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Yoshitsugu Yamashita
Il primo 10° Dan del judo
(16 febbraio 1865 – 26 ottobre 1935)
Gli anni della formazione di Yamashita
Yoshitsugu Yamashita, noto anche come Yoshiaki Yamashita in alcune pubblicazioni occidentali, nacque il 16 febbraio 1865 a Odawara, nella nella provincia storica di Sagami, territorio corrispondente all’attuale prefettura di Kanagawa.
La sua famiglia apparteneva al ceto samuraico dei vassalli del dominio di Odawara. La documentazione conservata nelle raccolte storiche locali permette di ricostruire almeno in parte la posizione del casato Yamashita e l’identità dei suoi più stretti ascendenti.
Il nonno del futuro judoka si chiamava Yamashita Kihachirō (山下喜八郎), mentre il padre era Yamashita Katsugorō (山下勝五郎). Le loro carriere e relazioni familiari sono registrate nel Gokachū senzo narabi ni shinruigaki (御家中先祖並親類書), una raccolta genealogica e amministrativa relativa ai vassalli del dominio, compilata nel 1862.
Katsugorō era il secondogenito di Yuzawa Rinnai (湯沢林内), anch’egli vassallo del dominio di Odawara. Nel 1854 entrò nella famiglia Yamashita come genero adottivo (mukoyōshi) di Kihachirō e nel 1860 ereditò la guida del casato, insieme a una rendita superiore a quaranta koku.
Un successivo registro dedicato ai vassalli del dominio di Odawara e ai loro discendenti identifica Yoshitsugu come figlio di Yamashita Katsugorō. La famiglia risiedeva nella zona di Hinata Yashiki, a Odawara, mentre per Yoshitsugu viene registrato il successivo trasferimento a Tokyo.
Questi dati concordano con i repertori biografici giapponesi che lo indicano come nato a Odawara e figlio maggiore di un vassallo del dominio. Anche la biografia pubblicata nel 2009 dalla rivista ufficiale del Kōdōkan lo descrive come nato a Odawara in una famiglia incaricata dell’insegnamento delle arti marziali presso il feudo.
L’indicazione di Kanazawa, nella prefettura di Ishikawa, compare invece in numerose pubblicazioni occidentali, ma non trova riscontro nei repertori biografici, nei registri dei samurai, nelle storie municipali e nelle raccolte locali consultate a Kanazawa e nella prefettura di Ishikawa.
Le pubblicazioni dedicate alla storia del jūdō nella regione collegano Yamashita a Ishikawa per la sua attività di insegnamento. Secondo queste ricostruzioni, nel 1886 la polizia prefetturale invitò Yamashita e Sakujirō Yokoyama a presentare e insegnare il jūdō Kōdōkan. Questo rapporto professionale con la regione potrebbe avere contribuito, direttamente o indirettamente, alla successiva confusione sulla sua provenienza.
Una possibile origine della variante occidentale deve inoltre essere ricercata nella letteratura europea sul jūdō. La voce inglese dedicata a Yamashita ha attribuito l’indicazione di Kanazawa a un articolo in francese di Tsuneo Tomita, pubblicato nel 1962 nella Revue Judo Kodokan. Nei libri giapponesi dello stesso Tomita finora consultati, tuttavia, Yamashita è indicato come originario di Odawara. Sarà quindi necessario verificare direttamente il testo francese per stabilire se “Kanazawa” compaia realmente nell’articolo originale o derivi da una trascrizione o citazione successiva.
Yamashita crebbe dunque in una famiglia strettamente inserita nella struttura del dominio di Odawara e legata all’ambiente marziale locale. Il padre viene descritto dalle fonti biografiche come un insegnante di arti marziali al servizio del feudo, circostanza che contribuì probabilmente alla precoce formazione marziale del figlio.
Durante la giovinezza si avvicinò alle arti marziali tradizionali. Alcune ricostruzioni gli attribuiscono esperienze nello Yōshin-ryū e nel Tenjin Shin’yō-ryū, due tradizioni di jūjutsu che esercitarono un’influenza importante sullo sviluppo delle arti marziali giapponesi moderne.
Yoshitsugu Yamashita crebbe in un periodo storico particolarmente complesso. La Restaurazione Meiji aveva segnato la fine del sistema feudale dello shogunato Tokugawa e l’avvio di una profonda modernizzazione politica, sociale e culturale del Giappone.
La classe samurai perse gradualmente il proprio status privilegiato e il tradizionale ruolo militare. Anche le scuole di arti marziali dovettero adattarsi a un nuovo contesto, nel quale le antiche tecniche di combattimento venivano progressivamente riorganizzate come strumenti di educazione fisica, formazione morale, preparazione militare e addestramenti della polizia.
Secondo la biografia pubblicata nel 2009 da Motohashi Hanako, il padre morì quando Yoshitsugu era ancora bambino ed egli si trasferì a Tokyo con la madre all’età di nove anni. Due repertori biografici giapponesi consultabili attraverso Kotobank lo indicano come diplomato presso il Nishōgakusha, istituto privato fondato nel 1877 e dedicato principalmente allo studio dei classici cinesi, oggi Università Nishōgakusha; le fonti disponibili non precisano tuttavia gli anni della sua frequenza.
Motohashi riferisce inoltre che, dal 1877 circa, Yamashita frequentò a Kanda-Misakichō la scuola di studi cinesi di Hiramatsu Denjirō. Fu in questo ambiente che conobbe Jigorō Kanō, allora studente della Kaisei School e ospite presso Hiramatsu. Kanō gli impartì lezioni e lo trattò come un fratello minore: la loro conoscenza precede dunque la fondazione del Kōdōkan, avvenuta nel 1882.
Dopo un periodo in cui le loro strade si separarono, Yamashita e Kanō si incontrarono nuovamente per caso a Kanda-Jinbōchō intorno al 1884. Kanō lo invitò al Kōdōkan e Yamashita vi entrò il 14 agosto 1884, all’età di diciannove anni, quando gli iscritti erano ancora soltanto diciannove.
Il rapporto fra Yamashita e Kanō non nacque quindi al Kōdōkan. Al tempo del loro primo incontro Kanō era ancora studente e praticava il jūjutsu, dapprima nel Tenjin Shin’yō-ryū e poi nel Kitō-ryū. Nel 1882 rielaborò tecniche e princìpi delle scuole tradizionali nel nuovo sistema del jūdō Kōdōkan, iniziando a insegnare a un piccolo gruppo di allievi nell’Eishōji, un tempio buddhista situato nel quartiere di Shitaya, nell’attuale area di Taitō a Tokyo. Il progetto non si limitava all’efficacia nel combattimento, ma attribuiva alla pratica anche una funzione educativa, fisica e morale.
Yamashita si dedicò alla pratica con eccezionale intensità e divenne rapidamente una delle figure più importanti del giovane Kōdōkan, distinguendosi sia come combattente sia, successivamente, come insegnante e promotore del judo.
Una testimonianza pubblicata diversi decenni dopo gli avvenimenti attribuisce al giovane Yoshitsugu Yamashita un temperamento impetuoso e un uso talvolta eccessivo della forza. Il judoka e scrittore britannico E. J. Harrison, che frequentò il Kōdōkan nei primi anni del Novecento, riferì nel 1946 due racconti relativi all’abilità di Yamashita nei combattimenti reali. Secondo Harrison, in una circostanza Yamashita e un altro judoka sarebbero stati assaliti da diciassette lavoratori in un ristorante di Tokyo. Alcuni aggressori avrebbero impugnato coltelli e tre di loro avrebbero riportato la frattura di un braccio. In un secondo episodio Yamashita avrebbe affrontato quindici uomini lungo la stretta scala di un ristorante, neutralizzandoli uno alla volta; uno degli uomini sarebbe morto in seguito alla frattura del collo. Harrison aggiunge che Yamashita fu arrestato e successivamente assolto, ma temporaneamente sospeso dal Kōdōkan per avere impiegato una violenza eccessiva.
Si tratta di racconti tramandati molti anni dopo i fatti e caratterizzati da elementi narrativi difficili da verificare. Devono pertanto essere considerati testimonianze della reputazione acquisita da Yamashita, non cronache contemporanee pienamente documentate.
Secondo una successiva ricostruzione biografica, Yamashita avrebbe contestato il provvedimento disciplinare e sarebbe arrivato a sfidare lo stesso Kanō. Il fondatore del Kōdōkan lo avrebbe allora ammonito sulle conseguenze del ricorso indiscriminato alla violenza, invitandolo a riflettere sul significato più profondo del jūdō.
Il racconto presenta questo confronto come un momento importante nell’evoluzione di Yamashita da combattente impetuoso a praticante maggiormente consapevole delle finalità educative e morali della disciplina.
Yamashita progredì molto rapidamente all’interno del Kōdōkan. Secondo le ricostruzioni biografiche più diffuse, conseguì il primo dan dopo circa tre mesi e raggiunse il quarto dan nell’arco di due anni. La rapidità della sua ascesa, unita all’intensità dell’allenamento e alle sue capacità nel combattimento, contribuì a farne uno dei principali rappresentanti della prima generazione del Kōdōkan.
Il campione del Kodokan
Yoshitsugu Yamashita si affermò rapidamente come uno dei più forti combattenti del giovane Kodokan. Durante la seconda metà degli anni Ottanta dell’Ottocento partecipò ai confronti che opposero gli allievi di Jigorō Kanō ai praticanti delle scuole tradizionali di jūjutsu.
Questi incontri ebbero un ruolo importante nell’affermazione pubblica del Kōdōkan, La loro ricostruzione presenta tuttavia notevoli difficoltà, perché le testimonianze più dettagliate furono pubblicate prevalentemente molti anni dopo gli avvenimenti e non concordano sempre sulle date, sui partecipanti, sugli abbinamenti e sui risultati.
La rivalità fra il Kōdōkan e la Totsuka-ha Yōshin-ryū non sembra pertanto essersi risolta in un’unica sfida perfettamente documentata. Le fonti conservano piuttosto il ricordo di diversi tornei, dimostrazioni e incontri organizzati o patrocinati dalla Polizia Metropolitana di Tokyo durante la seconda metà degli anni Ottanta dell’Ottocento.
La rivalità fra il Kōdōkan e la Totsuka-ha Yōshin-ryū
La cosiddetta rivalità Kōdōkan–Totsuka oppose il nuovo metodo elaborato da Jigorō Kanō a esponenti della Totsuka-ha Yōshin-ryū, una delle più autorevoli tradizioni di jūjutsu attive nell’area di Tokyo e nella vicina prefettura di Chiba.
Non si trattò necessariamente di uno scontro esclusivo fra due organizzazioni rigidamente separate. Agli eventi organizzati dalla polizia parteciparono praticanti appartenenti a diverse scuole, istruttori già impiegati negli ambienti istituzionali ed esponenti del giovane Kōdōkan.
La Polizia Metropolitana di Tokyo cercava in quegli anni sistemi efficaci per la preparazione fisica e l’addestramento degli agenti. I tornei e le dimostrazioni servivano anche a valutare scuole e insegnanti che avrebbero potuto contribuire alla formazione del personale.
Michitsune Mishima, prefetto della Polizia Metropolitana di Tokyo dal 1885 al 1888, viene tradizionalmente associato a questi confronti. Interessato alla riorganizzazione dell’addestramento della polizia, favorì la valutazione di differenti metodi di combattimento, in un ambiente nel quale gli esponenti della Totsuka-ha Yōshin-ryū e di altre scuole tradizionali avevano già acquisito una posizione importante.
La crescente reputazione del Kōdōkan portò quindi i suoi rappresentanti a partecipare a uno o più tornei di arti marziali della Polizia Metropolitana, generalmente indicati come Keishichō bujutsu taikai.
La cronologia dei confronti
Le fonti tramandano due principali riferimenti cronologici: il 1886 e il 1888.
In un ricordo pubblicato nel 1929, Yoshitsugu Yamashita collocò nel febbraio 1886 un importante confronto organizzato dalla Polizia Metropolitana. Secondo il suo racconto, in quella occasione egli affrontò Terushima Tarō, mentre Shirō Saigō e Shizuya Iwanami furono impegnati contro altri rappresentanti delle scuole tradizionali.
Anche una storia del Kōdōkan pubblicata nell’annuario dell’organizzazione nel 1925 ricordava un importante torneo della Polizia Metropolitana nel 1886, durante il quale i giovani allievi di Kanō ottennero risultati che richiamarono l’attenzione sul nuovo metodo.
Altre testimonianze collocano invece nel 1888 il celebre torneo di arti marziali associato al santuario Yayoi. Questa data compare nelle ricostruzioni attribuite a Jigorō Kanō e Tsuneo Tomita, trova un sostegno indiretto nei ricordi di Sakujirō Yokoyama e fu considerata plausibile dallo storico del judo della polizia Sanzō Maruyama.
Yamashita e Itsurō Munakata ricordavano invece il 1886.
La divergenza non obbliga necessariamente a scegliere fra una testimonianza e l’altra. È plausibile che le fonti si riferiscano a manifestazioni differenti o che abbiano sovrapposto episodi distinti. Durante il periodo in cui Mishima guidò la Polizia Metropolitana si svolsero infatti più tornei, dimostrazioni e incontri speciali, alcuni presso strutture della polizia e altri nell’ambito delle manifestazioni marziali collegate al santuario Yayoi.
I ricordi pubblicati a distanza di molti anni potrebbero quindi avere riunito partecipanti e risultati appartenenti a occasioni diverse.
La rivalità Kōdōkan–Totsuka deve essere pertanto ricostruita come una successione di confronti svoltisi soprattutto fra il 1886 e il 1888, e non necessariamente come un solo torneo decisivo del quale sia possibile stabilire con certezza programma, data e risultati completi.
Le regole degli incontri
Non disponiamo di un regolamento completo e contemporaneo delle sfide. Le testimonianze indicano tuttavia che gli incontri potevano essere vinti mediante resa, immobilizzazione, strangolamento o intervento dell’arbitro. In assenza di una conclusione decisiva potevano terminare in hikiwake, cioè in pareggio.
Erano ammesse sia le tecniche di proiezione del tachi-waza sia la lotta a terra del ne-waza. Una proiezione, anche se eseguita con efficacia, non determinava necessariamente la fine del combattimento.
Questo sistema differiva considerevolmente dalle moderne regole agonistiche del judo. Gli incontri potevano continuare dopo la caduta e lasciare ampio spazio alle immobilizzazioni e alle tecniche di sottomissione.
Sakujirō Yokoyama descrisse le sfide interscuola dell’epoca come combattimenti estremamente duri. Il regolamento impiegato negli eventi della Polizia Metropolitana sembra tuttavia essere stato relativamente più controllato, anche perché la polizia intendeva valutare sistemi utilizzabili per immobilizzare e arrestare un avversario.
Le diverse competenze tecniche delle scuole influenzavano l’andamento degli incontri. Gli esponenti del Kōdōkan potevano mostrare una particolare efficacia nelle proiezioni, mentre alcuni praticanti della Totsuka-ha possedevano una maggiore esperienza nella lotta a terra.
Secondo i ricordi attribuiti a Kanō, proprio le difficoltà incontrate da alcuni suoi allievi nel ne-waza contribuirono a rafforzare l’attenzione del Kōdōkan per questo settore della pratica.
I partecipanti
Le fonti associano alla rivalità alcuni dei principali rappresentanti della prima generazione del Kōdōkan.
Fra questi figuravano Yoshitsugu Yamashita, Shirō Saigō, Tsunejirō Tomita e Sakujirō Yokoyama, successivamente ricordati come i quattro grandi campioni o “Guardiani del Kōdōkan”.
Al loro fianco vengono menzionati, a seconda delle testimonianze, Hōken Satō, Itsurō Munakata, Takejirō Yuasa, Bunzō Matsuda, Matsujiro Honda, Katsutarō Oda, Keijirō Kawai, Katsukazu Ōtsubo, Shizuya Iwanami e altri membri del Kōdōkan.
Tra i rappresentanti della Totsuka-ha Yōshin-ryū vengono ricordati Terushima Tarō, Entarō Kōchi, Teisuke Nishimura e Shintarō Katayama.
Alcune ricostruzioni indicano come arbitri Tetsutarō Hisatomi e Yūhachirō Suzuki della Sekiguchi-ryū.
Non è però possibile stabilire se tutti questi praticanti parteciparono alla stessa manifestazione. Alcuni nomi potrebbero appartenere a tornei differenti o a incontri speciali disputati durante lo stesso periodo.
Yamashita contro Terushima Tarō
L’incontro fra Yoshitsugu Yamashita e Terushima Tarō divenne uno degli episodi più conosciuti della rivalità.
Secondo il racconto pubblicato da Yamashita nel 1929, Terushima era uno dei più forti rappresentanti della Totsuka-ha Yōshin-ryū. I due erano di corporatura simile, anche se Terushima era leggermente più anziano e possedeva una notevole esperienza nel combattimento a terra.
Terushima iniziò tentando una tecnica che Yamashita identificò retrospettivamente con ō-uchi-gari. Yamashita riuscì a bloccarla e rispose proiettando l’avversario con una tecnica assimilata a hiza-guruma.
La proiezione non determinò però la conclusione dell’incontro. Terushima rimase a terra, cercando di trasferire il confronto nel ne-waza, settore nel quale riteneva di possedere un vantaggio.
Yamashita lo seguì nella lotta a terra, ma nessuno dei due riuscì a ottenere una tecnica decisiva. L’arbitro pose infine termine al combattimento, che si concluse in pareggio.
L’episodio acquistò grande importanza perché mostrò la capacità di Yamashita di confrontarsi alla pari con uno dei più autorevoli praticanti della scuola rivale. Al tempo stesso, il suo esito evidenzia quanto le sfide dell’epoca fossero tecnicamente complesse e difficili da interpretare attraverso i criteri del judo agonistico moderno.
Alcune narrazioni successive riferiscono anche di un altro confronto nel quale Yamashita avrebbe ottenuto una vittoria su Terushima. Le fonti disponibili non consentono però di stabilire con sicurezza se si trattò di un secondo incontro, di una diversa versione dello stesso episodio o della successiva trasformazione leggendaria della rivalità.
Shirō Saigō contro Entarō Kōchi
Un altro celebre confronto oppose Shirō Saigō del Kōdōkan a Entarō Kōchi della Totsuka-ha Yōshin-ryū.
Kōchi viene descritto come molto più grande e pesante di Saigō. Nonostante la differenza fisica, Saigō riuscì a difendersi dai tentativi di proiezione dell’avversario, sfruttando agilità, equilibrio e capacità di caduta.
Dopo un combattimento prolungato Kōchi cominciò a mostrare segni di stanchezza. Saigō riuscì allora a proiettarlo con la tecnica che le fonti successive avrebbero reso celebre con il nome di yama-arashi.
Kōchi si rialzò e continuò a combattere, ma una seconda proiezione gli provocò un infortunio alla spalla e lo costrinse alla resa.
La vittoria contribuì in maniera decisiva alla reputazione di Saigō e divenne uno degli episodi più celebrati nella storia del primo Kōdōkan.
Gli altri incontri ricordati
Shizuya Iwanami avrebbe affrontato Shintarō Katayama, riuscendo secondo alcune testimonianze a prevalere mediante uno strangolamento applicato in posizione eretta.
Hōken Satō avrebbe combattuto contro Teisuke Nishimura, ottenendo la vittoria.
Katsutarō Oda viene ricordato in un incontro concluso in hikiwake contro un avversario non identificato.
Itsurō Munakata raccontò invece di essere stato inizialmente proiettato dopo avere attaccato con eccessiva sicurezza. Secondo la versione attribuita a Tsuneo Tomita, l’incontro sarebbe proseguito a terra e Munakata avrebbe infine ottenuto la vittoria con uno strangolamento.
Le testimonianze concordano nel descrivere risultati complessivamente favorevoli al Kōdōkan, ma non consentono di ricostruire una tabella completa e definitiva degli incontri.
La tradizione parla spesso di quindici combattimenti, con tredici vittorie e due pareggi per il Kōdōkan. Questa cifra potrebbe riassumere i risultati di più manifestazioni oppure derivare da una sistemazione successiva dei racconti. Deve quindi essere considerata una ricostruzione tradizionale, non il risultato certificato di un unico programma contemporaneo.
L’affermazione del Kōdōkan
I risultati ottenuti nei confronti organizzati durante la seconda metà degli anni Ottanta contribuirono ad accrescere considerevolmente la reputazione del Kōdōkan.
La loro importanza storica non dipende dall’esistenza di una sola giornata nella quale il nuovo judo avrebbe sconfitto definitivamente tutte le scuole tradizionali. L’affermazione del Kōdōkan fu piuttosto il risultato di una successione di prove positive, dimostrazioni pubbliche, confronti tecnici e incarichi istituzionali.
Le vittorie dei suoi rappresentanti mostrarono l’efficacia del metodo elaborato da Kanō. La capacità del Kōdōkan di integrare proiezioni, lotta a terra, allenamento sistematico e finalità educative rese inoltre il judo particolarmente adatto alle esigenze delle istituzioni moderne.
La Polizia Metropolitana cominciò a impiegare istruttori legati al Kōdōkan, mentre la disciplina si diffuse progressivamente nelle scuole, nelle accademie militari e in altre istituzioni pubbliche.
Yamashita continuò a rappresentare il Kōdōkan nei confronti e nelle dimostrazioni fino ai primi anni Novanta, dedicandosi poi in misura crescente all’insegnamento.
L'insegnante del judo
Dopo essersi distinto nei confronti che contribuirono all’affermazione del Kōdōkan, Yoshitsugu Yamashita fu chiamato a insegnare presso la Polizia Metropolitana di Tokyo.
Le fonti collocano l’inizio della sua attività negli ambienti della polizia intorno al 1886, pur utilizzando denominazioni differenti per descrivere il suo incarico. Questa attività rappresentò uno dei primi importanti riconoscimenti istituzionali ottenuti da Yamashita e contribuì alla diffusione del judo Kōdōkan nella formazione degli agenti.
Il suo ingresso nell’insegnamento della polizia appartiene allo stesso contesto storico dei tornei e delle dimostrazioni attraverso i quali il Kōdōkan aveva progressivamente consolidato la propria reputazione. Non dipese necessariamente dall’esito di un singolo combattimento, ma dal prestigio complessivamente acquisito da Yamashita come rappresentante del nuovo metodo.
Negli anni successivi il Kōdōkan lo inviò come istruttore presso l’Accademia Navale Imperiale Giapponese, inizialmente situata a Tsukiji e successivamente trasferita a Etajima.
Insieme a Satō Hōken, Yamashita fu tra i primi maestri incaricati di introdurre sistematicamente il judo nella formazione degli ufficiali della Marina imperiale. Tra gli allievi che ricevettero il suo insegnamento viene ricordato Takeshita Isamu, destinato a diventare uno dei più importanti ammiragli del Giappone e, molti anni dopo, una figura centrale nell’arrivo di Yamashita negli Stati Uniti.
Nel 1889 Fukuzawa Yukichi invitò Yamashita a insegnare presso la Keiō Gijuku. Yamashita divenne il primo istruttore della futura sezione di judo dell’istituzione e contribuì alla diffusione del Kōdōkan all’interno della scuola, destinata a diventare una delle più prestigiose università giapponesi.
Secondo la ricostruzione dello storico Joseph R. Svinth, Yamashita insegnò inoltre presso l’Università Imperiale di Tokyo.
Parallelamente continuò a svolgere attività didattica presso il Kōdōkan e negli ambienti della Polizia Metropolitana, affermandosi come uno dei principali educatori della prima generazione del judo.
Le testimonianze dei suoi allievi e gli scritti a lui attribuiti descrivono un maestro estremamente rigoroso, convinto che disciplina, pratica costante e precisione tecnica costituissero il fondamento della formazione del judoka.
Nel 1903 si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò judo al presidente Theodore Roosevelt, a membri dell’amministrazione statunitense e ai cadetti della United States Naval Academy, contribuendo alla prima diffusione stabile del judo negli Stati Uniti.
Rientrato in Giappone nel 1906, Yamashita tornò a collaborare con il Kōdōkan e proseguì la propria attività didattica presso importanti istituzioni.
È documentata una sua successiva attività presso la Tokyo Higher Normal School (oggi Università di Tsukuba) almeno dal 1917. Insegnò inoltre presso la Polizia del Palazzo Imperiale.
Attraverso questi incarichi continuò a svolgere un ruolo rilevante nella formazione degli insegnanti, dei funzionari di polizia e delle nuove generazioni di judoka, rimanendo una figura autorevole del judo giapponese fino agli ultimi anni della sua vita.
Alcune ricostruzioni tradizionali associano Yamashita allo sviluppo o alla diffusione di hane-goshi. Altre collegano la tecnica a Hajime Isogai, altro importante maestro del primo Kōdōkan. Le fonti disponibili non consentono tuttavia di attribuire con certezza a uno dei due l’invenzione della tecnica.
Il pioniere del judo negli Stati Uniti
Nel 1902 Samuel Hill, uomo d’affari e dirigente ferroviario statunitense, maturò l’idea di far studiare il judo al giovane figlio James Nathan.
Hill aveva visto una dimostrazione della disciplina durante un viaggio d’affari in Giappone e riteneva che essa potesse rafforzare il carattere del ragazzo e trasmettergli gli ideali morali che associava alla classe dei samurai.
Attraverso alcuni conoscenti giapponesi, tra i quali le ricostruzioni successive indicano l’imprenditore di Seattle Masajiro Furuya, Hill entrò in contatto con Kazuyoshi Shibata, allora studente alla Yale University.
Nel febbraio 1903 Shibata gli segnalò Yoshitsugu Yamashita, uno dei più autorevoli insegnanti del Kōdōkan.
Il 21 luglio 1903 Hill scrisse formalmente a Yamashita, offrendosi di sostenere le spese del viaggio per lui e per sua moglie dal Giappone agli Stati Uniti e invitandolo a partire sulla Shinano Maru, prevista in partenza da Yokohama il 22 settembre.
Yamashita rispose il 26 agosto, comunicando che lui e la moglie erano pronti a partire nella data indicata e che sarebbero stati accompagnati da un giovane e abile allievo disposto a viaggiare a proprie spese.
La documentazione successiva identifica i due accompagnatori come Fude Yamashita e Saburō Kawaguchi. Il gruppo si imbarcò da Yokohama il 23 settembre 1903.
La comitiva arrivò a Seattle l’8 ottobre 1903 a bordo della Shinano Maru. Il 17 ottobre Yamashita e Kawaguchi tennero una dimostrazione di judo in un teatro affittato da Hill.
L’esibizione, riservata agli invitati, fu seguita da esponenti della società locale, uomini politici e giornalisti sportivi. Tra i presenti vengono ricordati Mary Hill, suocera di Samuel Hill, e l’ex senatore e segretario alla Guerra Russell A. Alger.
Dopo il soggiorno a Seattle, Hill accompagnò Yamashita e la sua comitiva verso Washington, D.C., dove si trovavano la moglie e il figlio.
Yamashita si stabilì quindi nella capitale già nell’autunno del 1903.
Yamashita e Theodore Roosevelt
A Washington Yamashita entrò in contatto con la Legazione giapponese. Nel marzo 1904 l’addetto navale del Giappone, il comandante Takeshita Isamu, organizzò una sua presentazione al presidente Theodore Roosevelt alla Casa Bianca.
Roosevelt praticava regolarmente attività fisiche come pugilato e lotta e si era già interessato al jūjutsu attraverso William Sturgis Bigelow e il poliziotto statunitense J. J. O’Brien, che aveva studiato in Giappone.
Dopo aver assistito a una dimostrazione delle capacità di Yamashita, Roosevelt cominciò a ricevere lezioni da lui.
Durante marzo e aprile 1904 i due si allenarono più volte, generalmente in un locale al piano terreno della Casa Bianca. Alle lezioni parteciparono anche collaboratori del presidente, tra cui il segretario William Loeb Jr. e Gifford Pinchot.
Il 23 aprile Roosevelt inviò a Yamashita il pagamento per le lezioni impartite a lui e a Pinchot.
Roosevelt mostrò un vivo interesse per il metodo insegnato da Yamashita. Non esistono tuttavia prove contemporanee sufficienti che abbia conseguito una cintura o un grado formale di judo.
Gli allenamenti regolari con Yamashita si concentrarono soprattutto nei mesi di marzo e aprile 1904; in seguito Roosevelt continuò occasionalmente a esercitarsi con alcune delle tecniche apprese.
Il rapporto tra Yamashita e la Casa Bianca proseguì anche successivamente. Il 24 febbraio 1905 il maestro fu nuovamente invitato per una dimostrazione nella quale affrontò uno dei lottatori che si allenavano con Roosevelt.
In una lettera al figlio Kermit, il presidente osservò che il jūjutsu e la lotta occidentale perseguivano finalità differenti: la seconda era uno sport regolamentato, mentre il metodo giapponese era concepito anche per immobilizzare, ferire o rendere inoffensivo un avversario.
L’insegnamento all’Accademia Navale
Nel gennaio 1905 Yamashita iniziò a insegnare judo presso la United States Naval Academy di Annapolis. Il corso era frequentato da circa venticinque cadetti.
Tra i suoi allievi figuravano Robert L. Ghormley, futuro ammiraglio e comandante delle forze navali alleate nel Pacifico meridionale; Schuyler F. Heim, destinato a raggiungere il grado di commodoro; Riley F. McConnell, futuro capitano, capo di stato maggiore della Flotta asiatica e decorato con la Navy Cross; e William B. Piersol, che intraprese una carriera nell’ingegneria navale e tornò in servizio come comandante durante la Seconda guerra mondiale.
Nel marzo 1905 i quattro cadetti parteciparono, insieme a Yamashita e al suo assistente Kitagaki, a una dimostrazione pubblica di judo.
Al termine del primo periodo didattico l’incarico non fu inizialmente rinnovato. Roosevelt intervenne però presso il Dipartimento della Marina, favorendo il ritorno di Yamashita, che continuò a insegnare presso l’Accademia durante la prima metà del 1906.
L’insegnamento alle donne
Durante il soggiorno negli Stati Uniti Yoshitsugu Yamashita e sua moglie Fude contribuirono anche alla diffusione del judo e del jūjutsu tra le donne dell’alta società americana.
Fude ebbe un ruolo particolarmente importante nell’insegnamento femminile, in un periodo nel quale il jūjutsu cominciava a essere presentato negli Stati Uniti anche come strumento di educazione fisica e autodifesa.
Nel 1904 diresse una classe femminile organizzata da Martha Blow Wadsworth, sorella della pioniera del kindergarten Susan Blow.
Tra le partecipanti figuravano Maria Louise “Hallie” Davis Elkins, moglie del senatore Stephen Benton Elkins, e sua sorella Grace Davis Lee, insieme ad alcune delle loro figlie.
L’attività dei coniugi Yamashita negli Stati Uniti ebbe un rilevante valore pionieristico. Le dimostrazioni pubbliche, le lezioni impartite a Roosevelt, l’insegnamento presso l’Accademia Navale e i corsi rivolti alle donne contribuirono a far conoscere il judo negli ambienti politici, militari ed educativi statunitensi.
La presenza di Yamashita favorì inoltre una più ampia curiosità verso la cultura marziale giapponese e preparò il terreno all’arrivo di altri insegnanti del Kōdōkan negli Stati Uniti.
Gli ultimi anni e l’eredità di Yoshitsugu Yamashita
Yoshitsugu Yamashita tornò in Giappone alla fine dell’anno accademico 1906, dopo quasi quattro anni di permanenza negli Stati Uniti.
Dopo il ritorno riprese le proprie attività di insegnamento e promozione del judo presso il Kōdōkan e diverse istituzioni giapponesi.
Nel 1913 fu nominato presidente del neonato Dai Nippon Shidōkai, un’organizzazione costituita per coordinare i dōjō privati e porre un freno all’attribuzione indiscriminata dei gradi.
La gestione operativa fu affidata a Takahashi Kazuyoshi, che ricoprì la carica di direttore generale. L’associazione sembra essere rimasta fortemente legata alla figura di Yamashita e si dissolse dopo la sua morte.
Il Torite no Kata della Polizia Metropolitana
Con l’approvazione di Jigorō Kanō, Yamashita partecipò anche a uno studio dedicato alle tecniche di controllo e arresto destinate alla Polizia Metropolitana di Tokyo.
Il lavoro portò nel 1924 alla definizione di un Torite no Kata, sviluppato insieme a un gruppo di esperti del judo Kōdōkan appartenenti alla forza di polizia.
Il kata era destinato alla difesa personale e all’addestramento professionale degli agenti. Comprendeva tecniche di controllo delle articolazioni, leve alle dita, colpi diretti ai punti vulnerabili e altri movimenti che conservavano elementi del judo antico e del koryū jūjutsu. Oggi, tuttavia, è caduto in disuso.
Il sistema venne descritto nell’opera conosciuta come Keishichō Jūdō Kihon Torite no Katachi, traducibile come “Forme fondamentali delle tecniche di cattura del judo della Polizia Metropolitana”.
Yamashita contribuì allo studio e firmò la prefazione del volume, sviluppato dal Dipartimento di Polizia Metropolitana di Tokyo, Divisione Pianificazione, è scritto da Keishicho Keimubu Kikakuka, con Kimi Mizuya come curatore.
Il seguente video mostra solo 15 delle 24 tecniche del Torite No Kata, adattate per l’esposizione finale alla Fiera Internazionale di Arte e Cultura Orientale di Valencia, Spagna.
I filmati storici
Sono sopravvissuti alcuni rari filmati nei quali Yamashita appare nell’esecuzione dei kata del judo.
Uno dei documenti più conosciuti mostra Jigorō Kanō e Yoshitsugu Yamashita nell’esecuzione del Koshiki no Kata durante una dimostrazione al Palazzo Imperiale di Tokyo nel 1929.
Il Koshiki No Kata è un kata di judo che rappresenta le tecniche di combattimento dei samurai in armatura, originariamente sviluppato dalla scuola di jujutsu Kito-ryu e successivamente adottato dal Kodokan judo.
Questo video offre uno sguardo unico sulla maestria e l’abilità di due grandi maestri del judo. I due filmati si riferiscono entrambi al Koshiki No Kata e sono stati ripresi sia a velocità normale (il primo) che al rallentatore (il secondo).
Un altro raro filmato mostra Kanō e Yamashita nell’esecuzione del Jū no Kata, forma dedicata ai princìpi di flessibilità, adattamento e controllo del movimento.
I due video seguenti mostrano il Koshiki No Kata e il Nage No Kata.
Nell’esecuzione del Koshiki No Kata appare abbastanza chiaro che tori è Yoshitsugu Yamashita mentre uke dovrebbe essere Nagaoka Hideichi.
Mentre per il Nage No Kata tori dovrebbe essere sempre Yamashita mentre crediamo di riconoscere Isogai Hajime come uke ma non ne siamo certi.
Il cinquantesimo anniversario del Kōdōkan
Nel novembre 1934, Yoshitsugu Yamashita partecipò alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del Kodokan, tenutesi a Tokyo pochi giorni prima del 27 novembre.
La cerimonia riunì alcune delle più importanti personalità del judo giapponese. Vi prese parte un principe della Casa imperiale, mentre l’imperatore inviò un dono in denaro. Fu letto un messaggio del primo ministro e il ministro dell’Istruzione pronunciò un discorso.
La judoka britannica Sarah Mayer, presente alla celebrazione e coinvolta personalmente nelle dimostrazioni, descrisse come particolarmente commovente il momento in cui Yamashita, da lei definito «l’allievo più anziano», si presentò davanti a Jigorō Kanō.
Con l’avanzare dell’età Yamashita aveva perduto la voce e il suo discorso dovette essere letto da un’altra persona. Mater osservò quanto dovesse essere significativo per Kanō e Yamashita, ormai anziani, assistere al successo raggiunto dal judo dopo tanti anni di lavoro.
La partecipazione alla cerimonia viene generalmente considerata una delle ultime importanti apparizioni pubbliche di Yamashita.
In una lettera a Gunji Koizumi datata 27 novembre 1934, Sarah Mayer raccontò:
«Era presente uno dei principi imperiali e l’imperatore inviò un dono in denaro. Fu letto un messaggio del primo ministro e il ministro dell’Istruzione pronunciò un lungo discorso. Erano presenti tutti i più famosi judoka e vi fu una scena piuttosto commovente quando il signor Yamashita, l’allievo più anziano, si fece avanti. Con l’avanzare degli anni aveva perduto la voce e un’altra persona dovette leggere il suo discorso al suo posto; ma, mentre si trovava di fronte al professor Kanō, non potei fare a meno di pensare ai lunghi anni durante i quali questi due uomini, ormai così anziani, avevano lottato per rendere popolare il judo, e a quale giornata meravigliosa dovesse essere per loro, vissuti abbastanza a lungo da assistere a un risultato tanto straordinario. Terminati i discorsi, celebri maestri dimostrarono splendidi kata; il professor Kanō aveva dedicato tre alberi ai suoi tre maestri e il momento più divertente fu offerto da un incontro fra me e il signor [Kaichirō] Samura, che ebbe la cortesia di avere la peggio».
Il primo 10° dan del Kōdōkan
Yoshitsugu Yamashita morì il 26 ottobre 1935, all’età di settant’anni.
La morte di Yoshitsugu Yamashita fu un grande lutto per il mondo del judo e per il Giappone, che perse uno dei suoi più grandi maestri e ambasciatori. Yamashita fu commemorato dal Kodokan con una cerimonia funebre.
Il Kōdōkan conferì il decimo dan mediante un certificato emesso da Jigorō Kanō e datato 24 ottobre 1935, due giorni prima della sua morte.
Yamashita fu il primo judoka a ricevere il grado di decimo dan del Kōdōkan.
Il riconoscimento coronò una carriera iniziata negli anni pionieristici della scuola e proseguita attraverso l’attività agonistica, l’insegnamento presso importanti istituzioni giapponesi, la diffusione del judo negli Stati Uniti e il lungo contributo allo sviluppo tecnico ed educativo della disciplina.
Yamashita fu uno dei principali collaboratori di Jigorō Kanō e uno dei protagonisti dell’affermazione del judo durante il periodo Meiji.
La sua eredità è legata non soltanto alle imprese dei primi anni del Kōdōkan, ma soprattutto alla capacità di trasformarsi da combattente impetuoso in insegnante, educatore e ambasciatore internazionale del judo.
Passaggi di grado di Yoshitsugu Yamashita
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Data
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Grado
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Età
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Agosto 1884
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Ingresso al Kodokan
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19 anni
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Novembre 1884
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1° Dan
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19 anni
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Giugno 1885
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2° Dan
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20 anni
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Settembre 1885
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3° Dan
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20 anni
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Maggio 1886
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4° Dan
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21 anni
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Gennaio 1893
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5° Dan
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27 anni
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Gennaio 1898
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6° Dan
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32 anni
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Ottobre 1904
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7° Dan
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39 anni
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Marzo 1920
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8° Dan
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55 anni
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Aprile 1930
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9° Dan
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65 anni
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Ottobre 1935
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10° Dan
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70 anni
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Fonti e bibliografia
Documentazione relativa alla famiglia Yamashita e a Odawara
- Gokachū senzo narabi ni shinruigaki (御家中先祖並親類書), documento compilato nel 1862; trascrizione pubblicata in 御家中先祖並親類書 4, Biblioteca municipale di Odawara, 1994, p. 317. Contiene informazioni genealogiche e amministrative su Yamashita Kihachirō e Yamashita Katsugorō.
- Odawara hanshi shimeiroku (小田原藩士氏名録), in Odawara Yūshinkai enkaku (小田原有信会沿革), Odawara Yūshinkai, 1939. Registra Yamashita Katsugorō fra i vassalli residenti a Odawara e identifica Yoshitsugu come suo figlio, successivamente trasferitosi a Tokyo.
- 神奈川県百科事典刊行会(編), Kanagawa-ken hyakka jiten (神奈川県百科事典 本編), Daiwa Shobō, 1983, p. 848. Descrive Yamashita come nato a Odawara e figlio maggiore del vassallo Yamashita Katsugorō.
Kōdōkan e biografie giapponesi
- 本橋端奈子 (Motohashi Hanako), «講道館柔道十段物語 第1回 講道館最初の十段 山下義韶», Jūdō (柔道), Kōdōkan, aprile 2009, pp. 10–18. Documento del Kōdōkan.
- Kotobank, voce «Yamashita Yoshitsugu» (山下義韶), derivata da repertori biografici giapponesi.
- Kōdōkan Judo Institute, «山下義韶», 講道館柔道殿堂. Profilo biografico ufficiale.
- 富田常雄 (Tomita Tsuneo), Kōdōkan: Sugata Sanshirō yowa (講道館―姿三四郎余話), Shunpōdō, 1955, pp. 81–82. Catalogo digitale NDL.
- 富田常雄 (Tomita Tsuneo), Sugata Sanshirō no techō: Jūdō sōseiki (姿三四郎の手帖―柔道創生記), Shunpōdō, 1958, p. 135. Catalogo digitale NDL.
- 加来耕三(編), 日本武術・武道大事典, 勉誠出版, 2015, p. 479. Scheda bibliografica NDL.
- 嘉納行光ほか(監修)・柔道大事典編集委員会(編), 柔道大事典, アテネ書房, 1999, p. 406. Scheda bibliografica Shōwakan.
- 山下与喜弥, «父山下義韶十段を語る», 柔道, 43(7), Kōdōkan, luglio 1972, pp. 18–20. Catalogo digitale NDL.
- 松本芳三, «十段物語 山下義韶氏の巻», 柔道, 60(10), Kōdōkan, ottobre 1989, pp. 7–8. Catalogo digitale NDL.
Fonti relative a Ishikawa e Kanazawa
- 石川県柔道連盟(編), Ishikawa-ken Jūdō Renmei sōritsu 50-shūnen kinenshi (石川県柔道連盟創立50周年記念誌), 1999, pp. 78–79. Ricorda l’attività di Yamashita e Yokoyama presso la polizia di Ishikawa, senza indicare Yamashita come originario della regione.
- 石川県体育協会創立50周年記念史編集委員会(編), Sports Ishikawa no ayumi (スポーツ石川のあゆみ), 1998, p. 468.
- 古川脩 (Furukawa Osamu), Kaga hanshi ninbetsuchō, vol. I (加賀藩士人別帳 上巻), 1997, pp. 271–272.
- Kadokawa Nihon seishi rekishi jinbutsu daijiten 17: Ishikawa-ken (角川日本姓氏歴史人物大辞典 17), Kadokawa Shoten, 1998, pp. 169 e 471–472.
- Kanazawa-shi shi (金沢市史), volumi consultati nella Collezione digitale della Biblioteca nazionale della Dieta.
Fonti occidentali da verificare
- Tomita Tsuneo, «Histoire du Judo», Revue Judo Kodokan, vol. 12, n. 5, novembre 1962. Fonte indicata da successive pubblicazioni occidentali per la variante Kanazawa, ma non ancora consultata direttamente.
- John Stevens, The Way of Judo: A Portrait of Jigoro Kano and His Students, Shambhala, 2013, p. 127.
Strumenti di ricerca
- 国立国会図書館レファレンス協同データベース, «柔道家である山下義韶の著書や人物に関する本を読みたい». Scheda e bibliografia tematica.
Nota metodologica
Per accertare la provenienza di Yoshitsugu Yamashita sono stati confrontati repertori biografici giapponesi, documenti relativi ai vassalli del dominio di Odawara, storie locali, pubblicazioni del Kōdōkan, registri dei samurai della regione di Kaga e materiali dedicati alla storia del jūdō nella prefettura di Ishikawa.
Le fonti documentarie e biografiche giapponesi consultate convergono nell’indicare Odawara. Non è stato invece individuato alcun documento locale giapponese che identifichi Kanazawa o la prefettura di Ishikawa come luogo di nascita o provenienza familiare di Yamashita.
Ringraziamenti
MartialNet ringrazia le numerose biblioteche, istituzioni culturali, organizzazioni sportive ed enti giapponesi che hanno cortesemente risposto alle nostre richieste, fornendo indicazioni bibliografiche, riferimenti documentari e suggerimenti utili alla revisione di questa biografia.








