro Kano (1860–1938) fondatore del Judo

 

Ci sono due modi principali per praticare il judo: kata e randori. Kata che letteralmente significa “forma”, viene praticato seguendo un sistema formale di esercizi prestabiliti, mentre randori, che significa “esercizio libero”, permette ai due praticanti di attaccare e difendersi reciprocamente secondo le loro abilità e preferenze tecniche.
L’abilità nel kata consiste nel “recitare” nel miglior modo possibile, cioé credibile e coerente, le parti stabilite, mentre l’abilità nel randori è quella di creare situazioni ottimali per poi poter lanciare l’attacco e proiettare Uke.
Jigoro Kano, per usare una similitudine linguistica, paragonava i kata alla grammatica e il randori al libero componimento.

I kata sono quindi una forma fondamentale interdipendente d’attacco e di difesa.
Al tempo del Prof. Jigoro Kano (1860-1938) esistevano già diversi kata, la maggior parte dei quali utilizzava spade, pugnali o venivano praticati con abiti particolari.
I kata sono patrimonio comune alle vecchie scuole di jujutsu, tant’è
vero che Jigoro Kano li introdusse dalle due principali scuole (ryu) che
frequentò, la Tenjinshin’yo Ryu e la Kito Ryu.
Kano decise di creare delle forme più corrispondenti al suo tempo e più adatte alle tecniche utilizzate nel Randori.
Ogni kata è stato plasmato dopo tanti anni di lavoro e ricerca..

Oggi i kata del judo ufficialmente riconosciuti dal Kodokan Judo Institute di Tokyo, e quindi più studiati e più rappresentativi dello spirito e dello stile, sono nove.
Il loro obiettivo, il loro carattere, i loro ritmi, sono differenti come lo sono le maniere di attacco e di difesa; ma l’insieme di questi kata viene a dimostrare la teoria e la pratica dei diversi aspetti del judo.
Ognuno è un’illustrazione, una dimostrazione, ma anche una stretta combinazione e un insegnamento fondato sui principi di base del judo: efficacia massima, impiego totale dell’energia disponibile. Ogni sbilanciamento è stato pensato, ogni difesa è esattamente quella che risponde meglio all’attacco, ogni presa è nello stesso tempo necessaria e sufficiente, condensata, completa.
L’esecuzione di un kata è una prova fisica dura per lo sforzo impiegato, per la tensione spirituale dovuta alla preoccupazione della perfezione di stile, alla ricerca dei movimenti esatti, completi. Di conseguenza lo stesso kata è sport.

Colui che proietta, che si difende, si chiama tori: egli esegue e dimostra.
Colui che subisce si chiama uke.

Troviamo nei kata i tre principi fondamentali del judo:

  • L’impiego massimo dell’energia: – Il massimo d’efficacia per il minimo sforzo
  • La prosperità e il miglioramento reciproco che sono i punti fissati. Il kata è un lavoro di gruppo che cura il perfezionamento personale che il valore dimostrativo ed educativo.
  • La maniera e la tecnice del judo consistono nel cedere in souplesse per meglio vincere.

Come abbiamo detto, a oggi i kata riconosciuti dal Kodokan sono nove:

  • Randori No Kata, forma di pratica libera, comprendenti due kata:
    • Nage No Kata, forma delle proiezioni
      Tre tecniche rappresentative sono scelte da ciascuno dei cinque Nage Waza: Te Waza, Koshi Waza, Ashi Waza, Ma Sutemi Waza e Yoko Sutemi Waza.
    • Katame No Kata, forma delle immobilizzazioni o del controllo
      Cinque tecniche modello sono scelte da ciascuno dei tre Katame Waza: Osaekomi Waza, Shime Waza e Kansetsu Waza.
  • Kime No Kata, forma della decisione
    Questo kata è per l’allenamento al combattimento reale. È formato da otto tecniche dalla posizione inginocchiata (Idori) e dodici tecniche dalla posizione eretta (Tachi-ai).
  • Ju No Kata, forma della cedevolezza
    Questo è una composizione ginnica dei metodi di attacco e difesa in una serie di azioni lente e moderate. Consiste di tre componenti, Ikkyo, Dai-nikkyo e Sankyo, ognuno di loro ha cinque tecniche.
  • Kodokan Goshin Jutsu, forma di autodifesa moderna del Kodokan
    Si divide tra una “sezione disarmata” e una “sezione armata”. La “sezione disarmata” è composta da dodici tecniche mentre la “sezione armata” è composta da nove tecniche.
  • Itsutsu No Kata, le cinque forme
    Questa forme esprimono in modo elevato il meccanismo di attacco e difesa. Consiste di cinque sequenze di movimenti che esprimono artisticamente il potere della natura.
  • Koshiki No Kata, le forme antiche
    Kano Shihan ha apprezzato molto le forme di Kito-ryu Jujutsu in quanto rappresentano l’essenza dell’attacco e della difesa. Pertanto, ha lasciato le forme come Kodokan Koshiki No Kata, con piccoli cambiamenti. Consiste di quattordici tecniche Omote (anteriori) e sette tecniche Ura (posteriori).
  • Seiryoku Zen’yo Kokumin Taiiku No Kata, forma per l’educazione fisica nazionale alla massima efficienza
    Contiene entrambi gli aspetti dell’educazione fisica e delle arti marziali. Consiste di otto movimenti di Tandoku-renshu (pratica solista) e nove movimenti di Sotai-renshu (pratica a coppie).
  • Kodomo No Kata
    La traduzione letteraria è “forme per bambini”. L’esercizio è stato creato per aiutare i bambini ad apprendere le basi del judo in modo sicuro e progressivo.
 

Esistono altri kata non ufficialmente riconosciuti dal Kodokan, perché ritenuti spurii o non creati da Jigoro Kano che però continuano a essere impiegati. L’esempio più evidente è il Go-no-sen-no-kata, che si concentra sulle controtecniche in risposta ai tentativi di proiezione degli avversari.

  • Go No Sen No Kata, forma dei contrattacchi
    Ideato da Mikinosuke Kawaishi (1899-1969) è il kata dei contrattacchi (Kaeshi Waza). Consiste di dodici teniche il cui insieme vuole costituire un esempio esaustivo di situazioni in cui poter applicare il principio go-no-sen (contrasto dell’iniziativa).
  • Go No Kata, la forma della forza
    È stato il primo kata del judo, ma è caduto in disuso dopo la morte del Prof. Jigoro Kano il quale ne abbandonò lo sviluppo in favore del Ju No Kata. Le tecniche del Go No Kata dimostrano l’uso appropriato della forza, della potenza e della durezza come contraltare al principio del ju, cioè della cedevolezza.
  • Nage Ura No Kata, contrattacchi al Nage No Kata
    Ideato da Kyuzo Mifune (1883-1965, 10° Dan), allievo di Jigoro Kano. Consiste di quindici tecniche il cui insieme vuole mettere in evidenza i principi alla base del contrattacco nelle tecniche di proiezione.