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Rubrica medico sportiva

Disabilità e la pratica del judo

Disabilità ovvero handicap?

Disabilita

Molto spesso si assiste al fatto che i termini di disabilità e di handicap vengano usati indifferentemente, a volte per indicare una stessa condizione svantaggiata. Si tratta, però, in molti casi, di un uso improprio di denominazioni che si riferiscono invece a situazioni ben diverse.
Per disabilità si devono intendere tutti quei problemi lamentati dall’individuo: ad esempio, in campo sensoriale, la difficoltà visiva ovvero uditiva.
Il termine handicap va, invece, riservato a quelle condizioni di svantaggio che, derivando da disabilità, limitano o addirittura impediscono la normale realizzazione del ruolo dell’individuo (determinandone, ad esempio, l’isolamento sociale).
Da tutto ciò deriva la constatazione che un atleta il quale, pur essendo un non vedente, si alleni regolarmente nel judo traendone giovamento, debba essere considerato certamente un disabile (della vista), ma assolutamente non un portatore di handicap.

Le disabilità

Tutte le varie disabilità possono essere raccolte in tre principali categorie: fisiche, sensoriali, psichiche.

Disabilità fisica

Vengono comprese sotto la denominazione di disabilità fisica tutte le menomazioni funzionali degli arti superiori e/o inferiori, di varia natura (congenita, traumatica, ecc…).
Ci si riferisce, quindi, ai vari tipi di paralisi, dalle meno gravi (monoplegia o paralisi di un solo arto) alle più gravi (tetraplegia o paralisi di tutti gli arti), ai vari esiti invalidanti della poliomielite, alle amputazioni di uno o più arti, o anche di una mano o di un piede.
Si tratta di menomazioni funzionali che di norma vengono corrette con l’uso di protesi, di apparecchi ortopedici e che, nei casi più gravi, richiedono l’uso della sedia a rotelle.

  • Judo e disabili fisici

    Gli atleti affetti da disabilità fisica riescono ad allenarsi ed a gareggiare in alcuni particolari sports, come ad esempio nell’atletica leggera.
    Più complessa è la loro partecipazione ad alcuni sport di squadra in molti dei quali è previsto l’uso della carrozzina.
    Per quanto riguarda il judo, in considerazione delle tipiche peculiarità di questo sport, e della necessità di dover utilizzare sia gli arti superiori che quelli inferiori, non si presume che esso possa essere praticato da disabili affetti da grandi menomazioni funzionali.

Disabilità sensoriale

La disabilità sensoriale, e cioè la perdita o l’attenuazione di una delle due più importanti funzioni sensoriali dell’uomo, quella uditiva e quella visiva, non incide in alcun modo sulle potenzialità funzionali e muscolari del soggetto, ma bensì, e notevolmente, sulla sua vita di relazione.
Ed è proprio in considerazione delle difficoltà di relazione, tipiche dei disabili sensoriali, siano essi non udenti o non vedenti, che assumono particolare rilievo i benefici effetti psicofisici derivanti dalla pratica del judo.

  • Disabilità uditiva

    La perdita, totale o parziale, del senso dell’udito può derivare da diverse cause talora presenti anche prima della nascita, nel qual caso si parla di sordità congenita. La sordità congenita può essere pre-natale ereditaria, ovvero pre-natale acquisita, determinata cioè da fattori che colpiscono la madre durante la gravidanza, come ad esempio alcune infezioni (rosolia, ecc…) ovvero anche cause di tipo tossico (alcuni farmaci, ecc…)
    Se nel caso di sordità congenita grave e bilaterale non si interviene precocemente con protesi acustica e riabilitazione logopedica, il bambino oltre a non poter percepire i suoni e le parole, non apprende il linguaggio e diviene così un sordomuto.
    Se, al contrario, la sordità non è presente alla nascita ma si sviluppa nel corso degli anni e comunque dopo l’apprendimento del linguaggio, i suoi effetti consisteranno principalmente nella mancata o ridotta percezione di suoni e parole, disabilità che può essere ben corretta mediante l’uso di una protesi acustica.
    Le cause che possono determinare una sordità più o meno grave nel corso degli anni sono varie: infettive (otiti), traumatiche (non solo traumi cranici, ma anche traumi acustici), tossiche (farmaci, fumo, ecc…), vascolari, dismetaboliche (diabete), ecc…
    • Judo non udenti
      Gli atleti affetti da sordità, anche totale, non incontrano di norma alcuna difficoltà nel praticare gli sports.
      Ciò risulta particolarmente vero nel judo che, essendo uno sport di contatto fra due atleti, non richiede alcuna forma di comunicazione verbale (come avviene invece negli sports di squadra).
      In pratica, i judoka con disabilità uditiva possono allenarsi e gareggiare fra loro nelle competizioni a loro riservate (campionati silenziosi), così come possono altrettanto bene allenarsi e gareggiare con i judoka normodotati nei normali campionati.
  • Disabilità visiva

    La perdita, totale o parziale, del senso dell’udito può derivare da diverse cause talora presenti anche prima della nascita, nel qual caso si parla di sordità congenita. La sordità congenita può essere pre-natale ereditaria, ovvero pre-natale acquisita, determinata cioè da fattori che colpiscono la madre durante la gravidanza, come ad esempio alcune infezioni (rosolia, ecc…) ovvero anche cause di tipo tossico (alcuni farmaci, ecc…)
    Se nel caso di sordità congenita grave e bilaterale non si interviene precocemente con protesi acustica e riabilitazione logopedica, il bambino oltre a non poter percepire i suoni e le parole, non apprende il linguaggio e diviene così un sordomuto.
    Se, al contrario, la sordità non è presente alla nascita ma si sviluppa nel corso degli anni e comunque dopo l’apprendimento del linguaggio, i suoi effetti consisteranno principalmente nella mancata o ridotta percezione di suoni e parole, disabilità che può essere ben corretta mediante l’uso di una protesi acustica.
    Le cause che possono determinare una sordità più o meno grave nel corso degli anni sono varie: infettive (otiti), traumatiche (non solo traumi cranici, ma anche traumi acustici), tossiche (farmaci, fumo, ecc…), vascolari, dismetaboliche (diabete), ecc…
    • Judo non vedenti
      Il judo è uno dei pochi sport di competizione ai quali gli atleti non vedenti o ipovedenti possono partecipare senza ausili particolari e senza che siano indispensabili accompagnatori-guida. I non vedenti traggono grande beneficio dall’esercizio del judo in quanto la pratica di tale sport consente loro di migliorare alquanto l’importante funzione dell’equilibrio, e di acquisire progressivamente un senso di maggior sicurezza nella deambulazione. Nell’allenamento di judoka non vedenti è però utile che l’istruttore fin dall’inizio permetta all’allievo di essere il più possibile autosufficiente, aiutandolo ad esplorare, anche con dettagliate descrizioni, il tatami e l’ambiente circostante.
      È inoltre assolutamente necessario evitare, anche facendo uso di istruzioni verbali, che il judoka non vedente esca dal tatami o, peggio, urti contro ostacoli. Non si potrà ovviamente fare a meno di istruzioni verbali anche quando, durante la lezione, si dovrà dimostrare all’allievo una nuova tecnica.
      L’istruttore dovrà fare attenzione affinché i judoka non vedenti siano bene integrati nel corso, ma sarà anche bene che gli atleti affetti da disabilità visiva si allenino o gareggino fra di loro.
      In ultimo, e questa raccomandazione vale sia per l’istruttore che per gli altri compagni del dojo, va sempre ed in ogni caso ricordato che l’atleta non vedente non desidera affatto né ispirare compassione, né essere trattato come un handicappato, ma bensì come una persona normale.

Disabilità sensoriale

Con il termine di disabilità psichica, più che ai vari disturbi del comportamento che rendono una persona psicopatica, ci si riferisce soprattutto alle diverse insufficienze mentali e cioè a situazioni più o meno di gravi deficit psichico, determinate da cause prenatali o da fattori che abbiano agito nel periodo dello sviluppo. Fra le insufficienze mentali che si ripercuotono sia sulle prestazioni intellettuali che sulle capacità di adattamento dell’individuo, vengono annoverati deficit psichici talora associati a disturbi metabolici (fenilchetonuria) o endocrini (ipotiroidismo), sindromi polimalformative (sindrome di Down).

    • Judo e disabili psichici
      Il judo è senz’altro uno degli sports che maggiormente può recare beneficio ai portatori di disabilità psichica.
      Anzitutto, un notevole vantaggio può consistere nel fatto che il judo migliora lo sviluppo e la coordinazione muscolare, aumenta la resistenza e giova alla funzione dell’equilibrio.
      I benefici acquisiti dai disabili psichici nella pratica del judo vengono poi trasferiti e utilizzati nella vita quotidiana.
      In secondo luogo, essendo il judo una pratica sportiva basata proprio sul contatto fisico fra due atleti, esso viene a favorire quella ricerca di contatto così frequentemente espressa e ricercata da molti disabili psichici, specie da quelli affetti da sindrome di Down.
      Non va infatti dimenticato come in tanti casi d’insufficienza mentale la ricerca del contatto fisico possa quasi vicariare un rapporto di relazione spesso assai carente fra gli stessi disabili o fra disabili e soggetti normali.
      Il judo può, quindi, efficacemente agire come strumento di reinserimento sociale del disabile psichico.
      A seconda del grado d’insufficienza mentale (lieve, medio, grave) i judoka verranno suddivisi in classi di diverso livello tecnico, elemento fondamentale perchè sian loro consentita una attiva partecipazione sia agli allenamenti che alle competizioni.
      Dal punto di vista strettamente medico-sportivo, particolare attenzione sarà rivolta alla visita d’idoneità che, specie nei disabili affetti da sindrome di Down, dovrà escludere l’esistenza di malformazioni cardiache o di disturbi circolatori.

Le organizzazioni sportive per disabili

  • Le Paralimpiadi

    A Roma, in occasione delle Olimpiadi del 1960, fu per la prima volta deciso di far seguire ai Giochi Olimpici delle competizioni sportive riservate ai disabili: le Paralimpiadi, a cui parteciparono 400 atleti provenienti da 23 nazioni. Da allora, ogni volta che si sono svolte le Olimpiadi, ad esse hanno sempre fatto seguito le Paralimpiadi, anche se talora esse si sono svolte in città ed in nazioni diverse da quelle dei Giochi Olimpici.
    Nel 1976 a Örnsköldsvik in Svezia, si disputarono i primi Giochi Paralimpici Invernali.
    Le Paralimpiadi sono oggi il secondo più grande evento sportivo nel mondo.
  • Comitato Italiano Paralimpico (CIP)

    http://www.comitatoparalimpico.it/
    È un’organizzazione nata il 16 marzo 2005, con lo scopo di curare l’organizzazione e il potenziamento dello sport italiano per disabili. È riconosciuta dal CONI e facente parte dell’International Paralympic Committee (IPC). Precedentemente lo sport per disabili era a cura di una federazione sportiva, la Federazione Sportiva Italiana Sport Disabili (FISD).
    Le Federazione nacque nel 1981 con la denominazione Federazione Italiana per lo Sport degli Handicappati (FISHa), ottenendo l’adesione al CONI. Nel 1987 venne riconosciuta ufficialmente dal Comitato Olimpico. Il 17 novembre 1990 assunse la nuova denominazione di Federazione Italiana Sport Disabili (FISD), nella quale confluirono anche la Federazione Italiana Ciechi Sportivi e la Federazione Italiana Silenziosi d’Italia (quest’ultimi staccatosi nel 1996 a seguito della rottura a livello internazionale tra CISS e IPC).
    Il 16 marzo 2005 diviene Comitato Italiano Paralimpico (CIP), da cui dipendono le Federazioni Sportive Paralimpiche e le Discipline associate. Il CIP riconosce 11 Discipline sportive paralimpiche e 20 Federazioni Sportive Paralimpiche, attraverso le quali organizza l’attività agonistica nazionale ed internazionale.
  • International Paralympic Committee (IPC)

    https://www.paralympic.org/
    Fondato il 22 settembre 1989, l’IPC è l’organizzazione internazionale no-profit che governa il Movimento Paralimpico. Organizza i Giochi Paralimpici estivi e invernali, e funge da Federazione Internazionale per 9 sport, di cui quindi supervisiona e coordina l’organizzazione dei Campionati Mondiali e altre competizioni. La missione del Comitato Paralimpico Internazionale è quella di permettere agli atleti disabili di raggiungere eccellenze sportive e di creare opportunità sportive per tutti a qualsiasi livello. Inoltre l’IPC si pone come fine la promozione dei valori paralimpici, che includono il coraggio, la determinazione, l’ispirazione e l’uguaglianza.
    l’IPC raggruppa 161 Comitati Paralimpici Nazionali distribuiti in cinque continenti e quattro federazioni sportive internazionali specifiche per alcune tipologie di handicap. La sede del Comitato è a Bonn, in Germania.
    Il motto paralimpico è Spirit in Motion, ovvero Spirito in Movimento, ed esprime il carattere del Movimento Paralimpico così come le performance di alto livello degli atleti paralimpici. Inoltre esprime la forte volontà di ogni atleta disabile. La parola spirito implica che il ruolo dell’IPC non si limita a quello di una organizzazione sportiva, ma vuole portare un messaggio al mondo, smuovendo la coscienza di ognuno; la prola Movimento ovviamente implica il principale handicap degli atleti ma anche il fatto che il Comitato Paralimpico Internazionale è una organizzazione sempre attiva e vitale.
  • International Committee of Sports for the Deaf-ICSD (CISS)

    http://www.deaflympics.com/
    Il Comitato Internazionale degli Sport dei Sordi, è una associazione internazionale, membro di SportAccord che organizza, ogni due anni (alternando le edizioni invernali e quelle estive), la manifestazione multisportiva dei Giochi Olimpici Silenziosi.
  • Special Olympics

    https://www.specialolympics.org/
    È l’associazione sportiva internazionale, membro di SportAccord e riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale, che organizza, con cadenza biennale (ogni quattro anni l’edizione estiva e quella invernale, sfalsate di due anni esattamente come avviene per i Giochi Olimpici), i Giochi Olimpici Speciali, manifestazione multisportiva per atleti con disabilità intellettiva.
Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo

Visita di idoneità sportiva

Visita di idoneità sportiva agonistica e non agonistica

Visita Medico Sportiva

La Medicina dello Sport è una disciplina specialistica clinica che si occupa degli esiti della pratica dell’attività sportiva sull’uomo; tra i compiti definiti istituzionalmente dal Sistema Sanitario Nazionale vi è quello della certificazione dell’idoneità agonistica e non agonistica alle singole discipline sportive secondo i requisiti indicati dalle relative Federazioni Sportive Nazionali del CONI o dagli Enti di Promozione Sportiva nazionali riconosciuti dal CONI. Allo stato attuale, non è richiesta alcuna certificazione riguardante la pratica di attività ludico-motorie (es. palestra, gruppi di cammino, manifestazioni non agonistiche, attività amatoriali finalizzate al benessere psico-fisico della persona, …). La certificazione, agonistica e non agonistica, viene rilasciata esclusivamente da parte di Specialisti in Medicina dello Sport operanti nella rete territoriale provinciale.

Certificato d'idoneità agonistica

Visita d'idoneità sportiva

È un certificato che viene rilasciato per poter praticare sport a livello agonistico per una Federazione Sportiva Nazionale o ente riconosciuto dal CONI. La prestazione, fornita dal Sistema Sanitario Regionale nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) è gratuita per i minori sulla base dell’età minima stabilita dalle singole Federazioni (Tabella età per disciplina sportiva) mentre è a pagamento per i maggiorenni di età compresa fra i 18 e i 35 anni. Per i maggiorenni con età superiore ai 35 anni sono previsti protocolli diagnostici differenziati e un costo solitamente più elevato.

Per poter accedere alla visita specialistica sono necessari:

  • la richiesta di visita medica da parte della società sportiva
  • certificato giallo dell’ultima visita (solo se rinnovo)
  • campione delle urine
  • un documento di riconoscimento in corso di validità (se minorenne è necessaria la presenza di un genitore o tutore)
  • tessera sanitaria contenente il Codice Fiscale dell’atleta
  • eventuale documentazione attestante la presenza di eventuali problematiche cardiologiche o di altre malattie (diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, malattie autoimmuni, renali, polmonari, allergie, etc.).

Visita Sportiva

Per poter praticare le arti-marziali è richiesta solitamente una visita di tipo B1 che comprende i seguenti esami:

  • Visita medica generale con raccolta dati anamnestici remoti e recenti, esame obiettivo e valutazione antropometrica
  • Elettrocardiogramma a riposo, e al termine dello sforzo (step-test monitorato)
  • Test da sforzo della durata di tre minuti su gradino di altezza variabile (cm 30, 40, 50 rispettivamente per bambini, adulti femmine e maschi, e sulla base dell’altezza)
  • Esame Spirometrico
  • Valutazione dell’esame urine
  • Calcolo dell’IRI (indice rapido d’idoneità) per la valutazione clinica del grado di tolleranza allo sforzo fisico

NB. Per alcune discipline sportive (ad es. boxe, tiro a segno, tuffi…) che comportano rischi per specifici apparati (encefalo, occhio, orecchio…) sono richiesti esami integrativi. Nel caso il soggetto risulti maggiore di 35 anni di età, al posto del test su gradino viene effettuato l’elettrocardiogramma monitorato con prova da sforzo al cicloergometro o tapis roulant. In caso di esito positivo lo specialista in Medicina dello Sport aggiorna il Libretto dello Sportivo e rilascia una copia in originale dell’apposito certificato d’idoneità agonistica.

Certificato d'idoneità non agonistica

Certificato sana e robusta costituzione

Allo stato attuale i soggetti per i quali viene richiesto il certificato d’idoneità alla pratica sportiva non agonistica risultano i seguenti:

  • gli alunni che svolgono attività fisico-sportive organizzate dagli organi scolastici nell’ambito delle attività parascolastiche
  • coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI e che non siano considerati atleti agonisti ai sensi del DM 18/02/1982
  • coloro che partecipano ai Giochi della Gioventù nelle fasi precedenti quella nazionale.

Per accedere alla prestazione in caso di età inferiore ai 18 anni è necessaria la richiesta del pediatra di libera scelta o del medico di medicina generale sul ricettario regionale, indicante le motivazioni cliniche dell’invio. La prestazione viene effettuata gratuitamente.
In caso di maggiore età è possibile prenotarsi direttamente ed è previsto un costo per la prestazione.
In tale ambito viene eseguita una visita medica generale con raccolta dei dati anamnestici dell’atleta, esame obiettivo, valutazione antropometrica e elettrocardiogramma a riposo.
In caso di esito positivo lo specialista in Medicina dello Sport aggiorna il Libretto dello Sportivo.

Diabete e la pratica del judo

Il diabete

Diabete

Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata da un aumento della glicemia (e cioè della percentuale di glucosio nel plasma ematico) e da glicosuria (presenza di glucosio nell’urina). La causa del diabete è una deficienza relativa o assoluta di insulina e pertanto esiste una alterazione generalizzata del metabolismo non solo dei glucidi, ma anche delle proteine, dei grassi e idroelettrico.
La glicemia, nel soggetto normale, è compresa fra 70 e 105 mg/100 dl. Si parla di “iperglicemia” quando i valori plasmatici di glicemia a digiuno superano i 140 mg/dl.

Diabete e attività fisica

L’attività fisica può essere utile anche nel soggetto diabetico che può praticarla qualora non sussistano controindicazioni. Ne consegue che atleti con diabete ben controllato possono essere autorizzati a praticare judo. Una particolare attenzione dovrà però essere rivolta alla dieta pre-allenamento e al dosaggio dell’insulina, al fine di evitare episodi di “ipoglicemia” (cioè un calo rilevante dei valori di glicemia).
L’ipoglicemia è caratterizzata dai seguenti sintomi:

  • sudorazione fredda
  • confusione mentale
  • intensa astenia (senso di fiacchezza)

Al contrario, si sconsiglia di praticare judo a quegli atleti il cui diabete non sia sotto controllo medico.
Durante ogni esercizio fisico si abbassano i valori della glicemia: è quindi consigliabile programmare opportunamente i tempi degli allenamenti (uchi-komi, randori, ecc…), modificare la dieta, ridurre il dosaggio dell’insulina o degli ipoglicemizzanti orali.

Sintomi crisi ipoglicemica

Sintomi crisi ipoglicemica

Inoltre, nell’atleta diabetico insulino dipendente è sempre presente il rischio di episodi di ipoglicemia.
Per questo motivo è necessario iniziare l’allenamento dopo 3 ore dalla somministrazione di insulina “pronta” e dopo 8 ore dalla somministrazione di insulina ad azione “intermedia”.
Per programmare l’intensità dell’allenamento, sarebbe necessario misurare la percentuale del consumo massimo di ossigeno che tale esercizio richiede in un determinato atleta, mediante la misurazione dei gas espirati durante l’esercizio fisico massimale.
Ciò può essere ottenuto ricorrendo al metodo a circuito aperto che permette di misurare la quantità di ossigeno consumata e la quantità di anidride carbonica prodotta e di calcolare il quoziente respiratorio (QR) dal cui valore si può risalire alla percentuale di grassi e di carboidrati ossidati.
Per una valutazione più approssimativa si può utlizzare la frequenza cardiaca raggiunta durante l’allenamento, che è correlata al consumo di ossigeno.
In questo modo l’intensità di un esercizio fisico verrà espressa come percentuale della frequenza cardiaca massima che esso richiede. Questa frequenza dovrebbe essere misurata mediante un “test ergometrico massimale”.
Se l’intensità dell’allenamento è misurata in base alla frequenza cardiaca richiesta per compierlo, si può estrapolare approssimativamente la percentuale del consumo di ossigeno corrispondente.
Ad esempio, un esercizio fisico che richieda una frequenza cardiaca pari al 60% di quella massima corrisponde al 50% del consumo massimo di ossigeno.
Nel caso di un allenamento di durata prolungata (oltre 40-60 minuti), con rilevante e prolungato impegno muscolare (ad esempio esercizi di ginnastica seguiti da uchi-komi e poi da 3-4 randori, sia di ne-waza che di nage-waza), le calorie aggiuntive vanno somministrate sotto forma di cibi o bevande, ad intervalli di 30 minuti durante tutta la durata dell’allenamento.
Ad esempio, spuntini di 35-40 grammi di carboidrati (un panino, una banana, ecc…) se l’esercizio è al 50% del consumo massimo di ossigeno.
Per limitare il rischio ipoglicemico, può essere ridotta la dose insulinica successiva all’allenamento.

Raccomandazioni per gli atleti affetti da diabete e la pratica del judo

 

Sport e diabete

È auspicabile che i soggetti diabetici che intendano praticare judo in modo non agonistico presentino i seguenti requisiti:

  • siano istruiti all’autocontrollo glicemico ed all’autogestione del diabete, e quindi abbiano ricevuto precise e dettagliate istruzioni sull’adeguamento delle dosi insuliniche e dell’apporto alimentare in caso di allenamento;
  • siano atleti psicologicamente stabili e con buone capacità di controllare la propria emotività;
  • siano soggetti metabolicamente stabili e con accettabile equilibrio glicemico;
  • siano assenti tutte le patologie rientranti nelle seguenti controindicazioni:
    • Retinopatia diabetica
    • Neuropatia sensitiva periferica
    • Nefropatia diabetica clinicamente evidente
    • Aritmie
    • Episodi ipoglicemici tardivi non correggibili con opportuno trattamento

Ogni judoka che sia affetto da diabete deve necessariamente avere sempre a disposizione (anche nel Dojo) qualche zolletta di zucchero, da ingerire in eventuali episodi di ipoglicemia.
Per quanto riguarda invece gli atleti diabetici che intendano praticare judo in maniera agonistica è assolutamente necessario che ogni decisione in merito venga rimandata al medico curante e ad un’approfondita visita d’idoneità sportiva effettuata da uno specialista in Medicina dello Sport.

Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo

Caffeina: effetti e raccomandazioni nel judo

Caffeina

Contenuto di caffeina nella principali bevande energetiche

La caffeina è la droga stimolante più largamente usata nel mondo ed è contenuta non solo nel caffè, del quale costituisce il principale ingrediente attivo, ma anche nel tè, nel cioccolato e in alcune bevande (Cosa-Cola, Pepsi Cola ecc…).
La caffeina è una sostanza appartenente alla famiglia degli alcaloidi, un gruppo di composti assai variabili diffusi nelle piante.
La caffeina, così come gli altri alcaloidi (atropina, nicotina, stricnina, morfina ecc.) è fisiologicamente attiva sugli animali anche a concentrazioni molto basse e probabilmente viene impiegata dalla pianta come meccanismo di difesa dagli erbivori.
Anche nell’uomo la caffeina influenza numerosissime reazioni biologiche. Alcune di queste interazioni sono favorevoli per l’organismo mentre altre sono responsabili degli effetti collaterali di questa sostanza.

Effetti biologici della caffeina

Una volta ingerita, dopo essere stata assorbita dallo stomaco e dall’intestino, la caffeina giunge nel sangue (il massimo livello ematico si raggiunge dopo circa un’ora dall’ingestione) e determina alcuni effetti sull’organismo.
È ben noto l’effetto stimolante della caffeina sul sistema nervoso centrale, ma vi sono anche altri effetti fisiologici.
Si ha anzitutto un aumento della pressione arteriosa e del numero delle pulsazioni cardiache; in secondo luogo la caffeina determina un aumento della secrezione acida dello stomaco e una mobilizzazione dei depositi di grassi.
Questi effetti fisiologici possano persistere da qualche ora fino a un massimo di 12 ore, ma ciò dipende in gran parte dalla tolleranza individuale che viene acquisita con l’assunzione giornaliera di dosi di caffeina.
La mobilizzazione dei depositi di grassi (i quali costituiscono, dopo il glicogeno, il principale carburante per il lavoro muscolare), fa sì che nell’esercizio fisico protratto i muscoli si trovino a poter utilizzare anche i grassi, oltre il glicogeno: ciò consente, com’è comprensibile, di poter prolungare ulteriormente lo sforzo fisico.

La caffeina e la performance atletica nel judo

Caffè

È bene che ogni judoka decida preliminarmente se fare uso di caffè, sia giornalmente che durante le competizioni.
In tale decisione devono essere tenuti in conto tutti gli effetti, sia a breve che a lungo termine.
Il ruolo svolto dalla caffeina ai fini del miglioramento della performance atletica nel judo, e in genere nello sport, risulta, però, ancora un po’ controverso.
Tuttavia, poiché non sembra che la caffeina migliori l’esercizio fisico assai intenso ma concentrato in un breve periodo di tempo (come, ad esempio, lo sprint), il beneficio potrebbe interessare soprattutto la resistenza (ad esempio, nel ne-waza).
E infatti, l’effetto della caffeina sulla performance atletica, così come risulta dalla maggior parte degli studi sperimentali, consiste in una maggiore capacità dei soggetti a resistere più a lungo nell’impegno muscolare.
Inoltre, ma questo potrebbe anche essere considerato uno svantaggio, la caffeina potrebbe, durante l’uchi-komi, il randori o lo shiai, alterare la percezione dell’intensità dello sforzo fisico e, conseguentemente, della fatica.
È chiaro, però, che i benefici ottenibili negli sports di resistenza, com’è almeno in parte il judo, possono grandemente variare a secondo di diversi fattori, quali la dieta, l’abitudine al caffè, ecc…
Al contrario, poiché la caffeina è un leggero diuretico, va messa in conto anche una certa disidratazione (vedi paragrafo sulla deidratazione).

Raccomandazioni per gli atleti che praticano judo

Caffè e sport

Se si decide di assumere caffeina, i seguenti consigli possono servire ad aumentare gli effetti benefici e ad attenuarne o abolirne quelli negativi.

Giornalmente

Chicchi di caffè

Ingerire del caffè (o altre bevande contenenti caffeina) solo qualche ora prima dell’allenamento (uchi-komi, randori).
Va comunque sempre ricordato che la caffeina può peggiorare gli eventuali sintomi di ulcera gastrica e che la costante assunzione di caffeina la sera può in alcuni soggetti causare insonnia, sonno superficiale e, in definitiva, senso di affaticamento e mancanza di energia.

Prima della competizione

Ogni judoka dovrebbe anzitutto essere a conoscenza delle reazioni del proprio organismo all’assunzione di caffeina, sia nelle condizioni di riposo che di allenamento.
Potrebbe risultare utile diminuire l’assunzione di caffeina 3-4 giorni prima della gara al fine di ottenere poi il massimo effetto positivo. Naturalmente, se si è abituati ad assumere caffeina, si dovrebbe però cercare di evitare i fenomeni di astinenza.
Il caffè o altre bevande contenenti caffeina vanno ingeriti circa 3-4 ore prima della gara. Benché il livello ematico della caffeina si elevi assai prima, il massimo effetto sui depositi di grasso si ha alcune ore dopo il picco ematico.

Caffeina e doping

No Doping

Può l’assunzione di caffè (o di altre bevande contenenti caffeina) venire considerata una forma di doping?
Si, se essa avviene oltre una certa quantità limite.
Secondo gli scienziati, 70 microgrammi di caffeina nel sangue si tradurrebbero in un miglioramento delle performance sportive pari al 6 per cento.
Proprio per questo motivo, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha inserito la caffeina fra le sostanze dopanti determinando un limite massimo di 12 microgrammi per non impedire agli atleti il piacere di una buona tazza di caffè.

Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo

Apporto idrico nel judo: idratazione e reidratazione

Acqua corpo umano

Acqua corpo umano

Un’alta percentuale della massa del nostro organismo è rappresentata dall’acqua, elemento fondamentale di tutti i processi biologici.

Circa il 55% del peso corporeo è infatti costituito dall’acqua totale dell’organismo.
Nell’apporto idrico va considerata non soltanto l’acqua in sè, ma anche l’acqua contenuta nelle diverse bevande.
Per le bevande contenenti caffeina (caffè, tè, Coca-Cola, Pepsi-Cola ecc…), va però ricordato che, avendo la caffeina una certa azione diuretica, tale caratteristica di fatto annulla la loro capacità idratante (vedi, a tale proposito, anche il paragrafo “la caffeina”).
La perdita di acqua avviene con due meccanismi principali: renale (mediante l’urina) ed extra-renale (mediante il sudore).
Il ricambio idrico dell’organismo è regolato da meccanismi assai complessi e risulta correlato all’equilibrio elettrolitico (cioè del sodio, del cloro e del potassio).

L'apporto idrico nella performance atletica del judo e raccomandazioni per i judoka

Giornalmente

In situazione di riposo, è sempre opportuno bere durante il giorno una quantità di acqua, identificabile in almeno due litri, possibilmente in ore diverse.

In allenamento

Acqua

L’allenamento del judo, specie se intenso e prolungato, causa sempre la perdita di una consistente quantità di acqua, soprattutto attraverso la sudorazione.
In previsione di ciò è bene, qualche ora prima del semplice allenamento (uchi-komi e randori), bere qualche bicchiere d’acqua (pre-idratazione). Tale apporto idrico va aumentato, nelle ore che precedono uno shiai.
Durante l’allenamento, specie se intenso e prolungato ed in presenza di abbondante sudorazione, sarebbe consigliabile bere un pò di acqua (ogni 20 minuti), ma non tutti i maestri ed istruttori di judo sono d’accordo con ciò. Dopo l’allenamento, è necessario reintegrare l’acqua perduta con il sudore (re-idratazione) ingerendo almeno due bicchieri d’acqua.
Se, però, la disidratazione dovuta ad un eccesso di allenamento (ad esempio, effettuando diversi randori, specie di ne-waza), dovesse tradursi in una marcata perdita di peso, la reidratazione dovrebbe prolungarsi per almeno un giorno.
Una non soddisfacente reidratazione dell’organismo può essere rilevata da un colorito più intenso delle urine.
Inoltre, poiché con la perdita di acqua attraverso il sudore l’organismo si impoverisce anche di alcuni importanti elettroliti (particolarmente il potassio), per una più completa reidratazione, oltre che la semplice acqua sarebbe estremamente utile ingerire, dopo l’allenamento, succhi di frutta (non bibite commerciali) o gli integratori idro-salini commercialmente disponibili.

Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo

Peso forma: condizione fisica e allenamento

Il peso forma

Tabella calcolo BMI

Tabella calcolo BMI

Il corpo umano è formato da vari tessuti che, nell’insieme, costituiscono gli organi.
Dal punto di vista chimico, i tessuti sono formati prevalentemente da proteine, minerali, zuccheri, acqua (nell’insieme: massa magra) e grasso. Quest’ultimo costituisce la massa grassa, che in parte non è visibile e in parte lo è (adiposità, distribuita in maniera diversa a seconda del sesso, dell’età ecc.), e rappresenta la parte più variabile nella composizione corporea (dal 5% al 60% e più).
Molti atleti esperti sono in grado d’identificare un peso corporeo associato con la migliore possibilità: questo è il “peso forma”, che riflette la quantità relativa di tessuto adiposo rapportato alla massa magra (ossa, muscoli, visceri). Scientificamente sono stati identificati i livelli di adiposità associati ai migliori risultati in vari sport.
Nelle competizioni, per l’atleta è desiderabile avere la massima quantità di forza, resistenza e velocità per ciascun chilo di peso corporeo. Ciò implica il raggiungimento della minima quantità di adiposità compatibile con la salute e il pieno benessere, oltre che per una normale crescita dell’atleta adolescente. Una adiposità in eccesso non contribuisce alla forza, limita la velocità e la resistenza e soli in piccolissima parte partecipa alle attività metaboliche (un chilo di grasso produce 9000 calorie, necessarie per percorrere cento chilometri alla velocità di 16 chilometri all’ora!).
È stato calcolato che un chilo di grasso in pù fa peggiorare di tre minuti il tempo in una maratona, o riduce di due centimetri l’altezza di un salto.

Percentuale massa grassa

Percentuale massa grassa

Negli atleti di lotta il 10-15% del peso corporeo è formato da grasso. I corridori invece fanno meglio quando hanno meno del 5% di grasso, così come i ginnasti maschi. Sebbene le donne normalmente abbiano una maggiore percentuale di grasso, anche nel sesso femminile i migliori risultati sono associati alla minore quantità possibile di grasso corporeo. Ciò è particolarmente importante nelle gare di lunga durata e in quelle in cui bisogna sollevare il corpo e imprimergli una accelerazione.
Confrontando la percentuale di grasso corporeo degli atleti attuali con quella degli atleti degli scorsi decenni, si è notato che i miglioramenti nelle prestazioni possono essere spiegati in buona parte con la riduzione della massa grassa rispetto alla massa magra degli atleti di oggi.
È quindi importante che l’atleta raggiunga e mantenga il proprio “peso-forma”, in relazione allo sport praticato, alla costituzione fisica, all’età.
Normalmente la quantità di grasso corporeo si stima con il metodo delle pliche cutanee o con un nuovo sistema, l’impedenzometria. Queste stime forniscono importanti informazioni per stabilire il peso corporeo e la percentuale di grasso ottimali per l’atleta.

Riduzione appropriata di peso

Bilancia

Ci sono innumerevoli programmi dietetici che permettono di far perdere peso in breve tempo. Le regole che un adeguato regime dietetico per un atleta dovrebbe seguire sono:

  • Ridurre solo la massa grassa;
  • Evitare la perdita di acqua e la disidratazione;
  • Minimizzare la perdita di tessuto muscolare;
  • Permettere una sufficiente introduzione di calorie per permettere di svolgere la normale vita di relazione e gli allenamenti;
  • Identificare il livello di adiposità associato alla migliore perfomance per quel determinato sport e calcolare un livello di peso desiderabile per l’atleta;
  • Calcolare la quantità di grasso da eliminare;
  • Non far perdere più di 1-1.5 kg alla settimana;
  • Creare un bilancio energetico negativo attraverso una modesta riduzione nell’assunzione di cibo a un moderato aumento della spesa energetica;
  • Iniziare almeno due mesi prima dell’inizio delle competizioni;
  • Il medico che stabilisce il programma di riduzione di peso dovrebbe: monitorizzare la velocità di perdita di peso attraverso il controllo del peso ogni settimana e la plicometria ogni due settimana; vigilare sulle perdite rapide o eccessive, che potrebbero indicare una inappropriata risposta da stress con rifiuto del cibo, o malattie organiche.

Aumento del peso per la competizione

 

Deep squat

Alcuni atleti possono avere la necessità di aumentare il proprio peso per affrontare determinati sport. Questo spinge alcuni a utilizzare diete speciali e costose, farmaci e supplementi potenzialmente dannosi. È importante che questi atleti sappiano che la potenziale performance in ogni sport (con l’esclusione forse dei lottatori di sumo) può essere aumentata solo aumentando il peso dei muscoli. Infatti, l’aumento di grasso riduce la velocità e aumenta il rischio d’incidenti in alcuni sport. Solo il lavoro muscolare, supportato da una alimentazione adeguata per quantità e qualità alla aumentata necessità di energia e vitamine necessarie per la sintesi proteica, aumenterà il peso dei muscoli. Non ci sono ormoni, vitamine, misture di proteine che da soli possano permettere un aumento delle masse muscolari. Dosi non pericolose di ormoni steroidei non provocano un aumento delle masse muscolari in atleti normali, maschi, in età post-puberale. Le dosi massicce utilizzate da alcuni sono così pericolose che non possono essere nemmeno sperimentate per motivi etici, e per di più gli steroidi sono proibiti come sostanze doping. Chi ha intenzione di aumentare il proprio peso grazie all’aumento delle masse muscolari deve iniziare un programma di allenamento quotidiano sotto la supervisione di un allenatore esperto. Generalmente si allenano a giorni alterni i muscoli degli arti inferiori e quelli degli arti superiori. Si aggiungono alla dieta dalle 750 alle 900 chilocalorie al giorno per permettere un corretto bilancio calorico.
Il supporto del medico è necessario per:

  • Stabilire le necessità dietetiche e monitorizzare l’introduzione di cibo con un diario scritto per le prime due o tre settimane del programma. Si può utilizzare questa opportunità per abituare il soggetto a una corretta alimentazione, con ridotta quantità di grassi saturi e una aumentata quantità di fibre e di carboidrati complessi (pane, pasta);
  • Misurare le pliche di grasso e monitorizzarle due volte al mese per accertarsi che non ci sia un aumento di grasso;
  • Ricordare ripetutamente all’atleta che supplementi dietetici e medicine sono inutili e dannosi per acquistare peso;
  • Indirizzare l’atleta a programmi di allenamento appropriatamente diretti;
  • L’aumentata introduzione di 750-900 chilocalorie è l’aspetto più impegnativo del programma di aumento di peso, poiché una attività fisica di un’ora o più al giorno non è di solito un problema per un giovane atleta. Per evitare di utilizzare un quarto o un quinto pasto al giorno, si possono utilizzare bevande altamente energetiche.

In questo modo è possibile che un atleta coscienzioso che abbia già raggiunto l’altezza dell’adulto possa guadagnare 500-800 gr. alla settimana.

Conclusioni

Alberto Sordi

Perdere o guadagnare peso è un processo importante e delicato per chi si dedica ad attività sportive. Regole corrette, seguite scrupolosamente, possono fare di un atleta un campione. Ciò che è importante è che, perdendo peso, si deve perdere solo tessuto adiposo: quindi non muscoli, né tanto meno acqua. Quanti atleti sono convinti che allenandosi con indumenti pesanti, magari con fogli di cellophane attaccati alla pelle per aumentare la quantità di sudore prodotto, possano dimagrire? Questi atleti dovrebbero sapere che stanno perdendo solamente acqua, non grasso, e che stanno facendo correre dei seri rischi al proprio organismo (colpi di calore, sovraccarico cardiaco, diminuzione delle prestazioni). Questi sistemi sono quindi completamente sbagliati. Altri invece seguono diete estremamente drastiche e sbilanciate, con cui perdono molti chili di peso in poco tempo: stanno certamente perdendo non solo grasso, ma anche tessuto muscolare, e stanno facendo correre al proprio organismo i rischi di una acidosi, dell’ipoglicemia, e di una perdita della capacità globale di esercizio; la fretta fa danno, l’improvvisazione e la faciloneria pure. Solo seguendo i consigli di chi ha approfondito queste problematiche si possono ottenere risultati soddisfacenti senza correre rischi; altrimenti, è meglio lasciar fare alla natura, e seguire il proprio istinto (non la pubblicità o la moda o la golosità!) per scegliere la quantità degli alimenti da mangiare.

Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo

Effetti benefici del judo sul sistema dell'equilibrio

La funzione dell'equilibrio

La funzione dell’equilibrio è una importante funzione di tipo sensoriale-motorio: essa interviene soprattutto durante i movimenti del corpo e consente di mantenere la posizione eretta anche in opposizione alla forza di gravità.
La funzione dell’equilibrio viene gradualmente a formarsi da parte di ciascun individuo nel corso della propria esperienza, e può essere definita come il corretto rapporto fra schema corporeo e schema spaziale. In altre parole, la sua finalità è quella di regolare il rapporto statico e dinamico fra corpo e spazio-ambiente.

L'apparato che regola l'equilibrio

I centri regolatori dell’equilibrio sono situati nel sistema nervoso centrale. A essi giungono informazioni dalla periferia, e cioè:

  • dai recettori vestibolari situati nell’orecchio interno
  • dall’organo della vista
  • dai muscoli e dalle articolazioni (recettori propriocettivi)

Tutte queste informazioni aggiornano i centri nervosi sulle minime variazioni di posizione del corpo rispetto all’ambiente.

Il sistema nervoso centrale
Il sistema nervoso centrale

Sistema vestibolare

Il sistema vestibolare
Il sistema vestibolare
Il sistema vestibolare, situato nel labirinto (orecchio interno) consta di due tipi di sensori, dotati di funzioni diverse:

  • il sacculo e l’utricolo, i quali provvedono all’orientamento nei riguardi della gravità;
  • i tre canali semicircolari che sono orientati secondo i tre piani dello spazio e che presiedono all’orientamento nel movimento

I canali semicircolari vengono attivati da accelerazioni rotatorie, mentre il sacculo e l’utricolo vengono attivati dalle accelerazioni lineari e gravitazionali. In tal modo i centri nervosi superiori vengono informati dal sistema vestibolare sui movimenti e sulla posizione del capo nello spazio. L’integrazione di tali informazioni serve al controllo dei movimenti oculari e dei riflessi posturali.

Sistema visivo

Il sistema visivo agisce in stretta connessione con quello vestibolare e invia ai centri informazioni utili a mantenere il capo in senso perpendicolare alla gravità.

Il sistema visivo
Il sistema visivo

Sistema propriocettivo

Il sistema propriocettivo
Il sistema propriocettivo

Localizzato nei muscoli e nelle articolazioni, questo sistema informa i centri sulla posizione di alcuni muscoli in relazione al resto del corpo. I centri nervosi hanno quindi la possibilità di percepire la posizione del corpo nello spazio, anche a prescindere dalle informazioni che provengono dal sistema vestibolare e da quello visivo.

Il mantenimento dell'equilibrio

 

Equilibrio

La corretta percezione della posizione del nostro corpo nello spazio è alla base del mantenimento dell’equilibrio. Il corretto mantenimento dell’equilibrio si basa sulle informazioni che provengono dal sistema vestibolare, visivo e propriocettivo (muscoli e articolazioni). L’integrazione fra tali input e il coordinamento della risposta motoria avviene a livello dei centri nervosi. Il coordinamento fra il sistema vestibolare, il sistema visivo e quello propriocettivo è automatico. Grazie a questo meccanismo, quando per una qualsiasi ragione viene a mancare una delle tre informazioni (ad esempio, chiudendo gli occhi) le altre due suppliscono, permettendo che il corpo si mantenga in equilibrio. Recenti ricerche hanno analizzato mediante tecniche di cinematica il modo in cui l’orientamento del corpo viene controllato durante l’esecuzione di salti o di capriole da parte di ginnasti e si è visto, ad esempio, che nello stesso tipo di salto o di capriola il momento di inerzia del corpo subisce modificazioni a secondo che l’esercizio sia eseguito ad occhi aperti o chiusi. Un conflitto di informazioni fra i sistemi vestibolare, visivo e propriocettivo è alla base delle “cinetosi” (mal d’auto, di mare, ecc…), ed è la causa di una sintomatologia vertiginosa caratterizzata da una sensazione illusoria di movimento o disequilibrio, talora con nausea e vomito.

Effetti del judo sull'equilibrio

Kuzushi

Kuzushi

Il judo tende a migliorare la funzione dell’equilibrio sviluppando un senso di stabilità fisica e mentale in tutte le posizioni. La funzione dell’equilibrio è anzitutto importante, nel judo, per ciò che riguarda il mantenimento della posizione eretta, sia fondamentale (Shizentai) che difensiva (Jigotai). Inoltre, alcune posizioni del corpo nello spazio che di norma, nella vita di ogni giorno, sono assolutamente inusuali, vengono invece assunte con regolarità e frequenza durante gli allenamenti di judo. Sia nella caduta in avanti (Mae Ukemi), così come in alcune proiezioni che Uke si trova a subire nel nage-waza, è necessario che in pochi secondi si abbia il coordinamento automatico dei movimenti. In particolare, poi, in alcune tecniche di nage-waza (Seoi Nage, Tsuri Komi Goshi, Harai Goshi, Tomoe Nage, Kata Guruma, ecc…) è necessario che lo judoka proiettato mantenga, nella fase di volo, la percezione della posizione del proprio corpo nello spazio. E’ facilmente comprensibile come l’esercizio del judo, se eseguito con costante regolarità, rappresenti un training di indiscussa e particolare importanza nell’apprendimento della coordinazione automatica dei movimenti, e quindi nel mantenimento dell’equilibrio, anche nelle situazioni più diverse.

Articolo scritto in esclusiva per Martial Net dal Prof. Giorgio Grisanti titolare della cattedra di Audiologia dell’Università di Palermo

Aspetti medico sportivi nelle
Arti Marziali

Effetti benefici del judo sul sistema dell'equilibrio

La funzione dell’equilibrio è una importante funzione di tipo sensoriale-motorio: essa interviene soprattutto durante i movimenti del corpo e consente di mantenere la posizione eretta anche in opposizione alla forza di gravità…

Kuzushi
Bilancia

Peso forma: condizione fisica e allenamento

Il corpo umano è formato da vari tessuti che, nell’insieme, costituiscono gli organi.
Dal punto di vista chimico, i tessuti sono formati prevalentemente da proteine, minerali, zuccheri, acqua (nell’insieme: massa magra) e grasso…

Apporto idrico nel judo: idratazione e reidratazione

Un’alta percentuale della massa del nostro organismo è rappresentata dall’acqua, elemento fondamentale di tutti i processi biologici.
Circa il 55% del peso corporeo è infatti costituito dall’acqua totale dell’organismo…

Acqua corpo umano
Caffé

Caffeina effetti e raccomandazioni nel judo​

La caffeina è la droga stimolante più largamente usata nel mondo ed è contenuta non solo nel caffè, del quale costituisce il principale ingrediente attivo, ma anche nel tè, nel cioccolato ed in alcune bevande (Cosa-Cola, Pepsi Cola ecc…)…

Diabete e la pratica del judo

Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata da un aumento della glicemia (e cioè della percentuale di glucosio nel plasma ematico) e da glicosuria (presenza di glucosio nell’urina)…

Sport e diabete
Disabilita Fisica

Disabilità e la pratica del judo

Molto spesso si assiste al fatto che i termini di disabilità e di handicap vengano usati indifferentemente, a volte per indicare una stessa condizione svantaggiata. Si tratta però, in molti casi, di un uso improprio di denominazioni che si riferiscono invece a situazioni ben diverse…

Visita di idoneità sportiva

La Medicina dello Sport è una disciplina specialistica clinica che si occupa degli esiti della pratica dell’attività sportiva sull’uomo; tra i compiti definiti istituzionalmente dal Sistema Sanitario Nazionale vi è quello della certificazione dell’idoneità agonistica…

Certificato sana e robusta costituzione